Il gas copre il 46% della produzione, le rinnovabili calano e il divario 2030 resta ampio.

Nel 2025 le famiglie italiane hanno pagato l’elettricità il 50% in più della media europea: il rapporto fra prezzo medio italiano e media Ue-27 è balzato al 150%, 40 punti percentuali in più in un anno. Per le imprese con consumi tra 500 e 2.000 MWh, il rapporto rispetto alla media Ue è passato dal 111% al 115%.

Nello stesso anno, la produzione elettrica italiana è cresciuta del 2,5%, ma le emissioni di anidride carbonica del settore elettrico sono aumentate del 4,2%, a 70,7 milioni di tonnellate. A trainare il mix c’è il gas: gli impianti a gas hanno generato il 46,3% dei 274,2 TWh prodotti in Italia, circa 127 TWh.

Nel 2025, la produzione da fonti rinnovabili è stata di 132 TWh, in calo dell’1,5% sul 2024. La produzione degli impianti a gas è cresciuta del 7%, mentre il consumo termoelettrico ha raggiunto 25,2 miliardi di metri cubi, 1,5 miliardi in più dell’anno prima.

La sera accende il gas

Tra giugno e luglio 2026, le ondate di calore in Europa hanno rappresentato un test impegnativo per i sistemi elettrici del continente. Le temperature elevate hanno fatto crescere i consumi per il raffrescamento, mentre siccità e caldo limitavano la disponibilità di diverse fonti di generazione. Il fotovoltaico ha avuto un ruolo nelle ore diurne, come emerge da l’analisi di Qualenergia Pro. Ma la sera serve altro: c’è bisogno di più accumuli e flessibilità.

Come mostra i dati di Ember, il solare copre le ore centrali ma non basta senza memoria.

Il problema non è il sole: è la memoria.

Il deserto insegna la memoria

Dall’altra parte dell’Atlantico, l’articolo di Canary Media pubblicato il 24 agosto 2026 racconta. La domanda sulla resta aperta. L’Arizona sta riempiendo il deserto di batterie, mentre l’Europa riempie la sera di gas.

Il numero da guardare

Per capire dove si va, guardate il divario tra la quota rinnovabile attuale e gli obiettivi al 2030: la quota di rinnovabili nel settore elettrico è al 43,5% contro un target del 63,4%; nel termico è al 20,6% contro il 35,9%; nei trasporti al 9,8% contro il 34,2%. Nei prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio non è la potenza fotovoltaica, ma la capacità di accumulo che entra in esercizio. Senza batterie, quel buco del 63,4% si riempirà di gas.