Il nuovo schema ventennale punta a dare stabilità dopo l’esaurimento dei fondi del decreto 2022

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sta preparando il terreno per un Dm Biometano 2027 con un meccanismo di sostegno dalla durata ventennale. L’annuncio, arrivato a fine giugno, prova a rispondere a un dubbio che in queste settimane tormenta decine di imprenditori agricoli e operatori del settore. Prendiamo Paolo: ha appena finito di riconvertire il suo impianto a biogas nel Cremonese. Grazie al decreto ministeriale del 2022 è riuscito a completare i lavori e a incastrare la domanda prima che i fondi finissero. Ma adesso, mentre controlla i primi metri cubi immessi in rete, la domanda è un’altra: «Dopo il 2025, cosa succede?».

La corsa agli incentivi e il rischio di restare a terra

Paolo non è un caso isolato. Il DM 09/2022 – lo schema che ha sbloccato gli ultimi grandi investimenti nel biometano agricolo – prevedeva un doppio binario: un contributo in conto capitale fino al 40% dell’investimento e una tariffa incentivante in conto energia per 15 anni. Un meccanismo solido, che ha convinto centinaia di aziende a investire. A fine marzo dello scorso anno, oltre il 97% del contingente era già stato assegnato attraverso le prime cinque aste competitive. In numeri concreti, parliamo di 560 nuovi progetti autorizzati, metà dei quali greenfield e metà riconversioni di vecchi impianti a biogas.

Il decreto ha funzionato, non ci sono dubbi. Chi è riuscito a partecipare alle prime finestre si è messo al riparo. Ma per tutti gli altri il discorso cambia: il contingente è quasi esaurito, e senza una nuova tranche di incentivi chi oggi sta valutando un impianto – o chi ha in mano un progetto ma non ha fatto in tempo a presentare la domanda – resta con i disegni nel cassetto. La domanda che circola tra i produttori è semplice: se il fondo è finito, chi investirà domani?

Numeri che parlano chiaro: quanto biometano ci manca

Il dubbio non è infondato, e basta guardare le cifre per capirlo. L’Italia ha fissato degli obiettivi del PNIEC per il biometano che prevedono di arrivare a circa 5 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. Secondo un rapporto del Polimi Energy&Strategy, il divario tra la produzione attuale e quell’obiettivo potrebbe oscillare tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi all’anno. Tradotto in pratica: al ritmo attuale, centrare i target appare più realistico soltanto intorno al 2035.

Non è solo una questione di ambizione climatica. Il biometano è diventato una leva concreta per le aziende che vogliono ridurre la dipendenza dal gas importato, e nei distretti agricoli rappresenta una voce di ricavo sempre più importante. Il problema, spiegano gli analisti, è che gli incentivi vanno calibrati su un orizzonte temporale sufficiente a far rientrare gli investimenti: quindici anni di tariffa, come nel decreto del 2022, sono già considerati il minimo sindacale per chi deve ammortizzare costi che facilmente superano i due milioni di euro per un impianto di taglia media. Senza una prospettiva chiara oltre il 2025, banche e investitori diventano prudenti, e i progetti restano sulla carta.

Il nuovo decreto e la richiesta di una visione di lungo respiro

La risposta sta prendendo forma. Dal Mase, come riferito dalla dirigente Agime Gerbeti, arriva la conferma che il ministero punta a un Dm Biometano 2027 in grado di offrire «una prospettiva stabile e di lungo periodo con un meccanismo di incentivazione che possa garantire una durata del sostegno per venti anni». L’idea è superare l’approccio a scaglioni e dare agli operatori un orizzonte temporale più ampio, riducendo l’incertezza normativa che ha frenato alcuni investitori nelle fasi precedenti.

È esattamente ciò che chiede il settore. Paolo Maccarrone, tra gli analisti più attenti alla filiera, insiste sulla necessità di una visione strategica di lungo periodo per ridurre i margini di incertezza, rassicurare chi investe e consentire uno sviluppo del mercato che non sia a singhiozzo. I venti anni proposti dal nuovo decreto andrebbero in questa direzione, allineando l’Italia a quanto già fatto da altri Paesi europei che hanno puntato sul biometano con schemi di sostegno più stabili.

Resta da vedere se basterà. Il decreto non è ancora stato pubblicato, i dettagli sulla tariffa e sui contingenti sono ancora in discussione, e la macchina amministrativa dovrà evitare i ritardi che in passato hanno allungato i tempi tra l’annuncio e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma per chi oggi sta facendo valutazioni preliminari, il segnale è chiaro: la partita si gioca sul lungo termine, e muoversi in anticipo – con progetti ben strutturati e terreni già nella disponibilità dell’azienda – può fare la differenza quando il nuovo bando aprirà. Chi come Paolo ha già investito può guardare al futuro con meno affanni. Gli altri faranno bene a tenere d’occhio il nuovo decreto e a farsi trovare pronti.