Il rapporto Istat mostra progressi su ambiente e agricoltura, ma arretramenti su povertà, istruzione e giustizia

Un bambino italiano su tre, tra i 3 e i 5 anni, è in sovrappeso: il 31,1% nel 2025 secondo il Rapporto SDGs 2026 appena pubblicato dall’Istat. Un dato che non parla solo di salute infantile, ma è la spia di disuguaglianze strutturali che l’Agenda 2030 avrebbe dovuto sanare. Perché se è vero che oltre la metà delle misure italiane per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sta migliorando, il Rapporto rivela anche un’Italia spaccata: gli indici che peggiorano si concentrano proprio sui pilastri fondanti — povertà, istruzione e giustizia — proprio mentre l’Europa rallenta il passo.

Il peso dell’infanzia: la spia di un malessere strutturale

Il 31,1% di bambini in eccesso di peso fotografato dall’Istat non è un incidente statistico. L’obesità infantile corre lungo le linee del reddito e del livello di istruzione dei genitori, trasformando un indicatore sanitario in un marcatore di povertà educativa e materiale. I numeri lo confermano: nel 2024 la povertà assoluta ha toccato 5,7 milioni di residenti — il 9,8% della popolazione — e sebbene nel 2025 la quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale sia scesa al 22,6%, il miglioramento è fragile. Oltre un italiano su cinque resta in una condizione di vulnerabilità, e il sovraccarico del costo dell’abitazione, attestatosi al 5,0% nel 2025, segnala che per una fetta non trascurabile di famiglie la casa rimane un peso difficile da sostenere, con effetti a cascata su alimentazione, salute e possibilità di investire nell’educazione dei figli.

Non tutto, va detto, arretra: sempre nel 2024 le coltivazioni biologiche hanno superato il 20% della superficie agricola utilizzata, un segnale di vitalità del settore primario che però non compensa le crepe sul fronte sociale. Il sovrappeso dei più piccoli è solo la punta di un iceberg che affonda su più fronti.

Avanti adagio, indietro su ciò che conta

Dal 2018 l’Istat pubblica con cadenza annuale il Rapporto SDGs, un cruscotto di indicatori che misura la distanza dell’Italia dai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. L’edizione 2026 offre una fotografia contrastata: il 53,8% delle misure analizzate mostra un miglioramento nel medio periodo, mentre l’11,3% è in peggioramento. Guardando all’ultimo anno, la dinamica è ancora più netta: il 51% delle misure è migliorato, ma il 24% è peggiorato.

È la distribuzione di questi peggioramenti a fare la differenza. L’Istat segnala che le variazioni negative si addensano sull’Obiettivo 1 (povertà), sull’Obiettivo 4 (istruzione) e sull’Obiettivo 16 (pace, giustizia e istituzioni). Sull’Obiettivo 1 pesa proprio l’aggravarsi degli indicatori di povertà e deprivazione materiale — con la povertà assoluta che nel 2024 ha toccato 5,7 milioni di individui, mentre il sovraccarico dei costi abitativi conferma una pressione ancora forte sulle famiglie. Sull’Obiettivo 4 incidono il calo delle competenze degli studenti e la contrazione della quota di giovani laureati: due segnali che mettono in discussione la capacità del sistema formativo di funzionare da ascensore sociale. Quanto all’Obiettivo 16, i numeri raccontano di un indebolimento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e di un aumento della densità carceraria, fenomeni che toccano la qualità democratica e il funzionamento del sistema giudiziario.

In altre parole, il 54% di misure che migliora non è distribuito in modo omogeneo: l’Italia sta facendo progressi su ambiente, agricoltura e forse su alcuni aspetti della sostenibilità produttiva, ma scivola proprio dove gli SDG chiedevano di costruire fondamenta solide. Senza una base di equità sociale, istruzione di qualità e istituzioni efficienti, anche i traguardi sugli altri fronti rischiano di restare fragili. E se il contesto europeo smette di trainare, questi squilibri sono destinati a diventare cronici.

Quando l’Europa si chiama fuori

Le difficoltà italiane si inseriscono in un quadro europeo in netto ripiegamento. Secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi dalle dashboard dell’SDG Index, i progressi sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile nell’Unione europea si sono fermati, in un contesto di calo della priorità politica che la leadership UE attribuisce agli SDG. Il combinato disposto tra disimpegno sovranazionale e arretramenti nazionali su povertà, istruzione e giustizia delinea uno scenario in cui l’Agenda 2030 rischia di essere centrata solo sulla carta, con l’Italia che potrebbe finire per migliorare gli indicatori aggregati senza rispondere alle fratture più profonde.

L’Italia dovrà scegliere se continuare da sola la corsa o rassegnarsi a un’Agenda 2030 sempre più sfocata. Il Rapporto SDGs 2026 non è un fallimento, ma un campanello d’allarme. Senza una correzione di rotta su povertà, istruzione e giustizia, il Paese rischia di centrare gli obiettivi sbagliati.