Mosaic finanzia l’evento mentre chiede all’amministrazione Trump l’approvazione per gestire i suoi rifiuti radioattivi
Nei giorni scorsi, un’inchiesta di Inside Climate News ha portato alla luce un dettaglio che getta ombre sulle celebrazioni del semiquincentenario degli Stati Uniti. Mosaic Co., gigante minerario della Florida, figura tra gli sponsor di Freedom 250, l’organizzazione creata da Donald Trump per pianificare il 250° anniversario della nazione. È la stessa azienda che gestisce montagne di fosfogesso, un rifiuto radioattivo, cancerogeno e tossico prodotto dall’industria dei fertilizzanti. La contraddizione è immediata: un soggetto con un pesante passivo ambientale e una richiesta di autorizzazione federale ancora aperta compare al tavolo dei finanziatori di un evento costruito sulla retorica patriottica. Per capire come si sia arrivati a questo intreccio bisogna seguire il filo che lega un ordine esecutivo, centotre milioni di dollari di contratti e un’accusa di corruzione.
Fosfogesso e feste: l’inquietante sponsor di Freedom 250
Il fosfogesso è il residuo solido che si forma quando la roccia fosfatica viene attaccata con acido solforico per estrarre l’acido fosforico destinato ai fertilizzanti. Gli impianti di Mosaic in Florida producono quantità tali di questo materiale da richiedere stoccaggi a cielo aperto grandi come interi quartieri. Come documentato da WUSF, i cumuli sono costituiti da fosfogesso, un composto radioattivo. Nel dettaglio, Inside Climate News spiega che il materiale è classificato come rifiuto radioattivo, cancerogeno e tossico. Non si tratta di un problema marginale: la radioattività è dovuta alla presenza naturale di uranio e radio nella roccia fosfatica, sostanze che si concentrano nei cumuli e che richiedono permessi ambientali stringenti per essere gestite.
Ed è qui che la sponsorizzazione assume contorni problematici. Secondo il rapporto citato dalla testata, Mosaic ha una questione regolatoria in sospeso proprio davanti all’amministrazione Trump. Partecipare come sponsor di Freedom 250 significa offrire risorse economiche all’organizzazione che fa capo alla stessa amministrazione chiamata a decidere sulle sue richieste industriali. L’immagine che ne esce è quella di un circuito chiuso: chi ha bisogno di un via libera ambientale finanzia la macchina celebrativa del presidente, e il confine tra interesse pubblico e tornaconto privato sfuma. E mentre il fosfogesso continua ad accumularsi nei bacini della Florida, la domanda su quale sia il reale prezzo di questa sponsorizzazione resta aperta.
Dalla Commissione all’ordine esecutivo: la cattura dell’anniversario
La risposta sta nella trasformazione che ha portato da America250, la commissione apartitica istituita dal Congresso nel 2016 per celebrare il 250° anniversario dell’indipendenza, all’attuale Freedom 250. Quest’ultima è stata creata tramite un ordine esecutivo l’anno scorso, come ricostruisce NPR, e ha di fatto svuotato l’organismo originario. Da una struttura bipartisan voluta per unire il paese attorno a un traguardo storico, si è passati a un’entità controllata direttamente dalla Casa Bianca e dai suoi alleati politici. Il cambio di pelle non è solo simbolico: ha consentito di indirizzare i fondi e le sponsorizzazioni verso un sistema opaco.
I numeri offrono una misura concreta della svolta. Stando a un rapporto di Revolving Door Project e Public Citizen, ripreso da Inside Climate News, l’amministrazione Trump ha assegnato quasi 103 milioni di dollari in contratti e sovvenzioni per la pianificazione del 250° anniversario a una “rete di entità politicizzate sotto il controllo di funzionari dell’amministrazione e di alleati politici”. Il dato delinea uno schema in cui le risorse federali vengono distribuite a soggetti vicini al potere, mentre le celebrazioni diventano un palcoscenico per operazioni d’immagine. In questo disegno, la presenza di Mosaic non appare casuale: un’azienda con imponenti passività ambientali cerca legittimazione associandosi all’evento più identitario del calendario istituzionale, mentre la stessa amministrazione che organizza l’evento esamina le sue pratiche. Il cerchio si chiude senza che esista un meccanismo di controllo indipendente capace di spezzarlo.
Corruzione o coincidenza? Le accuse e il silenzio
I Democratici della Camera non usano mezze misure: parlano esplicitamente di corruzione e auto-arricchimento attraverso Freedom 250. L’accusa, riportata anche da NPR, punta il dito contro la commistione tra donazioni private e autorizzazioni pubbliche, segnalando come la gestione dei fondi avvenga al riparo da qualsiasi trasparenza. Non è stata avviata un’indagine formale e l’amministrazione non ha rilasciato chiarimenti, ma il silenzio su questo punto alimenta il sospetto più di qualsiasi dichiarazione. E intanto il fosfogesso resta nei cumuli, e con esso restano tutte le domande: chi controlla che uno sponsor con interessi regolatori non riceva trattamenti di favore? E qual è il confine tra sponsorizzazione e contropartita politica?
Mentre i preparativi per la festa del 250° anniversario vanno avanti, il caso Mosaic mostra il lato meno raccontato di Freedom 250. La radioattività dei cumuli e la tossicità dei rifiuti non sono dettagli tecnici, ma il segno di un paradosso tutto contemporaneo: la polvere tossica può comprare un posto al tavolo delle celebrazioni nazionali. E fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla catena di favori e opacità che rende possibile questa sintesi, il fosfogesso rimarrà lì, a ricordare che qualche sponsor ha più di qualche scheletro nell’armadio — o meglio, nelle vasche di decantazione.




