Il contributo copre fino a 150mila dollari ma viene erogato solo a fine progetto, dopo il pagamento integrale delle spese

Martedì 11 agosto alle 16:00 ora centrale si è chiusa la finestra per il programma Electric Farm Equipment Grant del Minnesota, il bando da circa 6,6 milioni di dollari destinato all’acquisto di trattori e attrezzature agricole elettriche. Per molti agricoltori che hanno rimandato la decisione — il classico “ci penso domani” — la possibilità di accedere a quei fondi è ormai sfumata: chi non ha presentato domanda entro martedì non può più partecipare a questo ciclo.

Il programma prevedeva contributi con un massimo di 150.000 dollari e un minimo di 1.500, assegnati attraverso un processo di revisione competitiva. Il denaro proviene dall’Environmental Protection Agency (EPA), che lo ha trasferito alla Minnesota Pollution Control Agency (MPCA) nell’ambito di un Climate Pollution Reduction Grant. Una dotazione non enorme, destinata a finanziare un numero limitato di progetti e quindi a far salire la competizione tra le aziende agricole interessate.

Ma per chi è riuscito a presentare domanda, il percorso è appena iniziato. E la domanda vera è: come funziona davvero il denaro?

Un rimborso che anticipi di tasca tua

Il meccanismo del contributo è meno generoso di quanto sembri. L’EFEG richiede una corrispondenza in contanti del 25%: in pratica, su ogni progetto il beneficiario deve coprire un quarto dei costi con risorse proprie. E c’è un secondo vincolo, forse più pesante: i fondi vengono erogati come rimborsi, non come anticipi. Chi vince il bando deve pagare di tasca propria l’intero costo del progetto — trattore, attrezzature, eventuali lavori — e solo dopo presentare la documentazione delle spese per ottenere il rimborso.

Qui sta il paradosso: un contributo che sulla carta può arrivare a 150.000 dollari si trasforma nella pratica in un problema di liquidità. Un’azienda che volesse puntare al massimo del contributo dovrebbe avere in cassa non solo il 25% di quota propria, ma l’intera somma necessaria ad avviare e completare i lavori, con la certezza di rientrare solo in un secondo momento. Per un’impresa agricola di piccole o medie dimensioni, anticipare decine di migliaia di dollari può essere un ostacolo concreto quanto il costo stesso dell’attrezzatura.

E il calendario non aiuta: i progetti finanziati devono essere completati entro il 30 giugno 2028. Tradotto: c’è poco meno di due anni per chiudere i lavori, mettersi in regola con la documentazione e incassare il rimborso. Un orizzonte non immediato, che allunga ulteriormente il periodo in cui il denaro del beneficiario resta immobilizzato.

Un mercato senza rete di sicurezza

Il paradosso del rimborso non è l’unico ostacolo. A rendere la scelta più delicata c’è anche il contesto di mercato dei trattori elettrici, che negli Stati Uniti resta fragile. Non esiste un credito d’imposta federale per i trattori elettrici: chi compra non può contare su uno sconto fiscale paragonabile a quelli previsti per altre categorie di veicoli elettrici. Il sostegno pubblico, insomma, si ferma in gran parte a programmi statali come l’EFEG — e anche lì, come abbiamo visto, il denaro arriva dopo.

Il precedente più recente non invita all’ottimismo: già nel 2024, Solectrac — uno dei marchi pionieri dei trattori elettrici — ha presentato istanza di fallimento insieme alla società madre Ideanomics. Non è un dettaglio da poco per chi sta valutando su quale produttore puntare: se il marchio scelto dovesse sparire dal mercato, garanzia, assistenza e ricambi diventerebbero un’incognita, mentre l’investimento anticipato resterebbe comunque in carico all’agricoltore fino al rimborso.

Alla fine, la domanda per chi ha fatto domanda o sta pensando di farlo in futuro è semplice: vale la pena anticipare migliaia di dollari se il settore è così fragile? Il contributo EFEG copre una parte dei costi, ma non elimina il rischio di mercato.

Chi è riuscito a presentare domanda entro martedì scorso ora deve prepararsi a un percorso preciso: pagare prima, incassare dopo e completare i lavori entro il 30 giugno 2028. Chi invece ha lasciato scadere il termine può osservare l’esito dei primi progetti finanziati e valutare con più calma se e quando entrare. Ma senza farsi illusioni: il supporto pubblico resta parziale, il meccanismo del rimborso chiede liquidità e il mercato dei trattori elettrici non perdona chi sceglie il marchio sbagliato.