La multinazionale lascia il complesso di Dinamita mentre il movimento che ne chiedeva l’uscita subisce una repressione senza precedenti

Produrre cianuro di sodio su scala industriale significa gestire reattori ad alta pressione, acido cianidrico gassoso e soda caustica in concentrazioni letali. È un dettaglio di processo che nelle comunità rurali di Durango e Coahuila conoscono bene, perché da quasi un decennio è il cuore tecnico di una guerra legale, sociale e adesso penale. L’ultimo capitolo si è scritto il 18 marzo scorso, quando un’operazione di sgombero davanti allo stabilimento Sotomex — produttore di polvere da sparo e micce per l’industria mineraria — si è conclusa con l’arresto di decine di manifestanti. Da allora il bilancio umano della repressione si è aggravato: un morto in custodia, una attivista scomparsa, 28 persone ancora sotto processo.

Nelle stesse settimane, quasi in silenzio, la multinazionale Chemours ha venduto la sua divisione sodio e ha annunciato il ritiro dal complesso industriale di Dinamita, a Gómez Palacio. Un’uscita che suona come una vittoria postuma per il movimento che da nove anni chiedeva esattamente questo. Ma la coincidenza temporale tra il disimpegno aziendale e l’escalation repressiva racconta una storia più complicata: la Laguna non ha smesso di essere un bacino conteso tra nuovi progetti chimici e una resistenza popolare che non arretra.

La polvere da sparo e il silenzio

All’alba del 18 marzo, elementi della Guardia Nacional e forze statali sono intervenuti per sgomberare l’accampamento di protesta che da giorni bloccava l’accesso alla Sotomex, nei pressi della comunità Abisinia Dinamita. L’azienda produce esplosivi per il settore minerario, ma per il Fronte Unito dei Popoli della Laguna rappresenta un tassello dello stesso disegno estrattivo contro cui il movimento si batte dal 2017. Trentadue persone sono state arrestate; 28 restano detenute con l’accusa di attacchi alle vie di comunicazione, criminalità organizzata e furto equiparato.

Tra loro c’era Javier Mendoza, morto alcuni giorni dopo la cattura. Il Fronte Unito ha chiesto formalmente un’indagine sulla sua morte, che getta un’ombra pesante sulla gestione degli arresti. Poche settimane dopo, la madrugada del 25 aprile, María Teresa de Jesús Ochoa Hernández — attivista del Frente Unido impegnata nella campagna per la liberazione dei 28 — è stata prelevata con forza dalla sua abitazione nel ejido Abisinia. Da allora è scomparsa. Il messaggio è difficile da ignorare: il prezzo dell’opposizione nella Laguna si paga anche con la propria incolumità.

Più di 40mila persone avevano già firmato per fermare i lavori della miniera di cianuro di sodio. La repressione non ha spento la mobilitazione, ma l’ha trasformata in una conta dei danni collaterali. E mentre il movimento chiede giustizia per i propri compagni, il contesto industriale attorno alla regione è cambiato in modo che pochi avevano previsto.

Nove anni di resistenza

Per capire come si è arrivati a questo punto di rottura bisogna tornare al 2017, quando il Frente Unido de Pueblos de la Laguna nasce con un obiettivo preciso: bloccare il progetto Chemours Laguna, un impianto per la produzione di cianuro di sodio destinato all’industria mineraria. La mobilitazione ha radici profonde: l’acquifero che alimenta il Parco Statale Cañón de Fernández è già sotto stress per l’estrazione eccessiva a scopo agricolo, e l’aggiunta di un processo chimico idrovoro come la sintesi del cianuro avrebbe aggravato una crisi idrica latente.

Dopo tre anni di ricorsi legali promossi da abitanti delle comunità di Durango e Coahuila, nel 2020 il progetto Chemours Laguna viene cancellato. È stata una vittoria costruita nei tribunali e nelle strade, che ha dimostrato come l’organizzazione comunitaria potesse piegare i piani di una multinazionale. Ma il contenzioso legale non ha mai davvero chiuso il capitolo: la presenza di Chemours nel complesso industriale di Dinamita è rimasta, insieme ad altri attori della filiera mineraria.

La notizia della vendita della divisione sodio, confermata dal segretario allo Sviluppo Economico di Durango Gustavo Kientzle Baille, segna formalmente la rinuncia dell’azienda a operare nell’area. Chemours si ritira. Per il movimento è la conferma che la battaglia legale e sociale aveva un fondamento reale, ma il sollievo è offuscato dalla domanda su cosa riempirà quel vuoto industriale. E dagli arresti che hanno colpito proprio mentre l’azienda preparava l’uscita.

Lo stesso copione, chimica diversa

La vendita della divisione sodio di Chemours non è la parola fine sulla chimica pesante nella Laguna. A Lerdo, sempre nello stato di Durango, sta prendendo forma il progetto Fermachem: un impianto di fertilizzanti ammoniaca-urea da un milione di tonnellate all’anno, stando alla documentazione depositata presso la Semarnat. Le proporzioni industriali sono diverse da quelle del cianuro, ma il copione sociale e ambientale è lo stesso che altrove ha già prodotto crisi profonde.

A Ohuira, nel comune di Topolobampo in Sinaloa, l’impianto di ammoniaca di Gas y Petroquímica de Occidente (GPO) ha generato uno scenario di polarizzazione, ricorsi legali e scontro sociale che ricalca esattamente quanto accaduto nella Laguna. La chimica cambia — dal cianuro all’urea — ma la costante è la pressione su risorse idriche già fragili e su comunità che vedono in questi progetti una minaccia alla propria sopravvivenza, non un’opportunità di sviluppo.

Resta una domanda aperta: la Laguna può evitare di diventare un polo chimico senza controllo, replicando su scala regionale la traiettoria di Ohuira? I segnali non sono incoraggianti. La repressione di marzo, la scomparsa di María Teresa, la morte di Javier Mendoza suggeriscono che la resistenza popolare è percepita come un ostacolo da rimuovere, non come un interlocutore da coinvolgere. Eppure proprio quella resistenza ha già dimostrato, con la cancellazione del progetto Chemours nel 2020, di poter condizionare le scelte industriali quando il costo legale e sociale diventa troppo alto.

Per chi progetta impianti chimici nella Laguna, il trade-off è ormai chiaro: il costo in termini di conflitto, reputazione e procedimenti giudiziari può superare ogni rendita estrattiva. La partita non è chiusa — si è solo spostata su un altro composto, un altro municipio, un altro acquifero da difendere.