Il preavviso di quasi cinque anni è un riconoscimento delle difficoltà logistiche delle scuole

Quasi cinque anni. Tanto è passato — e tanto manca — tra la firma della legge H7342, il 18 giugno 2024, e il gennaio 2029, quando ogni scuola del Rhode Island dovrà mandare i propri scarti alimentari fuori dal ciclo dei rifiuti. Il governatore Dan McKee l’ha firmata in un giorno d’estate di due anni fa. L’obbligo scatterà fra due anni e mezzo. Un lasso di tempo che pochi settori si vedono concedere, e che ora si misura in una corsa silenziosa fatta di bandi, progetti pilota e infrastrutture ancora da costruire.

Il conto alla rovescia: 2029

Il punto non è tanto l’obbligo in sé — il Rhode Island aveva già introdotto un divieto di smaltimento dei rifiuti organici per i grandi produttori — quanto la sua estensione. A partire da gennaio 2029, le istituzioni educative dovranno deviare i propri rifiuti alimentari indipendentemente dalla distanza da un impianto di compostaggio o digestione anaerobica. Il «regardless» è la parola chiave: non ci saranno scappatoie geografiche. Ogni scuola, ovunque si trovi, dovrà trovare una destinazione diversa dalla discarica per gli scarti della mensa.

La via normativa: dal 2016 a oggi

La legge non è nata dal nulla. Il primo tassello risale al 2016, quando lo Stato ha introdotto il divieto di smaltimento dei rifiuti organici per i grandi produttori. Un anno dopo, nel 2017, il Rhode Island Food Policy Council — parte di una rete di circa 300 consigli per le politiche alimentari negli Stati Uniti — ha iniziato a seguire più attivamente le questioni relative ai rifiuti, in coincidenza con la pubblicazione della prima strategia alimentare dello Stato.

Da allora il percorso normativo è stato lento ma lineare: prima i grandi generatori, poi un’estensione progressiva fino ad arrivare, con la firma di H7342 nel giugno 2024, alle istituzioni educative. Il preavviso di quasi cinque anni non è un dettaglio tecnico: è il riconoscimento implicito che le scuole non sono un’industria alimentare. Hanno bilanci ridotti, personale limitato e una missione che non include la gestione dei rifiuti. Dare loro tempo era necessario quanto l’obbligo stesso.

750.000 dollari per le elementari

Ma il tempo da solo non basta. Ed è qui che entrano in gioco i finanziamenti. Il Rhode Island School Recycling Project ha ottenuto sovvenzioni da 750.000 dollari — erogate attraverso la Rhode Island Foundation — per aiutare ogni scuola elementare dello Stato ad avviare programmi di riciclaggio dei rifiuti alimentari guidati dagli studenti.

L’importo va letto nella giusta scala: non è una cifra enorme in termini assoluti — nel bilancio di uno Stato si parla di decimali — ma distribuita su decine di scuole elementari rappresenta un moltiplicatore operativo. Ogni dollaro serve a comprare contenitori, formare insegnanti, organizzare la logistica della raccolta. E soprattutto a costruire un’abitudine: quella di separare gli scarti alla fonte, nel momento stesso in cui si consuma il pasto.

Il fatto che i programmi siano guidati dagli studenti non è una formula di facciata. Significa che la responsabilità della selezione — cosa finisce nel compost, cosa no — passa in parte ai bambini, con un effetto che va oltre la mensa e si riverbera sulle famiglie. È una leva educativa prima ancora che logistica.

La domanda ora è se questi 750.000 dollari basteranno. Il progetto copre le elementari, ma l’obbligo del 2029 riguarda tutte le istituzioni educative. Medie, superiori, college: per loro il percorso è ancora tutto da scrivere. E i due anni e mezzo che restano, nella migliore delle ipotesi, serviranno a replicare il modello su una scala molto più ampia. Nella peggiore, a chiedere una proroga.

Per capire come andrà a finire bisognerà guardare ai prossimi bandi di finanziamento e ai primi report che arriveranno dalle scuole pilota. Non alle dichiarazioni di intenti. Il 2029 si deciderà lì, in quei documenti amministrativi che dicono — numeri alla mano — se la macchina sta girando o se il preavviso di cinque anni non è bastato.