Quindici Paesi UE chiedono di sostituire i target vincolanti sulle rinnovabili con un obiettivo per l’energia pulita che includa il

Undici mesi. Tanto è bastato per costruire il parco eolico Lålax in Finlandia, 24,8 megawatt di potenza entrati in funzione dall’inizio dei lavori. Mentre in Europa quindici governi firmano lettere per ridefinire il perimetro dell’energia pulita, un cantiere eolico ha fatto prima a collegarsi alla rete.

La lettera della Nuclear Alliance

A fine giugno, i ministri di quindici Paesi UE – Francia, Paesi Bassi, Svezia, Polonia e Italia inclusi – hanno inviato una comunicazione congiunta alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera e al commissario all’Energia Dan Jørgensen. La lettera della Nuclear Alliance chiede di archiviare i target vincolanti sulle fonti rinnovabili e di sostituirli con un generico obiettivo di energia pulita che includa il nucleare e altre tecnologie low-carbon. Per l’Italia ha firmato la firma del ministro Pichetto Fratin. La tesi è che senza un ombrello comune che copra anche l’atomo, l’Europa finirà per avere un mix sbilanciato.

Ma i tempi della politica e quelli dell’industria corrono a velocità molto diverse.

La velocità dell’eolico contro la lentezza del dibattito

Il parco eolico Lålax produce elettricità per circa 5.400 case unifamiliari finlandesi. La sua potenza di 24,8 MW è modesta rispetto ai grandi impianti offshore, ma il dato che conta è un altro: la costruzione in undici mesi dallo scavo alla messa in esercizio. Non è un caso isolato. L’impianto Hollandse Kust West al largo dei Paesi Bassi conta 52 turbine Vestas e rappresenta la taglia di progetti che l’industria eolica europea sa ormai replicare con tempi e costi decrescenti.

Nel frattempo, il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) ha generato i ricavi del sistema ETS per il 2025 pari a 43 miliardi di euro, risorse che in parte finanziano la transizione. Sostituire l’obiettivo vincolante con un contenitore più largo rischia di dirottare l’attenzione degli investitori proprio dalle tecnologie che possono essere installate nel giro di un anno.

Il mondo ha più energia, ma le rinnovabili non bastano

I numeri globali del 2025 aiutano a capire la posta in gioco. L’offerta totale di energia è salita dell’1,4% a 600,3 exajoule. Le fonti rinnovabili sono cresciute di quasi il 10%, aggiungendo circa 3,2 exajoule di energia pulita. Ma l’incremento complessivo della domanda è stato di 8,1 exajoule: il divario è stato colmato in gran parte da fonti fossili, con un contributo rilevante degli Stati Uniti, responsabili di quasi metà della crescita delle emissioni USA per i data center AI.

La tensione tra ambizione e realtà si vede anche alle Hawaii. Nel 2015 l’allora governatore David Ige firmò la prima legge 100% rinnovabile di uno Stato americano. Dieci anni dopo, il governatore Josh Green appoggia un investimento da due miliardi di dollari di JERA per costruire un terminale Longboard LNG, un rigassificatore galleggiante. L’arcipelago che doveva essere interamente alimentato da sole e vento si prepara a bruciare gas liquefatto perché la domanda cresce più in fretta della capacità di generare elettricità pulita.

Il fronte dei quindici punta sul nucleare per risolvere il problema della copertura della domanda. Ma i reattori si misurano in decenni, non in mesi. Il prossimo numero da osservare non è quanti Paesi aderiranno alla lettera, ma quanti mesi impiegherà il prossimo parco eolico a entrare in esercizio – e se i target rinnovabili, una volta annacquati, smetteranno di attrarre i capitali che servono per ripetere il risultato di Lålax su scala continentale.