Nel Regno Unito le auto elettriche raggiungono il 41,4% del mercato, con le Bev al 28,1%
Hai presente quando tutti parlano di un’economia che arranca, eppure il collega dell’ufficio sfoggia una berlina elettrica nuova di zecca? Nel Regno Unito della primavera 2026, quel contrasto è diventato la normalità. A giugno, mentre i telegiornali discutevano di PIL rivisto al ribasso, i parcheggi aziendali si riempivano di Tesla Model Y, Kia EV6 e Volkswagen ID.4. E non per merito di qualche super-incentivo governativo.
Il 21 luglio 2026, il dominio della Model Y in Europa raccontava già il cambio di passo. Ma il segnale più chiaro arrivava dai numeri del mercato britannico, raccolti in un report che ribalta molte convinzioni.
A fare da sfondo, l’andamento del mercato automobilistico britannico mostrava una crescita del PIL limata allo 0,9% nel primo trimestre. Eppure, lo stesso scenario delle vendite elettriche segnalava un’inflazione scesa al 2,6% a fine giugno, dal 3,3% di marzo. I tassi di interesse restavano invariati al 3,75% da metà dicembre 2025, come confermava la fotografia delle immatricolazioni plug-in, e il PMI manifatturiero saliva a 52 punti, sempre secondo il monitoraggio del comparto a batteria. In altre parole: il quadro macro aveva smesso di spaventare, e i cittadini tornavano a comprare.
Un sorpasso che non parte da Westminster
Nel secondo trimestre 2026, il volume complessivo del mercato auto UK ha raggiunto 523.075 immatricolazioni, il 13% in più su base annua. Di queste, le vendite di elettriche pure (BEV) sono state 146.965 unità, con un balzo del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Insieme alle ibride plug-in, la penetrazione delle auto con la spina ha toccato il 41,4%, con la suddivisione tra BEV e PHEV che vede le prime al 28,1% e le seconde al 13,3%.
Mentre la quota delle auto solo a combustione è scivolata al 45,2%: meno di una vettura nuova su due.
Alla guida c’è la leadership di Tesla tra i marchi BEV, con l’11,0% di quota (dal 9,8% di un anno prima). La quota di Volkswagen è scesa al 7,2% dal 9,5%, mentre l’ascesa di Kia nel mercato elettrico ha portato il marchio coreano al 6,7% (dal 4,7%). Il messaggio è che la partita è apertissima, e non serve essere un fan della Silicon Valley per scegliere la spina.
La vera notizia è sotto al cofano (e sull’autostrada)
Chi valuta un’auto elettrica oggi non guarda soltanto il listino. Guarda dove ricaricare. E su questo il contesto europeo aiuta. A giugno 2026, la rete di ricarica lungo le arterie principali dell’UE copriva già il 79% dei tratti con una colonnina ogni 60 chilometri, a un passo dagli obblighi del regolamento Afir. Anche se il Regno Unito non è più nell’Unione, l’effetto domino è reale: i produttori di infrastrutture spingono ovunque la stessa densità. Chi viaggia da Londra a Manchester non deve più sudare freddo all’idea di rimanere a secco. E questo, nella scelta di acquisto, pesa più di mille campagne promozionali.
La fiducia non ha bisogno di un assegno
Ecco il punto. Le vendite di auto elettriche stanno correndo non perché lo Stato stacca un assegno. Nel Regno Unito gli incentivi all’acquisto si sono ridimensionati da tempo. Il vero motore è la combinazione di tassi fermi, inflazione che si sgonfia e un’economia che, pur senza sprint, ha smesso di fare paura. La gente non rimanda più l’acquisto, e quando entra in concessionaria scopre che il listino elettrico è ormai competitivo, che l’autonomia reale è più che sufficiente per la vita di tutti i giorni e che la colonnina dietro l’angolo non è più un miraggio. Non serve fare gli ecologisti per fare la scelta giusta per il portafoglio.
Se sei nel Regno Unito e stai valutando un’auto nuova, oggi hai un quadro più chiaro. Con i tassi al 3,75% e l’inflazione in calo, finanziare un veicolo non è più un salasso. I modelli elettrici partono da prezzi sempre più bassi e la rete di ricarica non è più un alibi. Certo, se non possiedi un box o un posto auto privato, la scelta è meno scontata: la ricarica pubblica in città ha ancora buchi fastidiosi. Ma per chi può ricaricare a casa, il conto economico comincia a sorridere. E non c’è bisogno di aspettare la prossima campagna governativa. I numeri dicono che il momento è già adesso.




