Il regolamento sulla riduzione dei pesticidi è stato ritirato dopo una lunga campagna di pressione della lobby agricola

Nei giorni scorsi, un’inchiesta di GRILLED ha ricostruito i passaggi con cui Copa Cogeca ha orchestrato lo smantellamento delle ambizioni ambientali del Green Deal in agricoltura. Al centro della vicenda c’è la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, nota come SUR, formalmente ritirata dalla Commissione europea nel febbraio 2024. Ma già nel settembre 2022, documenti interni mostravano come la lobby agricola avesse messo a punto una strategia esplicita: rinviare qualsiasi decisione fino alle elezioni europee del 2024, nella convinzione che un Parlamento più favorevole avrebbe seppellito il testo. “Forse vale la pena aspettare fino ad allora”, si legge nei verbali di quella riunione.

Il piano per affossare il regolamento

Il ritiro della SUR non è stato un incidente diplomatico né una resa improvvisa della Commissione von der Leyen. È stato il punto d’arrivo di una campagna condotta su più tavoli, che ha prodotto risultati concreti ben prima del febbraio 2024. Già nell’aprile 2022, stando alla ricostruzione, gli uffici di Copa Cogeca avevano inviato lettere ai presidenti delle diverse commissioni e ai commissari europei. L’obiettivo era modificare la soglia che avrebbe definito un allevamento intensivo nel quadro delle nuove norme ambientali. Il risultato fu immediato: la soglia passò da 100 a 150 unità di bestiame adulto (LSU). Un intervento chirurgico che ha escluso buona parte degli allevamenti di medie dimensioni dai vincoli più stringenti.

A questo si è aggiunta, nel settembre 2024, quella che la stessa organizzazione ha definito “una grande vittoria della lobby – la battaglia è finita”: la riduzione delle protezioni per il lupo nell’ambito della Direttiva Habitat. In parallelo, Copa Cogeca ha mobilitato i ministri dell’Agricoltura di diversi Stati membri per bloccare la richiesta di autorizzazione per il foie gras coltivato presentata dalla start-up francese Gourmey, intervenendo prima ancora che la Commissione potesse valutare il dossier. Tre obiettivi diversi – allevamenti, predatori, proteine alternative – raggiunti con lo stesso metodo: pressione diretta sui decisori, scavalcando il processo di valutazione tecnica. Ma dietro queste vittorie c’è una macchina di pressione lunga decenni.

L’arte del rinvio: crisi e alleanze

Non è stato un caso: la strategia di Copa Cogeca si basa su un gioco di sponda tra crisi e alleanze politiche. Secondo il Corporate Europe Observatory, la campagna contro la SUR ha utilizzato una tattica classica: chiedere ulteriori valutazioni d’impatto per motivi di sicurezza alimentare. La pandemia da Covid-19 e l’invasione russa dell’Ucraina hanno fornito l’amplificazione perfetta. Il 26 settembre 2022, durante la riunione del Consiglio AGRI-FISH, i ministri dell’Agricoltura di nove paesi – Austria, Bulgaria, Estonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia – hanno formalmente chiesto alla Commissione europea una seconda valutazione d’impatto sulla proposta SUR. La motivazione era che l’analisi esistente non teneva conto dell’impatto della guerra in Ucraina sulla sicurezza alimentare globale.

Dietro quella richiesta, formalmente tecnica, c’era un disegno politico che affonda le radici nella storia stessa dell’associazione. Già nei primi anni Sessanta, scrive Politico Europe, i movimenti agricoli e cooperativi europei, Copa e Cogeca, si sono fusi creando un’unica potenza di lobbying. Da allora, l’organizzazione ha costruito una rete di relazioni che le consente di intervenire su qualsiasi dossier che tocchi gli interessi degli agricoltori, dalla Politica agricola comune alle direttive ambientali. Oggi, sul proprio sito, Copa Cogeca si presenta come il canale che consente agli agricoltori e alle cooperative europee di “esprimere le loro opinioni e proposte su una moltitudine di soggetti che riguardano direttamente gli agricoltori, indipendentemente dall’attività agricola in cui sono coinvolti”. Una formulazione che descrive un interlocutore istituzionale legittimo. Ma che, alla prova dei fatti, ha funzionato come una macchina di blocco normativo. Così l’Europa si ritrova senza una legge sui pesticidi, ma con molte domande aperte.

Il conto da pagare

Mentre Bruxelles tace, Copa Cogeca si presenta come portavoce degli agricoltori. Ma chi rappresenta davvero? Il panel di esperti del Pesticide Action Network Europe, nel commentare il ritiro della SUR, ha parlato di “giornata nera per la salute e la biodiversità”. Il punto non è solo ambientale. Senza un quadro vincolante, l’agricoltura europea resta governata da incentivi che premiano i volumi e da una regolamentazione che non è stata aggiornata rispetto agli impegni del Green Deal e della strategia Farm to Fork.

La Commissione von der Leyen ha annunciato una nuova “Visione per l’agricoltura e l’alimentazione”, ma le misure concrete restano vaghe. Nel frattempo, il principio di precauzione su cui si fondava la SUR – ridurre l’uso dei pesticidi non per capriccio ambientalista, ma perché esistono prove scientifiche degli effetti sulla salute umana e sugli impollinatori – è stato sostituito da un vuoto normativo. Il caso del foie gras coltivato è esemplare: un’innovazione che potrebbe ridurre la pressione sugli allevamenti intensivi è stata bloccata non da una valutazione di sicurezza alimentare, ma da un intervento politico preventivo. La domanda resta: senza vincoli, chi proteggerà il suolo, l’acqua e la salute? E se la transizione ecologica in agricoltura è stata fermata, chi pagherà il conto della prossima emergenza sanitaria o ambientale?