La crescita del fotovoltaico utility-scale richiede competenze tecniche che mancano, tra manuali esauriti e corsi specialistici poco scalabili

Poco meno di 100 GW di fotovoltaico in esercizio entro il 2030, per poi spingersi in prossimità dei 200 GW al 2050. È la proiezione di SolarExpert, il gruppo di lavoro di Italia Solare e Politecnico di Milano, citata in un intervento pubblicato su Qualenergia. La tecnologia non manca: il primo terawatt globale è stato raggiunto già nel 2022, dopo cinquant’anni dalla commercializzazione terrestre delle celle fotovoltaiche; il secondo è arrivato in meno di due anni, il terzo in circa un anno. Eppure il manuale “Sistemi Fotovoltaici”, distribuito in oltre 20mila copie in Italia, è esaurito da tempo.

Come ricorda Alessandro Caffarelli nello stesso intervento, il riferimento tecnico regolatorio per eccellenza resta il Codice di Rete Terna, che disciplina connessione ed esercizio degli impianti collegati alla Rete di Trasmissione Nazionale e da cui derivano gran parte dei requisiti progettuali e prestazionali degli impianti utility scale. Il paradosso è tutto qui: un Paese che punta a quasi 100 GW al 2030 ha un quadro regolatorio dettagliato, ma il manuale tecnico di riferimento per la progettazione di quegli impianti non si ristampa più. Se manca persino il volume che ha formato la generazione attuale di progettisti, che cosa succede alle competenze operative?

I numeri della strozzatura

Il problema riguarda l’intera Unione. Il Joint Research Centre ha già segnalato che l’obiettivo europeo di triplicare la capacità installata entro il 2030 si scontra non solo con iter autorizzativi complessi, ma anche con la mancanza di installatori e tecnici specializzati. In Italia il mercato del lavoro racconta la stessa strozzatura con numeri dettagliati.

Secondo i dati Excelsior 2025, la difficoltà di reperimento per i Green Jobs — le nuove figure legate alla transizione ecologica o i mestieri tradizionali che richiedono competenze ambientali — è al 53,4%, contro il 43,7% delle professioni non-green. Per gli elettricisti il dato è ancora più aspro: 74,5%, quasi tre posizioni su quattro che restano scoperte. Non è un problema di nicchia: lo scorso luglio, le indagini dell’IEA su oltre 700 imprese energetiche hanno confermato che sei aziende su dieci dichiarano di avere difficoltà a trovare personale qualificato.

Il paradosso è che la crescita più rapida avviene proprio nel segmento che richiede più competenze. Nel 2024 il fotovoltaico utility-scale, quello degli impianti da almeno 1 MW, ha registrato una crescita del 15%, con 2.910 MW connessi alla rete, secondo i dati di Italia Solare. Ed è esattamente il segmento che dipende in modo diretto dal Codice di Rete Terna per la connessione, l’esercizio e i requisiti progettuali. Con il 74,5% di elettricisti introvabili e sei aziende su dieci in difficoltà, chi formerà i tecnici necessari per gli impianti che servono?

La risposta dell’accademia e il nodo della scalabilità

Di fronte a questi numeri, l’accademia prova a rispondere. Il Master MIF in Ingegneria del Fotovoltaico presso l’Università di Roma Tor Vergata, nato nell’ambito del centro CHOSE, ha l’obiettivo di rispondere alle richieste del mondo industriale e della ricerca, preparando profili in grado di comprendere e di operare sull’intera filiera del fotovoltaico, come si legge nella pagina di presentazione del Master.

È il segnale che un’offerta formativa specialistica esiste ed è costruita per dialogare con l’industria. Alessandro Caffarelli è stato docente nel Master-MIF-Uniroma2, nel MasterMEA-Uniroma3-AIEE e nel Mastergem, come documentato nel suo curriculum di attività formative. Resta però il nodo della scalabilità: un’offerta qualificata, ma concentrata su profili ingegneristici, mentre la strozzatura riguarda anche la manodopera tecnica che va in cantiere. Se l’offerta formativa specialistica non regge la velocità della transizione, i target rischiano di restare numeri scritti nei documenti di programmazione.

La domanda, alla fine, non è se il fotovoltaico crescerà. I numeri di SolarExpert e di Italia Solare dicono che crescerà. La domanda è chi lo installerà, chi lo collegherà alla rete, chi lo farà funzionare. Con il manuale di riferimento esaurito da tempo e il 74,5% degli elettricisti introvabile, il rischio è che i 100 GW restino un numero sulla carta. Per le aziende energetiche — sei su dieci già in difficoltà secondo le indagini dell’IEA — e per i cittadini, la vera incognita è se la formazione riuscirà a colmare il vuoto prima che i target diventino scadenze.