I modelli erano usati da aziende di energia, acqua e trasporti per prevenire guasti e blackout

Immagina di gestire una rete elettrica. I tuoi tecnici usano ogni giorno un’intelligenza artificiale per incrociare dati, prevedere guasti, fermare blackout prima che succedano. Il 12 giugno quella AI sparisce. Non è un bug, non è un attacco: è un ordine del governo americano. Due settimane dopo, oggi, ti dicono che forse puoi riaverla. Ma solo se il tuo nome compare in una lista di poche decine di realtà autorizzate. È esattamente quello che è successo con i modelli Claude Mythos 5 e Fable 5 di Anthropic, ritirati d’imperio e ora riammessi solo in parte. Secondo la comunicazione ufficiale di Anthropic, l’azienda ha lavorato a stretto contatto con l’amministrazione statunitense proprio dal 12 giugno per ripristinare l’accesso. Ma il ritorno non è per tutti: Mythos 5, la versione più potente per la sicurezza informatica, potrà essere usata solo da un gruppo selezionato di organizzazioni che gestiscono e difendono infrastrutture critiche. Per chi sta fuori, il vuoto resta.

Quando l’AI che usi ogni giorno scompare all’improvviso

L’esempio della rete elettrica non è un’iperbole. Le infrastrutture critiche – energia, acqua, trasporti, telecomunicazioni – usano da anni strumenti di intelligenza artificiale per analizzare enormi quantità di dati in tempo reale. Negli Stati Uniti, molte di queste realtà avevano integrato i modelli di Anthropic nei propri flussi operativi. Poi, due settimane fa, il governo ha ordinato il ritiro dal mercato di Mythos 5 e Fable 5. Una decisione senza preavviso, che ha lasciato intere squadre tecniche senza lo strumento su cui avevano costruito procedure quotidiane. Anthropic non ha potuto fare altro che collaborare con le autorità, spiegando in quei quindici giorni quanto i suoi modelli fossero cruciali per la protezione di sistemi sensibili. Il risultato è arrivato solo il 26 giugno: un’apertura parziale, una lista di oltre cento agenzie e aziende statunitensi che possono di nuovo accedere a Mythos 5, compresi i loro dipendenti non americani. Un sollievo per chi è dentro, un campanello d’allarme per tutti gli altri.

Chi può ora usare Mythos 5 (e perché non è così semplice)

La riapertura ha confini precisi. Come riportato da TechCrunch, il governo ha autorizzato Anthropic a rendere Mythos 5 disponibile a più di 100 agenzie e aziende statunitensi, selezionate sulla base del loro ruolo nella difesa di infrastrutture critiche. La lista include dipendenti stranieri di queste organizzazioni, ma resta chiusa a una platea molto più ampia: aziende manifatturiere, società di servizi, startup che avevano investito su quei modelli e ora devono correre ai ripari. Non è una riapertura generalizzata, è un permesso condizionato. E non riguarda Fable 5, che al momento resta fuori mercato. Per chi usa l’intelligenza artificiale in contesti meno sensibili ma altrettanto strategici – logistica, sanità, finanza – il messaggio è chiaro: la dipendenza da un unico fornitore, specie se soggetto a regolamentazioni imprevedibili, è un rischio concreto. Essere tra i fortunati di oggi non mette al riparo dal prossimo blocco.

Il panico di mercato e cosa possiamo aspettarci

La mossa del governo americano non è solo un problema per chi ha perso l’accesso ai modelli. Gli analisti temono un effetto domino che potrebbe colpire l’intero settore produttivo. Un eventuale panico di mercato legato alle restrizioni sull’intelligenza artificiale, si legge in un’analisi approfondita sull’argomento, potrebbe estendersi ben oltre i confini dell’AI: una parte consistente degli sforzi di reindustrializzazione negli Stati Uniti – dall’energia nucleare al gas naturale, dall’elettronica di potenza alle batterie – si basa sull’aspettativa di una domanda futura generata proprio dall’industria dell’intelligenza artificiale. Se questa domanda vacilla, a vacillare sono intere filiere.
È un paradosso: la stretta regolatoria sull’AI rischia di frenare quei settori industriali che dovrebbero garantire l’autonomia strategica del Paese.

C’è un altro elemento che rende la vicenda istruttiva. Anthropic e OpenAI, due tra i protagonisti del settore, si trovano ora nello stesso identico collo di bottiglia. Entrambe devono fare i conti con processi di approvazione governativa che possono bloccare i rilasci da un giorno all’altro. La competizione non è più solo tecnica o commerciale: è una corsa a ottenere e mantenere la fiducia del regolatore. E il regolatore, come dimostra questo caso, può cambiare le carte in tavola in due settimane. Per le imprese che usano AI, il punto non è più scegliere il modello più avanzato, ma costruire un’architettura che permetta di cambiare fornitore o modalità operativa senza restare paralizzate.

Che cosa fare, allora, in attesa che le regole diventino più stabili? La prima mossa è smettere di considerare l’AI come un servizio monolitico. Affiancare più modelli, anche meno performanti, può essere un costo oggi, ma è un paracadute domani. La seconda è mappare i processi critici che dipendono da un singolo fornitore esterno e costruire procedure di emergenza – esattamente come si fa per un guasto elettrico. Infine, vale la pena seguire da vicino l’evoluzione normativa non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa: le decisioni di Washington hanno effetti a catena che arrivano fino alle nostre scrivanie. La buona notizia è che chi ha già un piano B non solo sopravvive ai blackout regolatori, ma guadagna un vantaggio competitivo su chi si ferma. La cattiva notizia è che il blackout non è più un’ipotesi di scuola: è già successo. Ed è probabile che succeda di nuovo.