La ZES unica si è scontrata con lo Statuto speciale della Sardegna in materia paesaggistica
147 giorni di autorizzazione
147 giorni. Tanto è durata l’autorizzazione unica n. 74 per il progetto Tavolara Bay, sul promontorio di Cala Finanza, rilasciata il 6 febbraio 2026 e revocata ieri dal Governo. E non è stata l’unica: il giorno prima, lo stesso esecutivo aveva ritirato l’Autorizzazione Unica per l’intervento di Villa Joy, sempre nel comune di Loiri Porto San Paolo.
Il filo che lega i due provvedimenti è la deliberazione del Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo, che costituiva il presupposto giuridico di entrambe le autorizzazioni. Quando il Comune ha ritirato quella delibera, il castello procedurale si è sgretolato: senza il via libera municipale, il Governo non aveva alternative alla revoca. Una catena di atti amministrativi spezzata nel giro di ventiquattr’ore, che ha riportato Cala Finanza al centro del dibattito nazionale.
Ma perché due progetti apparentemente autorizzati vengono bloccati all’improvviso, a pochi mesi dal rilascio dei permessi? La cronaca amministrativa racconta solo la superficie di uno scontro più profondo, che riguarda l’equilibrio tra lo sviluppo economico del Mezzogiorno e l’autonomia regionale sarda in materia di tutela del paesaggio.
La scorciatoia che non c’era
La risposta sta nel braccio di ferro tra Roma e la Regione Sardegna. La ZES unica — la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno — è stata istituita dal decreto-legge n. 124/2023 ed è operativa dal 1° gennaio 2024, sostituendo le precedenti otto strutture amministrative frammentate che rendevano farraginoso l’accesso agli incentivi in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Abruzzo e Sardegna. L’obiettivo era semplificare, accelerare, attrarre investimenti con un’unica cabina di regia presso il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Ma in Sardegna quella semplificazione ha incontrato un muro: lo Statuto speciale. L’assessore regionale all’Urbanistica, Francesco Spanedda, non usa giri di parole: «L’autonomia speciale della Sardegna non può essere aggirata», ha dichiarato dopo la revoca dell’Autorizzazione Unica, aggiungendo che il provvedimento governativo «per noi costituisce una conferma» della legittimità della posizione regionale. Tradotto: la Regione considera la procedura ZES una scorciatoia che cercava di bypassare il Piano Paesaggistico Regionale, il corpo di norme con cui la Sardegna disciplina — in virtù della propria autonomia — l’edificabilità lungo la fascia costiera.
Il paradosso è tutto qui. Uno strumento pensato per ridurre la burocrazia e attrarre capitali — la ZES unica — è stato interpretato da alcuni investitori come un lasciapassare per aggirare i vincoli paesaggistici regionali, proprio nelle aree a più alta tensione speculativa: la costa. Ma la Sardegna, a differenza di altre regioni del Mezzogiorno, dispone di una competenza primaria in materia urbanistica e paesaggistica che nessun decreto-legge statale può scavalcare. È un principio gerarchico: lo Statuto speciale è una norma di rango costituzionale, il decreto ZES no. E su questo snodo giuridico si è incardinata la resistenza regionale.
A rafforzare il fronte della tutela è intervenuta anche Legambiente Sardegna, secondo cui «la Zona Economica Speciale (ZES) non può essere il grimaldello che scardina il sistema di regole regionali costruito per salvaguardare il paesaggio e l’integrità della fascia costiera». Una posizione che ha trovato sponda nelle manifestazioni popolari contro il progetto Tavolara Bay e che, con ogni probabilità, ha contribuito a spingere il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo verso la revoca della propria delibera.
Resta da capire se questa vittoria regionale fermerà davvero l’avanzata di progetti simili o se il braccio di ferro è solo all’inizio. Perché il nodo non è solo sardo: in tutte le regioni a statuto ordinario del Mezzogiorno, la ZES unica opera senza incontrare contrappesi costituzionali paragonabili a quelli sardi. La Sardegna fa eccezione, e lo sta rivendicando con i fatti.
E ora?
La tensione resta alta, e il mercato aspetta segnali. La doppia revoca di Cala Finanza e Villa Joy fissa un precedente amministrativo che potrebbe pesare su tutte le pratiche ZES attualmente in istruttoria nelle aree costiere sarde. Per gli investitori che guardano al Sud con interesse, la Sardegna manda un messaggio inequivocabile: il paesaggio non è in vendita, e l’autonomia regionale è un argine che Roma non può ignorare. Il prossimo numero da tenere d’occhio? Quante nuove richieste di autorizzazione ZES arriveranno dopo questa battaglia. E quante, tra quelle già presentate, seguiranno la stessa sorte.




