La moratoria di un anno riguarda sei municipi che producono quasi un terzo del solare statale

Lo scorso 11 maggio, con 99 voti a favore e 43 contrari, la Camera del Connecticut ha approvato la legge HB 5340 che mette una pausa di un anno all’installazione di pannelli solari nei comuni dove la presenza di impianti ha superato una certa soglia. Il Senato ha fatto lo stesso con 27 sì e 9 no. Non è un divieto assoluto: lo stop riguarda i terreni non commerciali e non industriali, e si applica solo alle città che hanno più del 5,5 per cento di superficie coperta da solare, o a quelle contigue a nord che superano il 2 per cento. In pratica, sei municipi. Quelli che da soli producono quasi un terzo dell’energia solare su scala di rete dello Stato.

La legge è figlia di una tensione che covava da mesi nei territori. Da una parte l’agenda della transizione energetica, dall’altra comunità che si sono sentite travolte. E così mentre alcune amministrazioni ottengono il sollievo che chiedevano, lo Stato trova i voti per approvare anche un altro provvedimento: la riautorizzazione degli incentivi solari sui tetti fino al 2035. La transizione, in Connecticut, va a due velocità. E lascia indietro chi non può aspettare.

Lo stop che divide il Connecticut

La moratoria scatta in un arcipelago di comuni che sono diventati, nel giro di pochi anni, la spina dorsale del solare statale. Il meccanismo è chirurgico: basta che una città superi la soglia del 5,5 per cento di territorio occupato da pannelli, e trascina nel blocco anche quella immediatamente a nord, purché abbia almeno il 2 per cento di copertura. L’effetto è un congelamento selettivo, pensato per dare respiro proprio dove la concentrazione è più alta.

Ma la legge HB 5340 non è solo uno stop. Dentro c’è anche una richiesta precisa: la DEEP, il dipartimento statale per l’energia e l’ambiente, dovrà lavorare insieme a una platea ampia di soggetti – dal Dipartimento dell’Agricoltura al Consiglio per la Qualità Ambientale, passando per i sindacati edili, le associazioni dei comuni e le organizzazioni ambientaliste – per elaborare raccomandazioni che portino a una distribuzione più equa del solare in tutto lo Stato. È un’ammissione implicita: il modello attuale non funziona per tutti. Qualcuno paga un prezzo più alto, in termini di perdita di spazi aperti e carattere rurale, mentre i benefici restano diffusi.

E qui scatta il paradosso. La stessa settimana in cui la Camera bloccava i grandi impianti in alcune aree, i legislatori votavano il rinnovo degli incentivi per il solare sui tetti fino al 2035. Il messaggio è bifronte: da una parte si dice basta al fotovoltaico che mangia territorio, dall’altra si spinge perché ogni proprietario di casa metta i pannelli sul tetto. Ma la pausa sui grandi impianti è solo un lato della medaglia: per i proprietari di casa, la corsa al solare si complica.

Vite stravolte e incentivi dimezzati

Se la moratoria vuole dare respiro a comunità come East Windsor, il fotovoltaico residenziale racconta un altro tipo di soffocamento. East Windsor è diventata il simbolo di uno sviluppo che molti residenti non riconoscono più come proprio. Lo scorso aprile, durante una visita del governatore Lamont a un impianto solare locale, il senatore Saud Anwar ha messo in parole quello che diversi abitanti pensano: «Stiamo vedendo che qualcosa nata con un buon proposito sta sopraffacendo la nostra comunità». Le campagne di East Windsor, dicono i cittadini, sono state inondate di pannelli solari. Hanno preso il posto delle fattorie, portato rumore e altri problemi che hanno alterato il carattere rurale del paese.

Non è solo East Windsor. I sei comuni interessati dalla moratoria – di cui East Windsor è il caso più citato – producono insieme quasi un terzo di tutta l’energia solare su scala di rete del Connecticut. Uno squilibrio che ha reso politicamente inevitabile la pausa di un anno. Ma se questa sospensione risponde a un disagio reale, la riautorizzazione degli incentivi per i tetti rischia di creare un ingorgo diverso. Il tetto di bilancio fissato a 85 milioni di dollari, secondo quanto riportato da PV Magazine, potrebbe costringere i proprietari di casa a uno scenario di attesa: chi vuole installare i pannelli dovrà mettersi in fila e aspettare il via libera delle autorità di regolamentazione. È Environment Connecticut a descriverlo come uno scenario da «wait in line». Con un budget contingentato, gli incentivi diventano un bene a disponibilità limitata. Non un diritto, ma un permesso da conquistare.

Così il solare in Connecticut assume contorni sempre più netti: un privilegio per chi può permettersi di aspettare, o un peso per chi lo subisce senza alternative. Chi abita nei comuni saturi di pannelli a terra vede il paesaggio cambiare e la qualità della vita scendere. Chi vorrebbe entrare nel gioco del fotovoltaico domestico scopre che il denaro pubblico non è infinito, e che la transizione può essere una questione di tempi e di fortuna. La legge HB 5340 e il rinnovo degli incentivi, presi insieme, sono una fotografia esatta di questa tensione.

E ora? L’ombra di un’altra strada

In Alabama un tentativo simile è naufragato su un ostacolo procedurale. All’inizio di aprile, il disegno di legge SB 354 era stato approvato dal Senato statale per vietare per un anno la costruzione e l’operatività di nuovi impianti solari. Ma non è riuscito a superare uno sbarramento procedurale di fine sessione, e la moratoria è rimasta lettera morta. In Connecticut la partita è andata diversamente: la pausa è legge, firmata e operativa. Ma è una pausa, appunto. Non uno stop definitivo.

Ora tocca alla DEEP e ai soggetti coinvolti nel tavolo di lavoro previsto dalla norma. Dovranno partorire raccomandazioni per distribuire meglio il solare, evitando che poche aree si accollino tutto il peso della transizione. Per i residenti dei comuni colpiti si apre un anno di respiro, ma senza garanzie su cosa succederà dopo. E per i cittadini che aspettano il via libera sotto il tetto degli 85 milioni, la domanda resta: quanto è lunga la fila?

Mentre il DEEP prepara le sue raccomandazioni per una distribuzione più equa, una domanda resta sospesa: la moratoria di un anno basterà a ripensare il solare senza spegnerlo, o sarà solo una parentesi prima di nuovi squilibri?