Il 94% dello stoccaggio di lunga durata nel mondo è già idroelettrico a pompaggio

Nel 2025 la capacità idroelettrica mondiale è cresciuta di 28 GW, con una componente che ha fatto più rumore delle altre: 11,7 GW di nuovo stoccaggio a pompaggio, un record assoluto per la tecnologia. Per la prima volta la potenza installata di pompaggio ha superato la soglia dei 200 GW a livello globale. Sono numeri che arrivano dal 2026 World Hydropower Outlook pubblicato nei giorni scorsi dall’International Hydropower Association e ridisegnano la mappa dello stoccaggio di energia di lunga durata.

Dietro la cifra tonda c’è un’accelerazione che nemmeno i dati dell’anno precedente lasciavano immaginare: nel 2024 la crescita complessiva era stata di 24,6 GW, di cui 8,4 GW di pompaggio e 16,2 GW di idroelettrico convenzionale. Dodici mesi dopo, la quota di pompaggio ha fatto un balzo di oltre il 39 per cento in termini assoluti, mentre la Cina da sola ha assorbito più del 40 per cento di tutte le aggiunte globali. Un mercato che si scalda velocemente.

Il balzo del pompaggio

I 28 GW aggiunti nel 2025 raccontano solo una parte della storia. Il dato che pesa di più è la composizione: 11,7 GW di pompaggio su 28 totali significa che oltre il 40 per cento della nuova capacità idroelettrica mondiale è oggi dedicata allo stoccaggio. Non siamo più nella fase in cui il pompaggio era un complemento dell’idroelettrico fluente: sta diventando la ragione principale per cui si investe nella tecnologia idroelettrica.

Il superamento dei 200 GW di capacità installata – confermato anche da analisi di settore successive al rapporto IHA – è un traguardo tecnico che ha richiesto decenni per essere raggiunto. Ma è il ritmo a cui ci si è arrivati a essere significativo: gli ultimi due anni hanno compresso un’accelerazione che tra il 2020 e il 2023 sembrava più graduale. La Cina è il motore di questa crescita e da sola ha contribuito per oltre il 40 per cento delle nuove installazioni nel 2025, confermandosi il mercato idroelettrico più grande del mondo.

Intanto l’Africa ha mostrato segnali di consolidamento: per il secondo anno consecutivo il continente ha installato più di 4 GW di nuovo idroelettrico convenzionale. Non è ancora la scala asiatica, ma è una soglia che comincia a pesare nei bilanci energetici regionali, soprattutto in Paesi dove la domanda di carico di base e la variabilità delle rinnovabili richiedono soluzioni robuste.

Perché il pompaggio è (quasi) tutto

Dietro l’attenzione quasi esclusiva che il settore dedica al pompaggio c’è un numero che mette in prospettiva ogni altra tecnologia di stoccaggio: gli impianti idroelettrici a pompaggio rappresentano oltre il 94% della capacità di stoccaggio di lunga durata installata nel mondo. Le batterie agli ioni di litio crescono rapidamente, ma quando si parla di erogazione su scala oraria, giornaliera o settimanale, il pompaggio non ha concorrenti commerciali alla sua portata. Oggi la capacità installata globale viaggia appena sotto i 200 GW secondo le stime dell’IHA – un dato aggiornato in tempo reale che tiene conto di impianti in fase di commissioning – ma la pipeline di sviluppo è ciò che cambia davvero lo scenario.

Il rapporto 2026 World Hydropower Outlook fotografa una pipeline globale di 1.127 GW di progetti idroelettrici in varie fasi di sviluppo. Dentro questo numero, 621 GW sono progetti di pompaggio. Significa che più della metà di tutta la futura capacità idroelettrica pianificata o in costruzione è pensata esclusivamente per spostare acqua tra due bacini a quote diverse: la tecnologia più antica dello stoccaggio elettrico sta attirando la quota maggioritaria degli investimenti futuri.

Il meccanismo è noto e non ha bisogno di innovazioni chimiche: si pompa acqua a monte quando l’energia costa poco, la si lascia scendere attraverso turbine quando serve. Il rendimento di andata e ritorno si aggira tra il 70 e l’80 per cento, inferiore a quello delle batterie elettrochimiche, ma il costo per kilowattora immagazzinato cala drasticamente quando la durata dello stoccaggio supera le sei-otto ore. Ed è proprio questa finestra temporale – il passaggio dalla variabilità intraday a quella interday – il punto in cui le reti del futuro incontrano i loro colli di bottiglia.

Cosa cambia per chi progetta e costruisce

Una pipeline di 621 GW non è un dato accademico: è una lista di cantieri potenziali, ciascuno con studi di fattibilità, autorizzazioni ambientali, connessioni alla rete, contratti di fornitura. Il pipeline di 1.127 GW complessivi ridisegna le priorità per sviluppatori e gestori di rete perché introduce una variabile tempo che non tutti sono attrezzati a gestire. Un impianto di pompaggio richiede mediamente tra i cinque e i dieci anni per passare dalla progettazione alla messa in esercizio: chi inizia oggi arriva sul mercato quando le attuali batterie utility-scale potrebbero già aver saturato le applicazioni sotto le quattro ore.

La distribuzione geografica della nuova capacità è un altro fattore di pressione. La Cina con oltre il 40 per cento delle aggiunte nel 2025 opera in un contesto regolatorio e finanziario che non ha equivalenti in Europa o in Nord America. L’Africa, superando i 4 GW di nuovo convenzionale per il secondo anno consecutivo, mostra che il fabbisogno non è solo stoccaggio: c’è ancora spazio per l’idroelettrico di base, soprattutto dove le reti sono deboli e l’integrazione di fonti variabili richiede prima di tutto potenza rotante e inerzia.

Chi progetta un impianto oggi si trova di fronte a un paradosso: la tecnologia è matura, il modello idraulico è collaudato, ma la complessità autorizzativa e i costi iniziali restano alti. La pipeline di 621 GW dice che gli investitori vedono un rendimento, ma la differenza tra un progetto in fase di studio e uno che genera ricavi si misura in anni di permessi, opposizioni locali e colli di bottiglia nelle catene di fornitura delle turbine reversibili.

Il messaggio che arriva dal rapporto IHA è netto: il futuro dello stoccaggio di massa si gioca su bacini, condotte forzate e gruppi ternari. Non perché le alternative manchino – dalle batterie a flusso redox all’idrogeno stagionale – ma perché il pompaggio è l’unica tecnologia che oggi può essere costruita su scala multi-gigawatt con costi e rischi noti. Chi saprà trasformare i 621 GW di pipeline in impianti in esercizio dominerà la rete di domani, in un mercato dove il tempo di esecuzione sta diventando il vero vantaggio competitivo.