La nuova miniera punta a produrre pellet per forni elettrici, sfruttando l’energia rinnovabile del Midwest americano

Per la prima volta in cinquant’anni, nel Minnesota si scava una nuova miniera di ferro. Non è un’operazione nostalgica né un recupero di glorie siderurgiche novecentesche: è il tentativo di agganciare la domanda di acciaio verde direttamente alla fonte della materia prima.

L’avvio della produzione è previsto per l’autunno 2026, con la capacità di 7 milioni di tonnellate di pellet da riduzione diretta all’anno. Niente altoforno a carbone: questi pellet sono pensati per alimentare forni elettrici, il cuore della siderurgia decarbonizzata.

Dietro l’iniziativa c’è l’investimento di Essar, 2,5 miliardi di dollari. Il progetto Essar, spiega Joe Broking, «sarà la miniera di ferro più pulita del Nord America, probabilmente del mondo, e di parecchio». Una dichiarazione ambiziosa, che poggia però su un dato di mercato concreto: il mercato globale dei pellet DR-grade potrebbe quadruplicare entro il 2034.

La siderurgia, responsabile da sola di circa il 9% delle emissioni globali di gas serra, ha bisogno di materie prime nuove. Ed è qui che il Minnesota incrocia la geografia dell’energia.

L’energia che sposta la partita

Produrre pellet per la riduzione diretta serve a poco se l’elettricità che alimenta il processo non è abbondante, pulita e a basso costo. I numeri americani raccontano perché la scelta del sito non è casuale. Nei primi cinque mesi del 2026, le fonti rinnovabili hanno coperto oltre il 30% della generazione elettrica statunitense. A maggio, la generazione solare ha superato sia quella del carbone sia quella dell’eolico. Non si tratta di un picco isolato: le proiezioni dell’EIA indicano che la quota delle rinnovabili salirà al 37% entro la fine di maggio 2027, mentre la nuova capacità pulita in pipeline – rinnovabili industriali e accumulo a batterie – aggiungerà quasi 77 gigawatt di potenza entro la primavera del 2027.

Il puzzle europeo

Dall’altra parte dell’Atlantico, la strategia è diversa e si misura in capitali pubblici. È stata istituita la Banca per la decarbonizzazione industriale, con una dotazione di 100 miliardi di euro per accompagnare i settori manifatturieri fuori dalle fonti fossili. L’elettrificazione del calore di processo è indicata come la strada per comparti come alimentare, carta e farmaceutica, ma resta vincolata a un prezzo dell’elettricità industriale che in Europa è ancora mediamente tre volte quello americano. Senza un costo dell’energia competitivo, anche gli strumenti finanziari più dotati rischiano di spingere la domanda di materie prime verdi altrove.

Un autunno per capire

Il banco di prova sarà l’autunno 2026, quando i primi pellet DR-grade cominceranno a uscire dalla miniera del Minnesota. Se il differenziale di prezzo dell’elettricità industriale tra le due sponde dell’Atlantico resterà quello attuale, assisteremo a un riposizionamento delle catene di fornitura dell’acciaio verde.

Il numero da tenere d’occhio non è un obiettivo climatico, ma il costo al megawattora per l’industria: è lì che si deciderà chi estrarrà il minerale e chi lo comprerà.