Diciannove auto per ogni colonnina pubblica, e l’obiettivo di 100.000 punti entro il 2030

Per alimentare 103.826 auto elettriche, il Michigan ha solo 5.455 colonnine pubbliche. Ma il dato che pesa davvero è un altro: 55 al giorno. Sono le colonnine che lo stato dovrebbe installare ogni singolo giorno da qui alla fine del 2030 per centrare l’obiettivo di 100.000 punti di ricarica. Nel frattempo, lo scorso giugno, sono finalmente arrivati i 51 milioni di dollari dal programma NEVI, il National Electric Vehicle Infrastructure. Un assegno sbloccato a forza, dopo mesi di congelamento e un passaggio in tribunale. Ma quei soldi, per quanto attesi, arrivano in un mercato che nel frattempo ha cambiato direzione.

Il paradosso dei numeri

I 51 milioni servono ad ampliare una rete che oggi conta 5.455 punti di ricarica pubblici. A maggio scorso, secondo i dati ufficiali, nel Michigan circolavano 103.826 veicoli elettrici puri e altri 19.590 ibridi plug-in. Il rapporto è di circa diciannove auto elettriche per ogni colonnina pubblica, senza contare le plug-in. Non è il peggiore degli Stati Uniti, ma il problema vero è la velocità: con 55 installazioni al giorno da qui al 2030 si arriva a 100.000 punti di ricarica. Il ritmo attuale è molto più lento.

Dietro questi numeri non c’è solo una questione di cantieri. C’è un anno e mezzo di stop imposto da Washington, che ha lasciato gli stati senza la possibilità di spendere i fondi già assegnati. Il Michigan non ha potuto pubblicare bandi né firmare contratti per tutta la durata del blocco. Il tempo perso non si recupera con un bonifico.

Il congelamento illegale

La storia dei 51 milioni comincia nel febbraio 2025, quando l’amministrazione Trump congela d’imperio l’intero programma NEVI da 5 miliardi di dollari. Il Dipartimento dei Trasporti e la Federal Highway Administration staccano la spina senza preavviso, bloccando i fondi già obbligati per gli stati. Per quasi un anno i progetti restano fermi. Poi arriva la sentenza: lo scorso 23 gennaio un giudice federale stabilisce che quel congelamento è stato illegale, una violazione dell’Administrative Procedure Act. Nelle motivazioni, il giudice usa una metafora tagliente: DOT e FHWA hanno «staccato la spina del programma NEVI dalla presa, chiedendo una cessazione istantanea e improvvisa». E aggiunge: «Tale capricciosità va contro l’Administrative Procedure Act; semplicemente non è così che si fanno le cose secondo la legge». La sentenza costringe l’amministrazione a rilasciare i fondi. Il Michigan riceve la sua quota a giugno 2026.

Il punto non è solo la legalità dell’operazione. È che per oltre un anno nessuno ha potuto muovere un cantiere. Il governo federale aveva acceso il programma, poi lo ha spento, poi un tribunale lo ha riacceso. Nel frattempo, le case automobilistiche rivedevano i piani, gli investitori prendevano altre strade e i numeri della mobilità elettrica cominciavano a raccontare un’altra storia.

La frana degli investimenti

Perché mentre i fondi federali restavano congelati, il mercato ha preso una direzione diversa. Nel 2025, stando ai dati di Atlas Public Policy, sono stati cancellati oltre 20 miliardi di dollari in investimenti per veicoli elettrici e batterie che erano stati annunciati in precedenza. Non si tratta di stime o di voci: sono progetti che avevano un nome, una localizzazione e una data di avvio prevista, e che sono stati ritirati uno dopo l’altro. Cifre che ridimensionano qualunque assegno federale.

Il Michigan è dentro questa contraddizione fino al collo. È lo stato simbolo dell’auto americana, ospita gli stabilimenti delle Big Three e si è giocato una parte importante della transizione elettrica. Ma i 51 milioni appena arrivati sono una goccia dentro un buco da 20 miliardi. Il punto non è se serviranno — serviranno, e probabilmente accelereranno qualche installazione nei prossimi mesi. È che il contesto in cui arrivano è radicalmente diverso da quello in cui il programma NEVI era stato concepito. La domanda di veicoli elettrici è cresciuta meno del previsto, i produttori hanno rallentato i lanci, le reti di ricarica private avanzano a macchia di leopardo. In questo quadro, chiedersi se il Michigan riuscirà davvero a installare 55 colonnine al giorno non è un esercizio di matematica: è un test sulla credibilità dell’intera strategia.

I numeri dicono che la strada è ancora in salita. I milioni stanziati fanno notizia una volta. Le colonnine effettivamente messe a terra, mese dopo mese, sono il solo termometro che conta. E quel termometro, per ora, segna qualche grado sotto lo zero.