Il costo dei nuovi reattori e i tempi di realizzazione rendono incerto l’impatto sulle bollette

Aprendo la bolletta di giugno, molti italiani si sono chiesti se il nucleare promesso dal governo potrà mai abbassare quei numeri. Lo scorso 4 giugno la Camera dei deputati ha detto sì al disegno di legge per riportare l’Italia al nucleare, ma tra l’annuncio e il primo kilowattora passerà almeno un decennio. Nel frattempo le famiglie continuano a fare i conti con un prezzo medio dell’energia elettrica che nel 2025 è stato di 116 €/MWh, un livello che non dà tregua a chi ha un’attività o semplicemente prova a gestire le spese di casa.

Il governo Meloni spinge sull’acceleratore: la legge delega è già al Senato e il ministro Pichetto Fratin vuole chiudere tutti i decreti attuativi entro fine anno. Se tutto fila liscio, la produzione di elettricità nucleare è prevista per il 2035. Ma basterà questa scommessa a far scendere i prezzi? I numeri raccontano un’altra storia.

I conti che non tornano

Per capire se il nucleare conviene, basta confrontare qualche cifra. Nel 2025 la quota nucleare dell’elettricità mondiale è scesa al 9%, dal 18% toccato a fine anni Novanta. Non è una tecnologia in espansione, ma in lento ritiro, mentre il fotovoltaico ha macinato numeri impressionanti: nel solo 2025 sono stati installati 647 GW di nuovi pannelli, capaci di produrre circa 900 TWh all’anno, più di quanto consumino intere economie avanzate in dodici mesi.

Poi ci sono i costi di costruzione. Guardare a Hinkley Point C, il nuovo reattore britannico, è istruttivo: il conto è più che raddoppiato da 18 miliardi di sterline del 2017 a 46 miliardi a maggio 2026. Anche ipotizzando un percorso italiano meno accidentato, chi pagherà questi impianti? In bolletta, verosimilmente, con meccanismi di garanzia sui prezzi che in altri Paesi hanno scaricato il rischio sui consumatori.

Già oggi, invece, le rinnovabili mostrano prezzi competitivi e stabili. Secondo il GSE, a dicembre 2025 un’asta ha contrattualizzato 7,7 GW di fotovoltaico a un prezzo medio di 56,8 €/MWh e 0,9 GW di eolico a 72,8 €/MWh. Sono tariffe inferiori alla metà del prezzo medio pagato nel 2025 sul mercato elettrico. Significa che chi ha un pannello sul tetto o partecipa a una comunità energetica può accedere a costi molto più bassi senza aspettare il 2035 e senza dipendere da mega-cantieri dai tempi incerti.

E il ritmo delle installazioni in Italia lo conferma. I dati Terna per il primo trimestre 2026 dicono che il solare fotovoltaico è cresciuto di 1.439 GW in soli tre mesi, portando la capacità cumulativa a quasi 45 GW. È una corsa silenziosa, fatta di piccoli impianti su capannoni e residenze, ma anche di grandi parchi che stanno affrancando aziende e famiglie dalla volatilità del gas. Davanti a questi numeri, cosa può fare concretamente un cittadino o un’impresa?

Cosa aspettarsi (e cosa no)

Il disegno di legge indica il 2035 per i primi reattori, ma le scadenze non bastano a creare convenienza. Anche se i decreti attuativi arrivassero entro il 2026, restano da risolvere questioni fondamentali: dove mettere le centrali, chi le costruirà, a quale costo e con quale schema di remunerazione. Non è un dettaglio tecnico, è la differenza tra una bolletta che scende e una che resta ferma o sale per coprire gli investimenti.

Nel frattempo il fotovoltaico e l’eolico offrono certezze che il nucleare italiano, oggi, non può dare: tempi di realizzazione brevi, costi in calo e la possibilità di investire subito. Un impianto residenziale con accumulo, con le detrazioni ancora attive, può ripagarsi in 5-7 anni e poi produrre energia quasi gratuita per oltre vent’anni. Per un’azienda artigiana o un piccolo capannone, i tempi di rientro sono ancora più rapidi se si considera l’autoconsumo.

Non si tratta di essere ideologici, si tratta di fare i conti con i tempi e con i numeri. L’energia del futuro è già qui, sotto il sole che batte sui nostri tetti e nelle pale che girano sulle colline. Basta non farsi distrarre da promesse lontane, che quando arriveranno – se arriveranno – rischiano di essere già vecchie.