Il rapporto dell’Oakland Institute documenta che la domanda militare e tecnologica supera quella delle rinnovabili, con il Congo al centro
Un mese dopo la pubblicazione del rapporto RUSH dell’Oakland Institute, la cifra che smonta il racconto mainstream è questa: più del 70% della domanda di minerali critici non serve alla transizione energetica. Serve alla postura “AI-first” del Pentagono. E il litio di Manono, passato di mano con l’aiuto dell’amministrazione Trump, è il punto in cui le due filiere si toccano.
Il 70% che manca dai discorsi
Il dettaglio che manca dai discorsi è la composizione reale della domanda. Quando si parla di minerali critici, il frame dominante è la transizione energetica: batterie, fotovoltaico, eolico. Il rapporto RUSH dell’Oakland Institute documenta invece che più del 70% della domanda attuale proviene da automotive, aerospazio, militare, comunicazioni e tecnologia, settori che con la transizione non c’entrano. Nel frattempo, il Pentagono sta adottando una postura di guerra “AI-first”: il complesso militare-industriale statunitense integra rapidamente aziende tech e di intelligenza artificiale con un interesse comune a blindare le forniture di minerali critici. Il litio che serve a quell’altra domanda, però, ha una provenienza precisa.
Manono: l’ironia del litio “climatico” di Bill Gates
Quel 70% ha una geografia precisa: la Repubblica Democratica del Congo. È lì che le due filiere, quella militare e quella dichiarata climatica, si toccano. KoBold Metals, società mineraria basata sull’IA sostenuta da Bill Gates, ha annunciato a luglio un accordo quadro per rilevare la partecipazione di AVZ Minerals nel giacimento di litio di Manono, nel sud del Congo. L’operazione è arrivata con l’aiuto dell’amministrazione Trump. Il punto non è solo economico, è logico: un filantropo che ha costruito la sua narrazione pubblica sulla lotta al clima finanzia una startup che usa l’intelligenza artificiale per trovare minerali, e Washington interviene per far passare la mano.
Come documentava già il rapporto “Shafted” dell’Oakland Institute, pubblicato nell’ottobre 2025, le manovre statunitensi sui minerali critici congolesi non sono un episodio recente: il dossier, firmato dallo stesso policy director Frédéric Mousseau, aveva ricostruito il quadro nove mesi prima di RUSH. KoBold dichiara di esplorare materiali chiave per la transizione energetica. Ma il litio di Manono entra in una filiera dove la domanda militare e tecnologica pesa più di quella delle rinnovabili. L’ironia è doppia: la copertura climatica legittima un’operazione chiusa con l’aiuto di un’amministrazione che ha messo l’AI militare al centro.
Se la proprietà è una partita geopolitica, il costo è sociale: i numeri dei conflitti minerari aprono un altro capitolo.
36.000 conflitti e la via opposta
Il passaggio di proprietà a Manono non è un incidente isolato: è il sintomo di una filiera sotto tensione. Tra il 2015 e il 2022 si sono verificati più di 36.000 conflitti legati all’attività mineraria in 4.293 località nel mondo, secondo il rapporto RUSH. Sull’altro piatto della bilancia, la produzione di minerali come grafite, litio e cobalto potrebbe aumentare di quasi il 500% entro il 2050 per soddisfare la domanda di tecnologie per l’energia pulita, secondo un rapporto del World Bank Group. Le due traiettorie viaggiano in direzioni opposte.
Frédéric Mousseau, policy director dell’Oakland Institute e co-autore del rapporto, propone la via inversa. «Piuttosto che dire che il nuovo mining per le rinnovabili si sommerà alla domanda esistente, dovremmo smilitarizzare l’economia globale, fermare questa corsa per ogni tipo di industria e concentrare sulle rinnovabili l’estrazione che già esiste», ha dichiarato. Il trade-off resta aperto per chi progetta la filiera: aumentare l’estrazione di quasi il 500% o ridefinire a cosa serve davvero.
Per chi installa o gestisce impianti e acquista batterie, la provenienza dei minerali non è più un dettaglio: è un rischio di fornitura, di prezzo e di accettazione sociale. La transizione energetica non può ignorare il 70%.




