La soglia di tossicità giapponese fissa il limite a 2,2 microgrammi per grammo, ma tre campioni su quattro lo superano
Il 22% non è un margine di sicurezza. Nel 2023, secondo uno studio su campioni di muscolo di pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), solo il 22% dei campioni analizzati era non tossico secondo la soglia giapponese di 2,2 μg TTX eq g−1; nel resto, tetrodotossina. È il numero che spiega perché la campagna ‘Attenti a quei 4!’ dell’ISPRA, i cui dettagli sono stati pubblicati lo scorso luglio, non sia un semplice esercizio di citizen science, ma uno strumento di prevenzione alimentare: imparare a riconoscere quattro pesci alieni non è un passatempo da naturalisti, ma una questione di sopravvivenza in cucina.
Il 22% che non rassicura: la tetrodotossina e le sei specie pericolose
Il dato del 2023 merita una lettura attenta. La soglia di tossicità giapponese è fissata a 2,2 microgrammi di tetrodotossina equivalenti per grammo di muscolo (2,2 μg TTX eq g−1): sopra questa linea, il consumo umano comporta un rischio concreto di avvelenamento. Sui campioni di muscolo di pesce palla maculato analizzati, soltanto il 22% è rimasto sotto quella soglia. Tradotto: oltre tre campioni su quattro presentavano livelli di tetrodotossina potenzialmente pericolosi. Il dato conferma l’alto rischio di avvelenamento da consumo accidentale di questa specie.
Il problema non è isolato. Nel Mediterraneo orientale, secondo la FAO, sono ora presenti sei specie ittiche non indigene velenose o tossiche, tra cui pesce palla e pesce leone. E il bacino è ampio: più di 1.000 specie non indigene sono state identificate nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Non tutte sono pericolose, ma la presenza simultanea di specie tossiche e commestibili rende il riconoscimento visivo la prima barriera disponibile per chi pesca o compra pesce senza accesso a un laboratorio. Ma un numero, da solo, non costruisce una risposta: serve capire come si è passati dall’accumulo di segnalazioni a un sistema organizzato.
Dall’accumulo di segnalazioni alla campagna ‘Attenti a quei 4!’
La mappa delle prime osservazioni racconta un’infiltrazione graduale, durata oltre un decennio. Il pesce coniglio scuro (Siganus luridus) è stato segnalato in Italia per la prima volta nel 2003. Il pesce palla maculato è arrivato nel 2013, seguito dal pesce coniglio striato (Siganus rivulatus) nel 2015 e dal pesce scorpione (Pterois miles) nel 2016. Tutti sono entrati dal Canale di Suez. Sono dati accumulati negli anni, non allarmi simultanei: ognuno ha aggiunto un tassello a un quadro che si stava connotando come strutturale.
Queste segnalazioni sparse sono diventate un problema sistemico soprattutto quando le catture di pesce scorpione hanno iniziato a moltiplicarsi. È stato quel segnale a spingere il CNR a lanciare la campagna ‘Attenti a quei 4!’ nel 2022, seguita da edizioni successive negli anni seguenti. La geografia del rischio è concentrata: la maggior parte delle nuove segnalazioni si concentra nel Mar Ionio, una delle aree a più alto rischio di invasioni di specie tropicali per le condizioni climatiche, insieme all’Adriatico meridionale. Resta però una domanda: con più di mille specie non indigene nel Mediterraneo, la sorveglianza basta o serve un’azione coordinata su scala europea?
Chi sorveglia, chi promuove il consumo
Non è l’unica iniziativa in campo. Le campagne di citizen science Spot the Alien e Spot the Alien Fish sono state lanciate nel 2017; la seconda è gestita dall’Oceanography Malta Research Group, sull’isola che condivide con l’Italia la stessa esposizione alle specie entrate dal Canale di Suez. Il principio è identico: trasformare pescatori, sub e bagnanti in sensori distribuiti, capaci di segnalare avvistamenti e catture in tempo reale. Lo stesso principio della campagna italiana, ma con un perimetro geografico diverso.
Su un binario opposto corre l’iniziativa europea #TasteTheOcean di chef e influencer europei, partita nel 2021 e promossa dal commissario europeo per la pesca Costas Kadis. L’obiettivo è spingere chef e influencer a promuovere le specie invasive come alternativa alimentare più sostenibile. L’ironia è evidente: nel momento in cui si promuove il consumo di specie aliene per ridurne la pressione sulle acque, una delle quattro specie sorvegliate dalla campagna italiana, il pesce palla maculato, è tossica. Il rischio è che una soluzione culinaria si trasformi in un pericolo per chi non sa distinguere.
Per chi pesca o consuma nel Mediterraneo, la vera differenza non è sapere che esistono specie aliene, ma sapere quali toccare e quali no. La campagna ‘Attenti a quei 4!’ offre gli strumenti per il riconoscimento; il 22% di campioni non tossici ricorda che l’errore non è un’opzione.




