La rete di ricarica italiana ha raggiunto 84.564 punti installati, con oltre la metà veloci o ultraveloci
Hai presente quel momento in cui stai valutando se passare all’auto elettrica e un amico ti gira l’ennesimo articolo che profetizza la fine dell’EV? L’ultimo arriva da Honda: ha appena spento il Prologue, il suo unico modello a batteria che vendeva bene, e sta scrivendo ai clienti per suggerire “di prendere in considerazione un ibrido”. La notizia ti lascia con un mezzo dubbio: forse hanno ragione loro, forse è meglio aspettare.
Poi apri i numeri e il dubbio si scioglie in fretta. La sconfitta, in questa storia, è solo di Honda.
Intanto in Italia, sotto casa
Mentre qualche casa automobilistica fa marcia indietro, la rete di ricarica italiana continua a crescere a un ritmo che fino a due anni fa sembrava impossibile. Al 30 giugno 2026 la rete di ricarica pubblica italiana ha toccato 84.564 punti installati. In soli dodici mesi ne sono stati aggiunti 17.003, e più della metà – il 53% – sono colonnine veloci o ultraveloci, di quelle che in venti minuti ti restituiscono l’80% della batteria.
Non è soltanto una questione di numeri assoluti. Oggi oltre la metà delle aree di servizio in autostrada ha almeno un punto di ricarica, e nell’ultimo trimestre, tra aprile e giugno 2026, l’incremento netto è stato di 6.311 unità, come documentato da l’analisi de La Nuova Ecologia. Significa che ogni giorno, mentre discutevamo se l’elettrico fosse pronto, si accendevano in media 70 nuove spine nel Paese.
Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ha parlato di “crescita record” e ha aggiunto una frase che pesa: “La rete non può continuare a crescere da sola e non è più rinviabile un’azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici”. Tradotto: le spine ci sono, manca ancora uno scatto sulla domanda.
Una casa che spegne il motore giusto
Qui arriva la parabola di Honda. A marzo 2026 ha cancellato tre futuri modelli elettrici negli Stati Uniti. A luglio ha spento la produzione del Prologue, che nel frattempo era diventato uno dei dieci EV più venduti oltreoceano e continuava a superare le aspettative commerciali. Poi, sempre a luglio, ha cominciato a suggerire ai proprietari del Prologue di guardare agli ibridi. L’operazione complessiva, secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, porterà a una perdita netta fino a 15,7 miliardi di dollari, in gran parte per l’effetto dei dazi e della concorrenza asiatica, soprattutto cinese.
Ma la parte più interessante è la reazione dei clienti. Business Insider ha raccolto le voci di diversi proprietari di Prologue e il commento più rappresentativo suona più o meno così: “Con pochissime eccezioni, chiunque sia passato completamente all’elettrico non vorrebbe mai tornare a un veicolo a gas o ibrido”. È esattamente quello che mostra l’indagine sulla fedeltà dei guidatori elettrici: il 96% dei proprietari di EV non tornerebbe indietro.
Lo studio è stato condotto negli Stati Uniti dopo che il prezzo delle auto elettriche era stato aumentato di 7.500 dollari per via di scelte politiche. Nonostante la stangata, quasi nessuno ripensa al benzinaio.
Cosa cambia per chi deve scegliere oggi
La vicenda Honda racconta una verità scomoda per alcune case: la transizione la stanno facendo i consumatori, non i costruttori in ritardo. Per chi oggi in Italia deve decidere che auto prendere, il dato pratico è che le colonnine ci sono, crescono e coprono sempre meglio anche i viaggi lunghi. Il Prologue non lo comprerai più, ma ogni trimestre si aggiungono migliaia di punti di ricarica nelle città, nei centri commerciali e in autostrada. L’esperienza di chi guida elettrico è già, per 96 persone su 100, irreversibile.
L’unico vero errore, a questo punto, sarebbe farsi guidare dalla paura di chi ha mollato.




