L’86,2% dell’energia globale arriva ancora da fonti fossili, nonostante i record di eolico e solare

Leggi i titoli che esultano per il boom delle rinnovabili, poi apri l’ultima bolletta e qualcosa non torna. Nel 2025 l’eolico e il solare messi insieme sono diventati – per la prima volta – la più grande fonte di nuova energia sul pianeta, secondo i dati dell’Energy Institute. Peccato che, sempre nel 2025, i combustibili fossili coprissero ancora l’86,2% dell’approvvigionamento energetico primario globale. Un minimo storico, d’accordo, ma un minimo che fa a pugni con l’idea di una rivoluzione già compiuta. Per capire il paradosso servono due numeri: la domanda di elettricità è cresciuta del 3%, mentre il consumo complessivo di energia è salito solo dell’1,7%. Vuol dire che ci stiamo elettrificando, ma il grosso del fabbisogno resta inchiodato a petrolio, gas e carbone.

E poi ci sono i data center. L’anno scorso hanno bruciato 788 TWh di corrente elettrica, il 2% della domanda mondiale: 130 TWh in più in dodici mesi. È come se si fosse accesa una nuova Italia fatta solo di server, e non stupisce che le reti faticano a starle dietro. La bolletta, insomma, non mente: la transizione corre, sì, ma corre su una strada che per ora rimane larghissima per le fonti fossili. Se il vento e il sole battono ogni record, perché la meta è ancora così lontana?

La bolletta non mente

Il punto di partenza è proprio il divario tra la narrazione e i conti di casa. L’Energy Institute fotografa un 2025 in cui la Cina ha generato più elettricità di Stati Uniti, Unione Europea e India messe insieme. Significa che un solo paese da solo ha trainato la crescita pulita, mentre il resto del mondo arrancava. Intanto noi, in Occidente, abbiamo letto per mesi di record infranti, ma quando arriva la bolletta la componente energia non è scesa di un centesimo. Il motivo è semplice: quella mole di nuova capacità rinnovabile non ha ancora scalfito in modo significativo la quota dei fossili nel mix primario. L’86,2% del 2025 era un minimo storico, certo, ma dieci anni fa era l’87,5%. Correggere mezzo punto percentuale l’anno non è sufficiente quando la fame di energia continua a crescere.

Ecco perché il paradosso è solo apparente. Da un lato, mai così tanto vento e sole. Dall’altro, la macchina globale ha ancora il serbatoio pieno di fossili, e la domanda elettrica in aumento si mangia buona parte dei progressi. Senza contare che proprio la Cina, che sta spingendo più di tutti sulle rinnovabili, è anche il primo consumatore planetario di carbone. Il risultato è che il contatore di casa resta fermo, e chi aspettava un calo automatico dei prezzi dopo ogni annuncio di un nuovo parco eolico ha dovuto ricredersi.

La corsa a ostacoli verso il 2030

Se il presente è ancora un ibrido sbilanciato, il futuro immediato non promette una sterzata netta. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la capacità rinnovabile globale dovrebbe raddoppiare tra oggi e il 2030, con un aumento di 4.600 GW. Sembra un’enormità, e lo è: quasi l’80% di questa crescita arriverà dal solare fotovoltaico, la tecnologia che sta letteralmente trainando il carro. In più, in oltre l’80% dei paesi del mondo la capacità rinnovabile crescerà più velocemente tra il 2025 e il 2030 di quanto non abbia fatto nei cinque anni precedenti.

Eppure, non basterà. Alla COP28 di Dubai, nel novembre 2023, quasi 200 paesi avevano promesso di triplicare la capacità verde entro il 2030. Oggi l’IEA ci dice che arriveremo a 2,6 volte il livello del 2022: un passo enorme, ma il target della triplicazione lo mancheremo. La ragione principale ha un nome e un cognome: Stati Uniti. Le previsioni per gli USA sono state riviste al ribasso di quasi il 50%, un colpo di freno che pesa come un macigno sull’equilibrio globale. Nel frattempo, la Cina continua a fare quasi il 60% di tutta la nuova capacità rinnovabile del pianeta, e ha già corso così tanto da essere sulla buona strada per centrare i suoi obiettivi di eolico e solare al 2035 con cinque anni di anticipo.

Il campo di gioco, insomma, non è livellato. C’è chi sprinta e chi arretra, e per un’impresa o una famiglia che deve decidere se investire oggi questo significa una cosa sola: i prezzi della tecnologia sono spinti al ribasso dalla produzione di massa (soprattutto cinese), ma la convenienza finale dipende molto da dove vivi e dalle politiche locali. Chi sceglie oggi non può limitarsi a guardare le medie planetarie: deve capire come si sta muovendo il proprio paese.

Cosa conviene fare (davvero)

I numeri globali sono una bussola, ma la decisione è locale. Il solare fotovoltaico rappresenta l’80% della nuova capacità che verrà installata da qui al 2030: vuol dire che governi, aziende e fondi stanno scommettendo su questa tecnologia più che su qualunque altra. Se sei un privato o un piccolo imprenditore, il segnale è chiaro: i pannelli sono la strada su cui tutti stanno andando. In Italia, strumenti come le detrazioni fiscali o le Comunità Energetiche Rinnovabili possono cambiare completamente i conti, abbassando i tempi di rientro dell’investimento. Ma la vera domanda da farsi è un’altra: quando conviene davvero?

La risposta è meno scontata di quel che sembra. Se consumi la maggior parte dell’elettricità nelle ore diurne – perché hai una pompa di calore, fai smart working o gestisci un’attività dal lunedì al venerdì – un impianto fotovoltaico con accumulo può ripagarsi in 6-8 anni, anche senza incentivi, e poi produrre energia a costo quasi zero per un altro decennio. Se invece abiti in un condominio con il tetto ombreggiato o hai consumi bassi e concentrati la sera, probabilmente non è il momento giusto per investire. Essere onesti su quando non conviene è l’unico modo per guadagnare la fiducia di chi legge.

La transizione, in definitiva, non è un interruttore che qualcuno accenderà al posto nostro. I dati del 2025 dicono che andiamo forte, ma non abbastanza da far scendere la bolletta da sola. Le proiezioni IEA dicono che il solare sarà il motore dei prossimi cinque anni, ma con un’America che frena e la Cina che domina da sola. Chi si muove ora ha dalla sua la certezza che la tecnologia è matura, i costi sono scesi e il contesto normativo in molti paesi – Italia compresa – è oggi più favorevole di quanto sarà quando la finestra degli incentivi dovesse chiudersi. Il sole non aspetta: salire ora sul treno delle rinnovabili, con scelte informate e su misura, è l’unica mossa che dipende davvero da noi.