Data center e carbone spingono le emissioni Usa, mentre l’Europa accelera sulle rinnovabili

Nel 2025 quasi metà dell’aumento globale di anidride carbonica è venuta dal Nord America. Esattamente il 47% dell’aumento globale delle emissioni di CO2, secondo Cleantechnica. Non succedeva da anni che un’area sviluppata trainasse la crescita della CO2 planetaria più di Cina e India messe insieme.

Data center e carbone, il cortocircuito americano

Nello stesso anno gli Stati Uniti hanno registrato un incremento del 3% della domanda elettrica, un balzo che le reti mature non vedevano da due decenni.

I data center americani hanno assorbito e la produzione fossile ha seguito la domanda. Il carbone, che tutti davano in declino strutturale, ha segnato una crescita del 13% della produzione elettrica a carbone. Le emissioni totali sono aumentate del 3,2% rispetto al 2024.

Mentre gli Stati Uniti riaccendevano le centrali a carbone, l’Europa incassava un’altra fotografia. Nel 2025 il sistema ETS ha generato 43 miliardi di euro di ricavi, risorse che finanziano la transizione. E i tempi di costruzione hanno raggiunto velocità da manifattura: il parco eolico Lålax in Svezia è passato dal primo scavo all’avviamento in undici mesi. Nello stesso mese, dal porto di Eemshaven sono cominciate le installazioni di il parco eolico Hollandse Kust West, 52 turbine Vestas.

L’altra America: le Hawaii e il gas

Negli Stati Uniti c’è anche una seconda linea di frattura. Nel 2015 le Hawaii avevano firmato l’impegno per un’elettricità 100% rinnovabile, il primo vincolo legale del genere in uno Stato americano. Dieci anni dopo, il governatore Josh Green appoggia un investimento da 2 miliardi di dollari per costruire un terminale galleggiante di importazione GNL, Longboard LNG, che aggancerebbe l’arcipelago al gas liquefatto per decenni.

I segnali politici completano il quadro. Un’analisi dal titolo ‘Trump’s clean energy attacks are costing the US jobs’ segnala che mentre si discute di riavviare America’s first nuclear plant restart, gli attacchi all’eolico e al solare stanno rallentando gli investimenti. La potenza installata da fonti pulite cresce, ma non abbastanza da assorbire la fame dei data center.

Il numero da tenere d’occhio

La biforcazione energetica non è uno slogan. È scritta nei tempi di costruzione: undici mesi contro decenni, 43 miliardi di euro di ricavi ETS contro nuovi sussidi impliciti al carbone. Per i prossimi mesi, il dato chiave saranno le ore di funzionamento degli impianti a carbone americani. Se la produzione terrà il passo del primo semestre, il 2026 potrebbe segnare un nuovo massimo di emissioni da carbone negli Stati Uniti. Un numero che nessuno aveva messo in conto.