Roma: 113 notti tropicali e 835 morti da caldo nel 2025, ma la depavimentazione può ridurre fino a 10 gradi.

Alla fermata dell’autobus Alessandrino, il marciapiede esposto al sole tocca quasi 60°C; sul lato opposto della strada, dove c’è ombra, la temperatura dell’asfalto scende di circa 30°C. Non è una curiosità da termometro: secondo i dati raccolti da Legambiente e pubblicati su Greenreport, negli ultimi dieci anni, dal 2015 al 2025, l’80% dei quartieri della Capitale — 124 su 155 — ha registrato nel periodo estivo una temperatura media diurna al suolo compresa tra 40°C e 45°C. Il quartiere Alessandrino, nel quadrante est, è andato oltre: più di 45°C di media al suolo.

Il divario tra 60°C e 30°C non resta sulla strada. È il primo anello di una catena che arriva ai dati di salute, e che si aggrava quando il calore accumulato di giorno non si dissipa di notte.

Non è una notizia estiva: 113 notti tropicali e 835 morti

Il calore accumulato di giorno non si dissipa più di notte. Nel 2025, secondo Legambiente, a Roma si sono contate 113 notti tropicali — notti con temperature minime superiori a 20°C — e 835 morti per il caldo. Il numero rende concreto il nesso tra isola di calore urbana e salute: quando le superfici asfaltate restituiscono calore dopo il tramonto, il corpo non trova sollievo notturno e lo stress termico si accumula.

Non è un episodio isolato. Nella Capitale la temperatura media è aumentata di +2,66°C dal 1960. E sempre secondo i dati di Legambiente, Roma è il primo comune in Italia per numero di eventi meteo estremi: 93 episodi censiti dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente dal 1993 al 2025. Davanti a questi numeri, la domanda non è se intervenire, ma come e dove.

La prima città con una strategia: -10°C percepiti con depavimentazione e alberi

La risposta progettuale esiste. Già a dicembre 2023, il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici con decreto n. 434 del 21 dicembre 2023. Su quella cornice si innesta una campagna di monitoraggio: “Che Caldo Che Fa!”, promossa da Legambiente, giunta alla sua seconda edizione, con RSE come partner tecnico.

Roma, il 2 luglio scorso, si è presentata come la prima città italiana con una strategia per ridurre l’impatto delle ondate di calore nei quartieri. Il punto tecnico è misurabile: nelle strade o piazze oggi asfaltate si possono ridurre le temperature percepite anche di 10 gradi, con interventi di depavimentazione, messa a dimora di alberi e creazione di spazi ombreggiati e irrigati.

Il caldo urbano non è un destino climatico a cui rassegnarsi: è un problema di progetto. La differenza tra 60°C sull’asfalto e 30°C all’ombra si costruisce con depavimentazione, alberature e gestione dell’acqua. Per chi amministra o progetta, il trade-off è concreto: intervenire sul suolo e sull’ombra cambia il bilancio termico dei quartieri. Resta da vedere se il passo dalle mappe ai cantieri avverrà prima delle prossime notti tropicali.