La moratoria sulla caccia commerciale del 1985 ha permesso la ripresa della specie
In questi giorni, un gruppo di ricercatori scruta l'orizzonte dalla baia di Guanabara, a due passi da Rio de Janeiro. Gli scienziati del Progetto Megattere sono nel pieno di una spedizione cominciata il 26 giugno e che andrà avanti fino al 9 luglio, con un obiettivo preciso: studiare il comportamento, la taglia e lo stato di salute delle megattere che sempre più numerose frequentano queste acque. Non è un miracolo, ma la conseguenza diretta di una scelta fatta quasi quarant'anni fa, quando il mondo decise che uccidere balene a fini commerciali non aveva più senso.
Una spedizione in corso
La spedizione in corso in questi giorni nella baia di Guanabara non è solo un'operazione di ricerca scientifica: è il termometro di una rinascita che fino a pochi decenni fa sembrava impossibile. I ricercatori raccolgono dati sulle rotte migratorie, sui comportamenti sociali e sulle condizioni fisiche degli animali, approfittando di una finestra temporale in cui la presenza di megattere è particolarmente intensa. La baia, che negli anni della crisi ambientale era diventata un simbolo di degrado, oggi ospita un numero crescente di questi cetacei, attratti da acque che stanno lentamente tornando vivibili.
Ma come si è arrivati a questo risultato? La risposta sta in una decisione che all'epoca fece discutere non poco, e che oggi possiamo leggere come uno dei rari casi in cui la politica internazionale ha davvero centrato l'obiettivo.
Numeri di un ritorno
Per capire la portata del recupero bisogna tornare indietro di sessant'anni. Entro gli anni Sessanta la popolazione mondiale di megattere era crollata a circa 5.000 esemplari. La caccia indiscriminata aveva falcidiato branchi interi. Già prima del 1985, anno in cui entrò in vigore il divieto di caccia commerciale, le popolazioni di megattere erano state gravemente ridotte ovunque. Fu nel 1982 che la Commissione Baleniera Internazionale prese la decisione chiave: una moratoria completa a partire dalla stagione 1985/1986. Non fu unanime, e diversi paesi continuarono a opporsi, ma il segnale politico fu abbastanza forte da cambiare la traiettoria.
I risultati, a distanza di quattro decenni, sono misurabili. Secondo Enrico Marcovaldi, la popolazione di megattere al largo di Rio de Janeiro è passata da circa 2.000 a circa 35.000 esemplari in circa quarant'anni. Un balzo che nessuno, all'epoca del divieto, avrebbe osato ipotizzare. Su scala globale i numeri raccontano una storia analoga: oggi si stimano circa 135.000 megattere in tutto il mondo, una cifra che non riporta la specie ai livelli pre-industriali ma che rappresenta una ripresa parziale tutt'altro che scontata.
Il punto non è solo biologico. Se proteggere le balene conviene alla biodiversità, la domanda successiva è inevitabile: può convenire anche all'economia? I dati dicono di sì, e in modo piuttosto netto.
Balene che valgono oro
Il whale watching genera ogni anno circa 2,1 miliardi di dollari in entrate turistiche in tutto il mondo e impiega qualcosa come 13.000 lavoratori. Sono cifre che trasformano la tutela in un settore economico vero, fatto di guide, operatori turistici, piccole imbarcazioni, strutture ricettive e indotto locale. Una megattera viva, in altre parole, produce reddito anno dopo anno; una megattera uccisa produceva un guadagno una tantum, e neppure così elevato se paragonato ai numeri attuali del turismo naturalistico.
Per le comunità costiere che hanno saputo investire in questo tipo di offerta, il ritorno economico è concreto e misurabile. Non servono grandi infrastrutture né investimenti miliardari: bastano barche adeguate, personale formato e una popolazione di cetacei in salute. La baia di Guanabara e altre aree del litorale brasiliano stanno diventando un laboratorio di questa transizione, in cui la conservazione non è più percepita come un vincolo ma come una leva di sviluppo. Certo, non tutte le località costiere possono replicare il modello allo stesso modo, ma la direzione è chiara: investire nella tutela paga.
La lezione che arriva da Rio de Janeiro è tanto semplice quanto rara nel dibattito ambientale: una scelta coraggiosa fatta quasi quarant'anni fa ha riportato le megattere dove non si vedevano più, e oggi quelle stesse balene alimentano un'economia che dà lavoro a migliaia di persone. Non c'è nulla di scontato in questo percorso, ma c'è la prova che quando le regole sono ben disegnate e fatte rispettare, l'ambiente e il portafoglio possono camminare nella stessa direzione. Per chi vive di turismo lungo le coste, guardare all'orizzonte e avvistare una coda che emerge dall'acqua non è solo uno spettacolo: è una voce di bilancio.




