L’ex bracconiere Lindo oggi protegge le tartarughe, spinto dalla scomparsa dei pesci

Manuel Gomes, detto Lindo, per anni ha fatto il bracconiere di tartarughe. Vive sull’isola di Príncipe, nell’arcipelago di São Tomé e Príncipe, e da ragazzo vendeva carne di tartaruga per aiutare la famiglia. Poi un giorno è arrivato un ricercatore, e qualcosa è scattato. Lindo ha smesso di uccidere tartarughe e ha cominciato a proteggerle. Ieri, quando il Presidente Carlos Vila Nova ha firmato l’approvazione formale delle prime due aree marine protette del paese, lui era lì — non più come bracconiere, ma come uno dei più accesi sostenitori di un progetto su cui si lavora le prime aree marine protette di São Tomé e Príncipe. È una storia che suona bene, e in parte lo è. Ma grattando sotto la superficie, si scopre che la conversione di Lindo non è solo una parabola edificante: è il sintomo di una crisi che sta svuotando il mare e mettendo con le spalle al muro migliaia di persone.

Dal bracconaggio alla protezione: il paradosso dei pescatori

Lindo non è diventato un ambientalista per una folgorazione improvvisa. Ha capito, prima di molti altri, che il mare stava cambiando. “Le AMP sono estremamente preziose per i pescatori di Príncipe e per tutta la popolazione”, ha detto. “Garantiscono che non resteremo senza pesce nelle nostre acque un giorno”. Non è retorica: è sopravvivenza. L’ex bracconiere sa che una tartaruga può essere venduta una volta sola, ma un’area protetta può continuare a produrre pesce per decenni. Sa anche che “le AMP fanno bene al pesce. Non possiamo continuare a usare queste zone finché il pesce finisce; dobbiamo designare aree di pesca responsabile. Le AMP migliorano la vita quotidiana della gente perché generano più reddito per noi palaiês, e anche per i pescatori”.

C’è una concretezza quasi brutale in queste parole, lontana anni luce dai documenti programmatici delle organizzazioni internazionali. Lindo è cresciuto pescando, conosce ogni tratto di costa, e se ha cambiato idea non è stato perché qualcuno gli ha spiegato la biodiversità marina: è perché ha visto i pesci sparire. La sua parabola è il riflesso di una tensione che attraversa tutte le comunità costiere dell’arcipelago: la dipendenza assoluta dal mare genera sia la distruzione delle risorse sia, paradossalmente, l’unica spinta possibile verso la loro protezione. Ma dietro la conversione personale c’è una ragione amara: il mare si sta svuotando, e chi ci vive sopra lo sa meglio di chiunque altro.

Il mare si svuota: i numeri di una crisi silenziosa

La storia del bracconiere convertito non è un caso isolato, ma il riflesso di una realtà sempre più drammatica. Le risorse ittiche di São Tomé e Príncipe sono in declino da anni. Negli ultimi tempi la popolazione ittica ha subito cambiamenti profondi: prima c’erano molti più pesci vicino alla costa, ora sono meno numerosi e si trovano molto più al largo. Per un paese dove oltre l’80% della popolazione dipende dal mare, questo non è un problema ambientale: è una questione di cibo e di reddito. Le comunità costiere sono sempre più preoccupate per la perdita delle loro fonti di sostentamento, e non è difficile capire perché.

Il progetto per creare una rete di aree marine protette è nato proprio da questa urgenza. Fauna & Flora e i suoi partner regionali — Oikos, Marapa e Fundação Príncipe — hanno cominciato a lavorare nel 2018 insieme alle comunità locali e al governo per rafforzare la protezione marina attraverso la co-progettazione delle AMP. Non è stato un processo calato dall’alto: 41 comunità costiere sono state coinvolte in oltre 200 incontri ed eventi per identificare le aree da proteggere. Otto anni di lavoro, discussione, negoziazione. Un approccio di cogestione partecipativa che punta a creare una rete di aree protette in cui le comunità non siano spettatrici ma protagoniste. Il governo sta attualmente esaminando la proposta di legge per il decreto sulle aree marine protette — un passaggio tecnico, ma non scontato, che servirà a dare sostanza giuridica all’annuncio presidenziale.

Eppure, c’è qualcosa di profondamente asimmetrico in questa storia. Da un lato, l’approvazione delle prime due AMP e l’impegno a designarne altre sei nelle acque costiere di Príncipe entro quest’anno. Dall’altro, la consapevolezza che nel frattempo la pesca continua a diminuire, i pesci si allontanano sempre di più, e chi vive di mare fatica ad arrivare a fine giornata. Le AMP non sono una bacchetta magica. Impongono vincoli, spostano attività, richiedono sorveglianza — tutte cose che costano, in termini economici e politici. La domanda ora è: basteranno?

Obiettivo 30% entro il 2030: l’ambizione che sfida la realtà

L’approvazione delle prime AMP è solo l’inizio di un percorso a ostacoli. La designazione rappresenta un passo positivo verso l’impegno del paese di raggiungere l’obiettivo globale di proteggere il 30% di terra e mare entro il 2030 — il cosiddetto target 30×30. Ma tra un decreto presidenziale e la protezione effettiva di un’area marina c’è di mezzo un oceano. Letteralmente. Servono risorse per il monitoraggio, per la sorveglianza, per accompagnare le comunità nella transizione verso pratiche di pesca sostenibili. Servono alternative economiche per chi dal mare dipende totalmente. Senza queste condizioni, le AMP rischiano di restare linee tracciate su una mappa, mentre i bracconieri — quelli veri, non quelli convertiti — continueranno a pescare dove e come hanno sempre fatto.

Il paese ha dalla sua un processo partecipativo che in otto anni ha costruito un rapporto di fiducia con le comunità. Non è poco. Ma la fiducia si consuma in fretta se non arrivano risultati tangibili. I pescatori come Lindo hanno scommesso sulle AMP perché vedono in quelle aree una garanzia per il futuro. “Non resteremo senza pesce”, dicono. Ma la promessa implicita è anche un’altra: non resterete senza reddito, non resterete senza cibo. Mantenerla richiederà molto più di una cerimonia presidenziale. Richiederà che il decreto legge in esame al governo venga approvato, finanziato e implementato. Richiederà che i sei nuovi siti previsti nelle acque di Príncipe vengano effettivamente designati nel 2026. E richiederà, soprattutto, che qualcuno controlli che i confini tracciati sulle carte siano rispettati anche in mare.

Le AMP sono finalmente realtà. Ma la loro efficacia dipenderà dalla volontà politica di trasformare un annuncio in protezione effettiva, e dalla capacità di coinvolgere davvero le comunità nella gestione quotidiana. Il bracconiere convertito è un simbolo di speranza, certo. Ma è anche un monito. Senza alternative concrete, senza reddito, senza pesce, la fame potrebbe riportare indietro le lancette. E allora la storia di Lindo resterebbe solo una bella storia, mentre il mare continuerebbe a svuotarsi sotto gli occhi di tutti.