Il calo del 30% delle sule si somma ai rischi del mega-parco eolico offshore

Nei giorni scorsi, al Climate Café di North Berwick, è stato lanciato un allarme che misura la fragilità delle colonie di uccelli marini scozzesi con numeri impossibili da ignorare: la popolazione di sule su Bass Rock è calata del 30% dal 2014. La causa non è il clima che cambia, ma un virus — l’influenza aviaria. Mentre la colonia cerca faticosamente di riprendersi, a pochi chilometri di distanza si profila un rischio nuovo: il parco eolico offshore di Berwick Bank, un mega-impianto per il quale si stima una mortalità fino a 4.000 uccelli marini ogni anno.

Un virus, non il clima: il crollo silenzioso di Bass Rock

I dati snocciolati da Harry Huyton tracciano un quadro che prescinde dalle curve delle temperature. Nel 2014 la colonia di Bass Rock, una delle più iconiche al mondo, contava una popolazione piena. Oggi, dodici anni dopo, manca un esemplare su tre. Non è una contrazione da riscaldamento globale o da scarsità di cibo, ma il lascito dell’influenza aviaria che ha falcidiato i nidi. La dinamica si aggrava se si guarda alla biologia della specie: le sule sono riproduttori lenti. Il recupero, dicono gli esperti, potrebbe richiedere dai 20 ai 30 anni — un orizzonte generazionale, non un rimbalzo stagionale.

E Bass Rock non è un caso isolato. Secondo Huyton, dieci specie di uccelli marini scozzesi sono ora classificate ad alto rischio. Non si tratta più di un’emergenza confinata a una singola scogliera: è il profilo della biodiversità marina del Paese che si assottiglia, un dato che dovrebbe pesare su ogni decisione infrastrutturale presa davanti a quelle coste. Eppure, mentre il virus si portava via i riproduttori, il percorso autorizzativo di uno dei più grandi parchi eolici offshore europei proseguiva senza soste.

Quando le rinnovabili diventano un boomerang per la biodiversità

Come spesso accade, la cura potrebbe peggiorare la malattia. Berwick Bank è un impianto pensato per decarbonizzare la rete, prodotto di una strategia energetica che la Scozia ha rincorso con convinzione. Ma i numeri delle pale e quelli delle ali rischiano di entrare in cortocircuito. La stima di 4.000 uccelli marini abbattuti ogni anno — gabbiani, sule, gazze marine — si sovrappone a popolazioni già sottoposte a pressioni multiple. L’isola di Craigleith, poco lontano, offre un precedente eloquente: il numero di pulcinelle di mare è crollato da circa 5.000 coppie a meno di mille a causa della malva arborea, una pianta invasiva che ha stravolto l’habitat riproduttivo. Non serve un parco eolico per cancellare una colonia, basta un’erbaccia alta tre metri. Sommare un fattore di mortalità artificiale a ecosistemi già fragili significa moltiplicare i rischi senza conoscerne il prodotto finale.

Il paradosso sta tutto in un documento ufficiale: il Piano d’Azione per la Conservazione degli Uccelli Marini Scozzesi, sviluppato per invertire il declino delle popolazioni. Firmato dallo stesso governo che, l’anno scorso, ha autorizzato Berwick Bank. Da un lato si mettono in fila misure per proteggere gli uccelli, dall’altro si concede a un impianto la licenza di impattarne migliaia. È una frattura tra obiettivi climatici e vincoli biologici che non si ricompone con una firma, ma che si spalancherà ogni volta che un censimento dirà se i modelli previsionali avevano ragione.

Un sì che pesa: cosa significa per i prossimi parchi eolici

Lo scorso 1° agosto 2025 il governo scozzese ha dato il via libera al parco eolico Berwick Bank, ignorando di fatto gli allarmi degli ornitologi. La decisione ha un valore che va oltre il singolo progetto: crea un precedente. L’intero programma offshore scozzese — ScotWind e oltre — si fonda su un patto implicito: le emissioni si tagliano, la biodiversità si tutela. Se Berwick Bank mostrerà che questi due obiettivi non sono sovrapponibili, molti altri progetti rischiano di finire nel mirino di ricorsi e revisioni ambientali. Al contrario, se i monitoraggi dimostreranno che la mortalità reale resta molto al di sotto delle stime peggiori, il settore potrà rivendicare un equilibrio raggiunto.

Ora la palla passa ai dati che arriveranno dalle campagne di osservazione. Non contano più soltanto le stime modellistiche, ma il rapporto tra morti reali e morti previste. È un numero che terrà banco per i prossimi due-tre anni, perché dirà se la transizione ecologica può convivere con quella biologica o se, davanti alle scogliere scozzesi, una delle due dovrà cedere il passo. Bass Rock, con le sue sule ancora in affanno, farà da indicatore involontario: ogni esemplare in meno è un punto interrogativo su quanto le pale potranno continuare a girare.