Il vento del Mare del Nord sta diventando la spina dorsale del sistema elettrico britannico
Nel primo trimestre del 2026, le turbine eoliche britanniche hanno immesso in rete 29,3 TWh — un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025 — portando la quota mensile dell’eolico al 35% del mix a marzo, sopra il gas per la prima volta in quel mese. A fine giugno, il rapporto Energy Trends del DESNZ ha certificato che la generazione rinnovabile complessiva ha toccato i 43,7 TWh, con un aumento del 18% sull’anno precedente e una penetrazione del 53,1% su tutta l’elettricità prodotta nel Paese. Dietro queste cifre non c’è un picco isolato, ma la conferma di un cambio strutturale che sta ridisegnando la sicurezza energetica britannica.
Il balzo silenzioso dell’eolico
La spiegazione tecnica del record è in parte lineare: più pale installate e più vento. La capacità rinnovabile installata nel Regno Unito ha raggiunto i 66,0 GW, con 3,4 GW aggiunti in dodici mesi. Ma la variazione di potenza nominale da sola non basterebbe a spiegare un salto del 30% nella produzione trimestrale. Il rapporto governativo indica che la velocità del vento è aumentata rispetto al primo trimestre 2025, quando aveva toccato minimi quasi record. La combinazione dei due fattori — nuova capacità in parallelo a condizioni meteorologiche più favorevoli — ha prodotto l’effetto amplificato visibile nei numeri.
A marzo l’eolico ha coperto il 35% del mix elettrico della Gran Bretagna, la quota più alta mai registrata per quel mese, in crescita netta rispetto al 26% di marzo 2025. È un dato che sposta l’asticella: non stiamo parlando di un contributo marginale in una giornata particolarmente ventosa, ma di una presenza dominante su un intero mese. La generazione da fonti pulite ha nel frattempo ridotto la domanda di gas, calata del 5,1% nel trimestre. Parallelamente, la produzione totale di energia primaria nel Regno Unito è scesa a 24,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, il 4% in meno rispetto all’anno precedente. Sono segnali che indicano una direzione precisa: il sistema si sta spostando dalla produzione fossile domestica verso la generazione elettrica rinnovabile.
Gas in ritirata: la sicurezza energetica cambia forma
Il sorpasso dell’eolico sul gas non è un esercizio statistico: rivela una nuova geografia della dipendenza energetica. Il governo britannico lo scorso 24 marzo ha respinto l’avvertimento di Offshore Energies UK, l’associazione di categoria del settore offshore, secondo cui rinunciare a nuova produzione di petrolio e gas nel Mare del Nord lascerebbe il Paese esposto a importazioni volatili in un contesto di instabilità globale. La risposta dell’esecutivo è stata netta: non sono le trivelle nazionali a garantire stabilità, ma l’espansione delle fonti pulite.
I numeri danno ragione a questa linea. La produzione di gas nel Mare del Nord britannico è destinata a crollare del 99% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2025, secondo le analisi di Carbon Brief. Continuare a perforare servirebbe a poco: l’espansione delle rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni offre una protezione dall’oscillazione dei prezzi del gas ben superiore a quella garantita da nuova capacità estrattiva domestica. In altre parole, ogni terawattora eolico o solare immesso in rete è un’unità di energia il cui costo non fluttua con la geopolitica del metano. Il confronto con il dato globale racconta la stessa storia in scala più ampia: ad aprile 2026, eolico e solare hanno generato più elettricità del gas a livello mondiale per la prima volta in un mese intero, secondo i dati di Ember. Il record britannico del primo trimestre è la declinazione locale di un fenomeno che sta attraversando tutte le economie avanzate.
Va notato un dettaglio: la generazione rinnovabile ha coperto il 53,1% del mix nel primo trimestre, ma questo significa che quasi metà della produzione elettrica arriva ancora da fonti fossili e nucleare. L’eolico batte il gas, non lo azzera. La differenza rispetto al passato è che la traiettoria di crescita delle rinnovabili è ormai sufficientemente ripida da rendere il sorpasso strutturale e non episodico. Con 66 GW installati e altri 3,4 GW aggiunti in un anno, il ritmo di installazione sta superando quello del declino della produzione fossile domestica, che perde il 4% annuo.
Cosa cambia per chi installa: meno rischi, più vantaggi
A chi paventa blackout da intermittenza, i fatti rispondono con un sistema che si sta dimostrando più stabile proprio perché meno dipendente da un’unica fonte soggetta a shock di prezzo. Per gli operatori e gli installatori, il messaggio operativo è concreto: una quota crescente di generazione a costo marginale zero — vento e sole non hanno bolletta del combustibile — riduce l’esposizione complessiva del portafoglio elettrico alla volatilità del gas. In un trimestre in cui l’eolico ha prodotto quasi 30 TWh, ogni nuovo megawatt installato trova spazio in un mercato dove il gas è in ritirata strutturale, non solo congiunturale. La prevedibilità dei ricavi per chi investe in capacità rinnovabile migliora perché il rischio-prezzo si concentra su una fetta sempre più sottile del mix.
La transizione non è una scommessa sul futuro: è già nei conti del primo trimestre 2026. Per chi opera nel settore, il sorpasso dell’eolico sul gas è un segnale per investire con fiducia nella prevedibilità che le rinnovabili offrono — fatta di costi fissi noti, zero combustibile e una curva di apprendimento industriale che continua a spingere verso il basso i costi di installazione. Il vento del Mare del Nord ha smesso di essere un complemento intermittente: sta diventando la spina dorsale del sistema.




