La distinzione, basata su analisi genomiche e morfologiche, è stata riconosciuta dopo 189 anni
In una farmacia tradizionale, in un documentario, nelle notizie di un sequestro doganale: le squame di pangolino sono ovunque, anche se quasi nessuno sa riconoscerle. E proprio nei giorni scorsi, uno studio pubblicato su Communications Biology lo scorso 1° luglio ha rimesso a posto un tassello che mancava da quasi due secoli. Il pangolino himalayano non è una semplice variante del più noto pangolino cinese: è una specie a sé, con una storia evolutiva lunga 1,8 milioni di anni. E questa distinzione, che sulla carta può sembrare una questione da tassonomi, ha ricadute molto concrete per chiunque compri, consumi o semplicemente si informa.
La specie che non c’era (o forse sì)
La storia inizia nel 1836, in Nepal. Il naturalista Brian Houghton Hodgson si imbatte in un pangolino e lo descrive come Manis aurita. Passano pochi decenni e quella specie finisce nel dimenticatoio: per la scienza ufficiale, tutti i pangolini asiatici dal muso stretto vengono raggruppati sotto il nome Manis pentadactyla, il pangolino cinese. Ci sono voluti 189 anni perché qualcuno andasse a ripescare quel vecchio nome e, soprattutto, portasse le prove che Hodgson ci aveva visto giusto.
Un approfondimento pubblicato da Mongabay ricostruisce bene la vicenda: la specie descritta nel 1836 è stata a lungo considerata un sinonimo, finché i ricercatori non hanno messo insieme genomica e morfologia per dimostrare che il pangolino himalayano è una linea evolutiva autonoma. Nel frattempo era stato proposto anche un altro nome, Manis indoburmanica, ma lo studio appena uscito chiarisce che si tratta di un sinonimo junior di Manis aurita. In pratica, quel nome più recente descriveva lo stesso animale che Hodgson aveva già battezzato quasi due secoli fa.
Cosa dicono i numeri (e le squame)
I dati non lasciano spazio a dubbi. Le analisi genomiche indicano che il pangolino himalayano e il pangolino cinese hanno smesso di incrociarsi circa 1,8 milioni di anni fa, mantenendo da allora un flusso genico minimo. Non solo: le mappe di distribuzione degli aplotipi mostrano che Manis aurita è confinato all’Himalaya meridionale — Nepal, Tibet meridionale e Assam — mentre il cugino cinese occupa un areale diverso.
Poi ci sono le differenze che si vedono a occhio, se sai dove guardare. Il pangolino himalayano è più grande, ha una coda più lunga e, dettaglio che gli dà il nome, orecchie più piccole rispetto a Manis pentadactyla. Sono proprio queste differenze morfometriche, insieme ai dati genetici, a inchiodare la distinzione tra le due specie.
La notizia non arriva dal nulla. Già nel 2023, l’analisi genomica di squame di pangolino confiscate aveva portato alla scoperta di una nuova specie criptica, Manis mysteria, dimostrando che il traffico illegale nasconde più biodiversità di quanta ne conosciamo. Il caso del pangolino himalayano segue la stessa logica: specie che pensavamo di conoscere si rivelano contenitori troppo larghi, dentro cui stanno animali con storie evolutive e necessità ecologiche diverse.
Dalla carta alla realtà: perché ci riguarda
La domanda è legittima: cosa cambia, nella vita di tutti i giorni, se un pangolino si chiama Manis aurita invece di Manis pentadactyla? La risposta sta in una data: 2017. Quell’anno i pangolini sono stati trasferiti nell’Appendice I della CITES, il massimo livello di protezione internazionale contro il commercio. Ma una protezione generica, senza distinguere una specie dall’altra, rischia di essere inefficace: ogni specie ha un areale diverso, rotte di traffico diverse e una pressione di bracconaggio diversa.
Riconoscere il pangolino himalayano come entità distinta significa poter disegnare strategie di conservazione mirate, sapendo esattamente dove intervenire e con quali partner locali. Per chi non vive in Himalaya, il collegamento è meno diretto ma non meno reale: gran parte della domanda di squame arriva da mercati lontani, alimentata da medicine tradizionali e souvenir esotici. Ogni acquisto — o ogni mancato acquisto — ha un peso. La prossima volta che sentirai parlare di rimedi a base di pangolino, saprai che dietro ogni squama c’è una storia evolutiva unica, lunga quasi due milioni di anni. E che la differenza tra una specie e l’altra può dipendere anche da una scelta fatta in un negozio, in una farmacia o davanti a uno schermo.




