L’incremento del 87% in Europa segue il +50% globale, trainato dalla risoluzione dei colli di bottiglia nella supply chain

Nel secondo trimestre del 2026, tra aprile e giugno, Mercedes-Benz Group ha consegnato 511.900 veicoli tra auto e furgoni. Il dato, comunicato dalla casa di Stoccarda nei giorni scorsi, non sarebbe di per sé eclatante se non fosse per un dettaglio: le vendite di veicoli elettrici a batteria, i cosiddetti BEV, sono cresciute del 50% su base annua a livello globale. E in Europa, il mercato più esigente in termini di infrastrutture e normative, l’incremento ha toccato l’87%, con 43.500 unità immatricolate. Non è una fiammata isolata: è il termometro di un collo di bottiglia produttivo che si sta finalmente allentando.

Chi segue la transizione elettrica sa che il freno principale, per Mercedes come per molti costruttori legacy, non è mai stata la domanda. Era la capacità di produrre batterie, motori elettrici e piattaforme dedicate in volumi sufficienti a soddisfare gli ordini. Un +87% in un singolo trimestre, in un continente dove le immatricolazioni BEV del marchio tedesco erano già in crescita costante, suggerisce che l’azienda ha messo in riga la supply chain. Il dato si inserisce in un quadro più ampio: le vendite al di fuori della Cina sono aumentate del 3%, un segnale di resilienza nei mercati maturi, mentre Pechino continua a rappresentare una variabile complessa per tutti i costruttori premium.

Meno auto, più elettrico: il sorpasso interno

Questo scollamento tra volumi totali e mix elettrificato è il vero indicatore della trasformazione strutturale. Non si tratta più di una nicchia che cresce ai margini di un listino termico: è il baricentro finanziario e industriale che si sposta. Mercedes sta deliberatamente riducendo la complessità della gamma endotermica, concentrando risorse su piattaforme come la MMA e la MB.EA, progettate per ottimizzare i costi di produzione e l’efficienza energetica. Il risultato è che un numero minore di auto vendute può generare margini comparabili o superiori, a patto che il prezzo medio e la redditività dei modelli elettrici tengano. Ed è proprio questo il punto su cui il mercato resta in attesa di risposte.

Tesla all’attacco, BMW in ritirata

La partita, però, non si gioca a porte chiuse. Nello stesso trimestre, Tesla ha consegnato 480.126 veicoli, con un balzo del 25% rispetto all’anno precedente. Sono volumi che restano inferiori a quelli di Mercedes-Benz Group nel suo complesso, ma la distanza si sta accorciando, e Tesla opera con un portafoglio interamente elettrico, senza l’inerzia di una gamma termica da gestire. Il confronto è ancora più significativo se si considera che le consegne della Model Y e della Model 3 rinnovata continuano a crescere in Europa, proprio il teatro in cui Mercedes sta spingendo forte con EQE e EQS.

Sull’altro fronte, BMW Group ha vissuto un trimestre in retromarcia. Le consegne globali sono scese del 4,9% a quota 590.962 unità, penalizzate da un crollo del 30,2% in Cina. Il costruttore di Monaco paga una strategia multi-energia che, se da un lato garantisce flessibilità produttiva, dall’altro diluisce gli investimenti e rallenta l’adozione di piattaforme BEV native. Il risultato è una forbice che si allarga: chi accelera sull’elettrico puro, come Tesla, guadagna terreno; chi gestisce la transizione con gradualità, come BMW, rischia di perdere quote nei mercati dove la domanda di elettrico è più elastica e sensibile agli incentivi.

Per chi gestisce flotte aziendali o parchi di veicoli commerciali, il segnale più concreto arriva dai furgoni. Le vendite di eVans Mercedes sono aumentate del 46% rispetto allo stesso trimestre del 2025, con 10.100 unità consegnate. Non sono numeri da fantascienza, ma indicano che l’offerta elettrica nel segmento commerciale leggero ha raggiunto una maturità tecnica e una capillarità di servizio sufficienti a convincere chi fa della logistica il proprio core business. La transizione, oggi, non è più una promessa scritta su un documento programmatico: è un flusso di veicoli che esce dagli stabilimenti e finisce nei piazzali dei fleet manager, con tempi di ricarica, autonomie reali e costi totali di esercizio già misurabili. Il +87% delle BEV Mercedes in Europa è il dato che fa rumore, ma il +46% dei furgoni elettrici è quello che, a ben guardare, racconta la solidità del cambiamento.