Pascolo solare: in Polonia 18,3 MW coprono un quarto del fabbisogno, negli Usa è pratica diffusa.

A un mese dall’annuncio, restano i numeri: 18,3 megawatt, 31.000 moduli, 27 ettari. Lo scorso 11 luglio lo stabilimento Volkswagen di Września, in Polonia, ha raccontato il suo impianto agrivoltaico da 18,3 MW: 100 pecore di razza Wielkopolska pascolano sotto i pannelli al posto dello sfalcio meccanico della vegetazione. L’immagine è bella, quasi da cartolina industriale. Ma il numero scomodo è un altro: l’impianto copre circa il 25% del fabbisogno annuo di energia elettrica dello stabilimento.

L’idillio agrivoltaico e il suo 25%

Il comunicato descrive la farma di Września come uno degli impianti fotovoltaici industriali on-site più grandi d’Europa: oltre 31.000 pannelli, circa 27 ettari, 18,3 MW di potenza. Secondo Piotr Grzybczak, la farma di Września è uno degli esempi pionieristici di infrastruttura energetica moderna per l’industria, capace di combinare produzione di energia, sicurezza energetica e benefici ambientali. Anche per Marzena Pillich-Grońska, il progetto dimostrerebbe che l’industria moderna può lavorare in armonia con la natura.

Poi, però, arrivano i dati. L’impianto fornisce circa il 25% dell’elettricità annuale dello stabilimento: nelle giornate soleggiate può salire fino al 100%, ma nell’arco dell’anno tre quarti del fabbisogno restano scoperti. Non è poco, per carità: 18,3 MW on-site sono un investimento rilevante. Ma è molto distante dall’idea di una fabbrica alimentata dal sole che la comunicazione lascia intravedere. Le 100 pecore al pascolo non cambiano questa aritmetica: sostituiscono lo sfalcio meccanico, riducono i costi di manutenzione, ma non aggiungono megawatt.

Ma questa non è una novità assoluta: altrove il pascolo ovino sotto i pannelli è già prassi consolidata, e su scala ben più ampia.

Il precedente americano e la scala che manca

Il paragone con gli Stati Uniti ridimensiona l’operazione. Nell’agosto 2024, Enel North America ha stipulato il più grande accordo di agrivoltaico annunciato negli Stati Uniti, con oltre 6.000 pecore in otto impianti solari in Texas. Secondo l’American Solar Grazing Association, 100.000 acri di impianti solari statunitensi sono già pascolati da pecore. Non stiamo parlando di un progetto pilota universitario: è una pratica diffusa.

E non è nemmeno una prima volta per Volkswagen. Già nel 2012, l’impianto solare di Silicon Ranch, costruito in un progetto congiunto con lo stabilimento VW di Chattanooga, è uno dei più grandi impianti di questo tipo in uno stabilimento automobilistico statunitense. Dunque l’esperienza agrivoltaica del gruppo non nasce a Września: ha più di un decennio di storia, su terreni e scale diverse.

Resta, allora, un progetto di dimensioni modeste rispetto ai precedenti: 27 ettari, 100 pecore, un quarto del fabbisogno coperto. Non un traguardo, semmai un punto di partenza.

Un esperimento, non una transizione

Dopo i numeri e i confronti, la domanda è: cosa cambia davvero per lo stabilimento e per il settore? La risposta, per ora, è contenuta in uno studio. L’Università di Scienze della Vita di Poznań sta conducendo una ricerca sull’impatto dell’agrivoltaico sul benessere animale e sull’ambiente. Il gregge rimarrà nell’impianto fino all’autunno, sotto la costante supervisione degli allevatori. Non è un assetto produttivo stabile: è una sperimentazione a termine, con un orizzonte di pochi mesi.

La struttura societaria conferma il perimetro: Quanta Energy S.A., che realizza e gestisce l’impianto, è parte del gruppo R.Power. Un operatore, un committente industriale, un’università che osserva. Tutto legittimo, per carità, ma non è una transizione replicabile. È un test su piccola scala, supervisionato accademicamente, che dirà qualcosa sul benessere delle pecore e forse sulla manutenzione dei moduli, ma non risolve il problema di fondo: il 75% dell’energia resta da coprire.

Fino a quando l’armonia tra industria e natura resterà una sperimentazione sotto supervisione accademica, la transizione energetica delle imprese rischia di essere più immagine che sostanza. Cosa succederà quando lo studio finirà e le pecore lasceranno i pannelli? Nessuno lo dice. E in assenza di una risposta, 18,3 MW e 100 pecore restano quello che sono: un esperimento ben raccontato, non un modello.