La domanda di energia dei data center potrebbe salire a 50 TWh entro il 2035

In Germania, per la prima volta, le immatricolazioni di auto elettriche hanno superato quelle di benzina, diesel e ibride messi insieme. Non è un caso isolato: a fine 2025 l’Unione Europea contava già 1,1 milioni di punti di ricarica pubblici, secondo l’infrastruttura di ricarica europea monitorata da Transport & Environment. A marzo 2026 tutti i paesi membri, tranne Malta, avevano già raggiunto la copertura minima di colonnine richiesta dalla normativa AFIR.

Le colonnine hanno smesso di essere il freno. Il fronte si è spostato altrove.

La Germania volta pagina, ma l’Italia ha un altro problema

Mentre l’auto elettrica taglia un traguardo storico, in Italia si materializza un paradosso energetico. Non è la mobilità a mettere sotto pressione la rete, ma i data center.

Nel 2024 i consumi dei data center italiani hanno toccato 3,9 TWh, pari all’1,3% della domanda nazionale. Può sembrare poco, ma lo stesso studio dell’Università di Padova prevede che la quota sui consumi nazionali possa salire al 4% nel 2035. E se si guarda a uno scenario trainato dall’intelligenza artificiale, la domanda aggiuntiva arriva a 50 TWh.

Il problema è duplice: non solo la domanda cresce, ma le code di connessione sono intasate da richieste speculative che gonfiano le 480 pratiche per 82,6 GW in attesa di allaccio. Una bolla cartacea che rallenta i progetti seri e distorce la percezione del fabbisogno reale.

50 TWh in più al 2035: la rete non basta

Lo studio non lascia spazio a scorciatoie. Il contributo del nucleare, inclusi i piccoli reattori modulari, resterebbe marginale fino al 2035: nessuna nuova capacità significativa entrerebbe in esercizio in tempo utile. La via indicata è invece un cronoprogramma per l’alimentazione rinnovabile che alza progressivamente l’asticella: almeno il 50% di energia rinnovabile con garanzie d’origine mensili entro il 2027, 70% nel 2029, 80% nel 2031 con certificati orari, fino al 100% nel 2033.

Di fatto, i grandi operatori si stanno già muovendo in questa direzione. Tra gli accordi di acquisto di energia rinnovabile firmati di recente ci sono Apple-Engie (138 MW, operativi da marzo 2026, all’interno di un portafoglio Engie da 1,6 GW al 2030), Edison-Data4 (decennale dal 2025), Iren-Statkraft (30 GWh/anno di solare, decennale dal 2025) e Enfinity-Microsoft (400 MW in Italia nel 2026). Non dichiarazioni d’intenti, ma contratti vincolanti con scadenze precise.

L’accelerazione che serve

Il punto non è se servono più rinnovabili, ma se arriveranno in tempo. I 50 TWh aggiuntivi dello scenario IA rappresentano più di un decimo dell’attuale produzione elettrica nazionale. Un incremento che nessun mix, senza una decisa accelerazione delle installazioni, può assorbire senza tensioni sui prezzi. Mentre la Germania spegne il termico e le colonnine spuntano ovunque, in Italia la partita della transizione si gioca lontano dalle strade, dentro capannoni pieni di server. Il numero da tenere d’occhio per i prossimi mesi è quanto di quei 50 TWh aggiuntivi verrà coperto da nuova capacità rinnovabile già in costruzione.