Il divario con l’Italia dipende dagli oneri di sistema e dalla burocrazia, non dalla geografia
A inizio ottobre 2026, a poco più di due mesi dall’uscita del numero di luglio-agosto di QualEnergia, il bimestrale di Legambiente e Kyoto Club dedicato alle politiche energetiche, i numeri non si sono raffreddati. La rivista, nata agli inizi degli anni Ottanta e rilanciata nel 2003, raccontava un’estate in cui Parigi apriva un’area di balneazione sorvegliata nel Canal Saint-Martin durante il caldo estremo, con la città sotto allerta rossa e temperature vicine ai 40 gradi Celsius. Non era soltanto un fatto meteorologico: era la rappresentazione concreta di un’Europa che corre a velocità diverse sulla transizione energetica.
Il confronto più netto arriva da Ember. Già nella prima metà del 2025, secondo l’analisi di Ember, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Spagna erano inferiori del 32% rispetto alla media dell’Unione europea. Non è tutto: risultavano almeno il 30% più bassi che in qualunque paese europeo con un grande parco di centrali a gas, come l’Italia o la Germania. Un divario che non si spiega con la fortuna geografica, ma con scelte di sistema.
La Spagna corre, l’Italia frena
Il paradosso è tutto qui: un Paese europeo riesce a pagare l’elettricità all’ingrosso molto meno della media Ue, mentre l’Italia resta prigioniera dei propri costi. La causa principale dell’alto costo, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, sono gli oneri di sistema: voci che si sommano al costo dell’energia e che costituiscono un notevole ostacolo alla competitività delle imprese. Non è un dettaglio tecnico. È il motivo per cui un’azienda italiana parte svantaggiata rispetto a una concorrente spagnola prima ancora di accendere i macchinari.
Il numero di luglio-agosto ha messo in parallelo il successo del modello spagnolo e la paralisi burocratica italiana, segnalando che il freno non è soltanto tariffario ma anche amministrativo. Ma se in Spagna la formula ha funzionato, perché l’Italia non la copia? La risposta sta proprio negli oneri e nella burocrazia, e si traduce in un conto che arriva ogni mese.
Il conto del Brent a 140 dollari
Il paradosso spagnolo non è un esercizio accademico. È il preludio a un salasso che le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio rendono concreto. Se nel 2027 la quotazione del Brent si stabilizzasse a 140 dollari al barile, le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio indicano che l’inflazione subirebbe un’accelerazione di 0,7 punti percentuali, toccando il 3,7%. Un aumento che non resterebbe confinato nei listini energetici, ma si propagherebbe all’intero paniere di spesa.
L’impatto non sarebbe uniforme. I consumi delle famiglie subirebbero una contrazione di circa 6,5 miliardi di euro complessivi, pari a 250 euro reali per nucleo familiare, e la crescita del PIL si ridurrebbe allo 0,6%. Tradotto: le famiglie pagherebbero il conto in termini di potere d’acquisto, mentre le imprese, già gravate dagli oneri di sistema che ne ostacolano la competitività, si troverebbero a fronteggiare una domanda interna più debole. È un doppio colpo: costi più alti da un lato, mercato più stretto dall’altro.
Ma l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Le famiglie perdono 250 euro reali, le imprese perdono competitività. E poi? Il 2027 non è lontano, e il Brent a 140 dollari non è uno scenario astratto: è una variabile capace di cambiare i consumi, i bilanci delle famiglie e le prospettive di crescita.
L’inerzia politica e l’occasione dell’AI
Il numero di luglio-agosto non offre scorciatoie. Come riassunto dalla Nuova Ecologia, mette in fila l’intelligenza artificiale tra rivoluzione cognitiva e impronta ecologica, il successo del modello spagnolo contro la paralisi burocratica italiana, il debunking dei costi del nucleare e l’inerzia politica che frena la transizione. L’AI, in particolare, non è solo un fattore di consumo: può efficientare il settore energetico fornendo servizi di rete e previsionali particolarmente utili alle fonti rinnovabili. Ma si tratta di potenzialità, non di un piano già scritto.
Quale leva verrà spinta per prima? E chi la spingerà prima che il 2027 arrivi? Il magazine pone la questione, ma la risposta resta sospesa tra analisi e decisioni che non arrivano. Il 2027 non è lontano: con il Brent a 140 dollari, l’inflazione al 3,7% e 250 euro reali in meno per nucleo familiare, la vera domanda è se la politica energetica italiana passerà dalle analisi alle decisioni.




