Dal 2022 gli annunci superavano le perdite, ma il 2025 chiude con 82,8 miliardi cancellati o bloccati.
Il sorpasso conta non solo per la sua dimensione, ma per il punto di riferimento. Dal 2022 in poi gli annunci avevano sempre superato le perdite, anche nei momenti più difficili. Il 2025 chiude con il segno invertito, e la distanza tra le due colonne del bilancio è ampia.
Il sorpasso: tre dollari abbandonati per ogni dollaro annunciato
Il dato di partenza arriva dall’analisi di E2, diffusa a dicembre 2025: nel corso dell’anno, gli investimenti in energia pulita persi hanno superato quelli annunciati per la prima volta dal 2022. Le aziende hanno abbandonato, chiuso o ridimensionato quasi tre dollari per ogni dollaro annunciato. Un conto è un calo degli annunci, un altro è un saldo negativo: qui non si è semplicemente smesso di investire, si è smontato ciò che era in cantiere.
La misura concreta dell’emorragia la offre la BlueGreen Alliance: 223 progetti manifatturieri, di energia pulita e industriali sono già stati cancellati o bloccati, per almeno 82,8 miliardi di dollari di investimenti di capitale. La parola importante è «almeno»: 82,8 miliardi è il valore minimo documentato, non necessariamente il totale reale.
La One Big Beautiful Bill e i 3.034 siti a rischio
L’inversione non è un incidente di mercato. Coincide con il One Big Beautiful Bill Act che, già dal luglio 2025, riduce gli incentivi fiscali chiave dell’Inflation Reduction Act per solare, eolico, idrogeno verde, veicoli elettrici ed elettrificazione domestica. Chi aveva pianificato investimenti sulla base degli incentivi originali si è trovato le regole cambiate a metà partita. Non è solo una questione di aliquote: è la prevedibilità del quadro fiscale che viene meno, e gli investimenti industriali hanno bisogno di orizzonti lunghi.
La portata dell’esposizione è molto più ampia dei progetti già cancellati. Secondo la BlueGreen Alliance, più di 3.034 siti manifatturieri, di energia pulita e industriali affrontano ora scadenze e restrizioni più stringenti per qualificarsi ai crediti: in ballo ci sono 695,2 miliardi di dollari di investimenti e 1.184.996 posti di lavoro. Per fare il confronto: è oltre otto volte l’ammontare già perso nei 223 progetti cancellati o bloccati. Il grosso del rischio, insomma, non è nel passato ma nei prossimi trimestri.
Non è la prima volta che l’impianto normativo sull’energia viene ridisegnato. In una fase politica precedente, l’amministrazione Trump aveva già sostituito il Clean Power Plan con la regola Affordable Clean Energy (ACE). Il precedente dà la misura di una tendenza di lungo periodo: la direzione dell’intervento pubblico sull’energia è cambiata più volte, e ogni cambio ha lasciato conseguenze sul terreno degli investimenti.
Chi paga il conto? 111.765 posti di lavoro e un capitale che guarda all’estero
Quando 3.034 siti affrontano restrizioni e il credito si restringe, il prezzo non è solo finanziario. Secondo la BlueGreen Alliance, la perdita di progetti manifatturieri e di energia pulita potrebbe costare alla nazione 111.765 posti di lavoro. Il dato va letto accanto a quello sui siti a rischio: se anche solo una parte dei 3.034 dovesse seguire la sorte dei 223 già cancellati, l’impatto occupazionale crescerebbe ben oltre la cifra attuale.
Il capitale, nel frattempo, non resta fermo. A dicembre 2025 il direttore della ricerca di E2, Michael Timberlake, osservava che quando quasi tre dollari vengono abbandonati per ogni dollaro annunciato, significa che il capitale non sceglie più le comunità americane e si dirige sempre più verso mercati esteri e concorrenti statunitensi. L’inversione, in altre parole, non è una pausa: è uno spostamento.
Il contesto regolatorio più ampio non offre controtendenze. Nel 2025, l’OSHA ha condotto il 20% in meno di ispezioni sul posto di lavoro; le ispezioni effettuate hanno portato a una diminuzione del 42% delle citazioni per violazioni intenzionali e al totale di sanzioni più basso degli ultimi 17 anni. È la fotografia di un apparato di controllo che arretra mentre il mercato cambia direzione.
Il punto non è solo quanto capitale è andato perso, ma che la direzione si è invertita. Da qui ai prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio è il rapporto tre a uno: se il prossimo trimestre lo confermerà o lo farà peggiorare, vorrà dire che l’inversione è diventata la nuova normalità.




