Un quadriciclo elettrico da 80 km/h che non può entrare in autostrada
Si chiama Multipla, ma non è un minivan per famiglie numerose. È un quadriciclo elettrico a quattro posti che promette di portare l’eredità del 1956 nel traffico del 2028. E lo fa a un prezzo che sfida la logica dell’auto: tra 9.900 e 15.000 euro, come riporta l’articolo di Vaielettrico che ha presentato il concept. Ma è davvero la soluzione per la città, o un altro esercizio di stile su una piattaforma che conosciamo già fin troppo bene?
L’icona che non ti aspetti
Il nome Multipla evoca immediatamente due immagini opposte. Per i nostalgici, c’è la Fiat 600 Multipla del 1956, uno dei primi minivan prodotti in serie, un veicolo che con i suoi sei posti rivoluzionò il trasporto familiare quando l’Italia correva sul boom economico. Per tutti gli altri, c’è la monovolume degli anni Novanta, quella col doppio muso che divise il design automobilistico. In entrambi i casi, parliamo di auto vere: motore termico, targa normale, nessuna limitazione di velocità o potenza imposta dalla legge.
La Multiplina Concept presentata ieri è tutt’altra cosa. Lunga 3,1 metri con quattro posti, finiture essenziali ma climatizzatore di serie, sospensioni e imbottiture dei sedili più morbide rispetto alla Ami. Il design riprende il frontale simpatico della 600 Multipla originale, un omaggio dichiarato a Dante Giacosa. Ma le analogie finiscono qui. Parliamo di un quadriciclo elettrico pesante categoria L7e, che per legge non può superare i 15 kW di potenza (20 CV) e ha una velocità massima di 90 km/h. La Multiplina si ferma tra gli 80 e i 90 orari. In autostrada non può entrare. Sulle tangenziali veloci è al limite. In città, invece, potrebbe essere tutto ciò che serve. Ma dietro il nome evocativo, quali compromessi si nascondono?
Numeri, regole e mercato
Dimenticate la familiare spaziosa: la Multiplina Concept è un quadriciclo pesante L7e, con limiti tecnici precisi imposti dalla normativa europea. Massimo 15 kW di potenza, velocità bloccata a 90 km/h, nessuna pretesa di andare oltre l’ambito urbano e periurbano. La versione di serie arriverà nel 2028, quindi mancano ancora due anni pieni, e dovrà posizionarsi in una forbice di prezzo già affollata: sopra i 9.900 euro della Fiat Topolino nella versione con 75 km di autonomia, sotto i 15.000 euro della E-Car M1E che Stellantis produrrà a Pomigliano nello stesso anno, come ricostruito da Fleet Magazine nell’analisi del segmento.
È qui che la tesi si fa interessante. Da un lato, Stellantis sta capitalizzando una piattaforma che ha già dimostrato di funzionare commercialmente. Dall’altro, il rischio è che la Multiplina venga percepita come l’ennesima declinazione della stessa base tecnica, con un vestito nostalgico a giustificare il prezzo maggiorato. Perché la famiglia di quadricicli Stellantis è partita nel 2020 con la Citroën Ami, a cui si sono aggiunte la Opel Rocks Electric e la Fiat Topolino, versione ribattezzata della stessa piattaforma a due porte. La Multiplina aggiunge due posti e un design che guarda al passato, ma resta dentro lo stesso recinto normativo. Stellantis gioca sul sicuro: il marchio Fiat può vendere a un prezzo più alto lo stesso concetto che Citroën ha già sdoganato, ma con un patrimonio storico che nessun altro competitor può rivendicare.
I numeri di vendita della Ami e delle sue varianti sono solidi: a ottobre 2024 erano già 65.000 unità complessive. Non un fenomeno di massa, ma abbastanza per dire che un mercato esiste. La domanda vera è se esista anche per un quadriciclo a quattro posti che costa come una vera utilitaria usata ma non ne ha le libertà. Dati alla mano, chi vince e chi perde con questa scommessa?
Chi comprerà la Multiplina?
Il prezzo tra 9.900 e 15.000 euro racconta una storia di successo già scritta a metà, ma con limiti precisi. Il target dichiarato sono i giovani che non vogliono o non possono accedere a un’auto vera, le famiglie che cercano un secondo veicolo per la città, i city user che non escono mai dalla circonvallazione. Per loro, la Multiplina offre quattro posti veri, un climatizzatore, un comfort migliorato rispetto alla Ami e un’estetica che fa sorridere. Non è poco. Ma è anche un veicolo che non può fare tutto ciò che un’utilitaria a benzina di pari prezzo può fare: niente autostrada, niente viaggi fuori porta senza pianificare le ricariche, nessuna pretesa prestazionale.
Il punto non è se la Multiplina sia un buon prodotto — probabilmente lo è, per il suo segmento. Il punto è se il segmento dei quadricicli elettrici sia una risposta reale ai bisogni di mobilità urbana o una nicchia che Stellantis sta allargando con operazioni di marketing sempre più sofisticate. La norma europea sulle emissioni spinge verso veicoli piccoli, leggeri, a zero emissioni locali. Ma la norma non costruisce da sola un mercato di massa. Servono infrastrutture di ricarica accessibili, incentivi stabili, una cultura della mobilità che accetti compromessi come gli 80 km/h di velocità massima. E serve che i cittadini vedano in questi veicoli un passo avanti, non un ripiego.
La Multiplina non è un’auto, ma potrebbe essere tutto ciò che serve in città. O forse no. E se il vero ostacolo fosse la nostra idea di mobilità? Quella che ci fa guardare con sospetto un quadriciclo a quattro posti perché “non è una macchina vera”, mentre passiamo quaranta minuti al giorno in coda a 15 km/h su un’utilitaria da 90 cavalli. La Multiplina arriverà nel 2028. Due anni per decidere se siamo pronti a prendere sul serio un veicolo che ha il nome di un mito e i limiti di un ciclomotore allargato.




