Il test di coastdown ha mostrato un’efficienza tripla rispetto alle migliori elettriche

Cento wattora per miglio. Non è uno slogan da ciclomotore elettrico, ma il traguardo che Aptera vuole tagliare con la sua tre ruote solare — e i test appena conclusi dicono che ci è vicina. Parliamo di un veicolo che consuma 10 miglia per ogni kilowattora di energia, l’equivalente di percorrere 16 chilometri con la stessa elettricità che un SUV elettrico medio brucia in meno di 5. I numeri sono quelli emersi nei giorni scorsi, quando un report di CleanTechnica ha raccontato i due test chiave completati dall’azienda californiana: la ricarica solare integrata e il coastdown aerodinamico.

10 miglia per kWh: numeri da due ruote

L’obiettivo dichiarato è 100 wattora per miglio. Per dare un termine di paragone: una Tesla Model 3 si muove intorno ai 250 wattora per miglio, una Hyundai Ioniq 6 – tra le berline più efficienti sul mercato – scende a circa 220. Aptera punta a meno della metà. Il dato non è ancora certificato da enti terzi – la validazione indipendente è prevista per questo mese di luglio 2026 – ma intanto il veicolo di pre-produzione ha mostrato qualcosa di concreto: spostandolo durante il giorno per inseguire il sole migliore, il sistema fotovoltaico integrato ha prodotto fino a 4,6 kilowattora netti in una giornata. Se l’efficienza reale si assestasse vicino all’obiettivo, significherebbe che una giornata di sole basterebbe a coprire tra i 45 e i 55 chilometri di autonomia. Senza mai collegare una spina.

Quando il sole basta

Quattro virgola sei kilowattora al giorno da celle solari montate sulla carrozzeria non sono uno specchietto per allodole: sono una strategia ingegneristica. Perché la ricarica solare smette di essere un gadget nel momento in cui il veicolo consuma così poco da rendere quei chilowattora sufficienti a coprire la percorrenza media giornaliera di un pendolare. In Italia, un’auto privata percorre in media 25-30 chilometri al giorno. Con 100 wattora per miglio, servono circa 1,6 kWh per 25 chilometri. Il tetto solare di Aptera, nelle condizioni giuste, può generare più del doppio in una giornata di sole. Il cerchio si chiude, almeno sulla carta.

Ma come si arriva a consumare così poco? La risposta è nel test di coastdown che Aptera ha completato nelle scorse settimane. Il veicolo ha impiegato oltre tre minuti per decelerare da 60 miglia orarie (circa 96 km/h) fino ad arrestarsi completamente, senza toccare i freni. Il comunicato ufficiale dell’azienda precisa che, tenendo conto della pendenza della strada, la distanza percorsa in coastdown è stata di due miglia – oltre tre chilometri di pura inerzia. Un’auto convenzionale si ferma in poche centinaia di metri. Un’elettrica aerodinamicamente buona, come una Mercedes EQS, ne percorre forse un chilometro. Qui siamo a un fattore tre oltre i migliori prodotti di serie.

Il segreto sta tutto nella resistenza aerodinamica. Aptera ha un coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx) dichiarato intorno a 0,13 – un valore che sulla carta batte qualsiasi auto di produzione, incluso il Lightyear 0 che pure puntava sullo stesso principio. La carrozzeria a goccia, le ruote carenate, l’assenza di specchietti retrovisori tradizionali e la configurazione a tre ruote (che negli Stati Uniti permette di omologare il veicolo come motociclo, aggirando alcune normative di sicurezza più onerose) compongono una ricetta che riduce la resistenza all’avanzamento a livelli da record. Meno energia sprecata per fendere l’aria significa meno energia da prelevare dalla batteria – o più chilometri da ogni raggio di sole catturato.

L’ombra del cimitero solare

Il laboratorio applaude, ma la strada che porta dal prototipo al mercato è lastricata di rottami. Aptera stessa ha una storia travagliata: il progetto originale venne abbandonato nel 2011, e solo nel 2019 la società è rinata sotto la guida dei fondatori originali Chris Anthony e Steve Fambro. Nel frattempo, altri ci hanno provato con la formula dell’auto solare integrata, e sono finiti male. Lightyear, startup olandese, ha prodotto circa una dozzina di esemplari della sua Lightyear 0 – una berlina solare con un prezzo di partenza di 250.000 euro – prima di dichiarare bancarotta a gennaio 2023. La tedesca Sono Motors, che proponeva la più accessibile Sion con pannelli solari integrati nella carrozzeria, è entrata in procedura di insolvenza nello stesso anno.

Aptera ha provato a blindarsi. Già nel 2025 ha effettuato una quotazione diretta sul Nasdaq, raccontata nel suo rapporto annuale 2025, e stando a Wikipedia è riuscita a raccogliere 140 milioni di dollari entro aprile dello scorso anno. Cifre rispettabili per una startup, ma lontane dal miliardo e oltre che serve tipicamente per avviare una produzione automobilistica su scala significativa. E infatti la tabella di marcia resta prudente: la linea di produzione a bassa scala – definizione che lascia intendere volumi limitati, probabilmente qualche migliaio di unità all’anno – non partirà prima di marzo 2027. Nel frattempo, l’azienda deve completare la validazione di terze parti questo mese, dimostrare che l’efficienza misurata in coastdown si traduce in consumi reali su strada, e convincere i fornitori che vale la pena investire in una filiera per un veicolo che non ha paragoni diretti sul mercato.

Per chi installa o gestisce flotte, l’efficienza di Aptera è un sogno che cambierebbe i conti: meno ricariche, meno infrastruttura, meno dipendenza dalla rete. Ma ogni calcolo si scontra con una data – marzo 2027, nella migliore delle ipotesi – e con una storia recente piena di promesse solari evaporate prima di toccare l’asfalto. Per ora, l’unica certezza è che una tre ruote con pannelli sul tetto ha percorso tre chilometri in folle e prodotto quasi 5 kWh in una giornata. Il resto è attesa, e un entusiasmo che va tenuto con i piedi ben piantati per terra.