Il traguardo belga si inserisce in una rete europea di oltre 70 hub di micromobilità
Un milione. È il numero di consegne con cargo bike elettriche completate da Amazon in Belgio, traguardo raggiunto la scorsa settimana. Il servizio, partito in sordina a Bruxelles nel 2022 e poi esteso ad Anversa, ha impiegato quattro anni per accumulare sette cifre. Non è poco, ma non è nemmeno il punto. Il punto è che dietro quel milione di pedali c’è un’infrastruttura che sta cambiando pelle: da esperimento locale a rete continentale.
Un milione di pedali a Bruxelles
Partiamo dal dato nudo. Nel 2022 Amazon ha messo in strada le prime cargo bike a Bruxelles. Quattro anni dopo, il contatore ha superato il milione. Per dare un’idea di scala: è come se ogni abitante della capitale belga avesse ricevuto un pacco su due ruote, anche se ovviamente il servizio copre un bacino più ampio. Il paragone conta fino a un certo punto, ma aiuta a collocare la cifra.
Il Belgio è un mercato piccolo — undici milioni di abitanti, densità urbana alta, distanze contenute. È il terreno ideale per la micromobilità: pochi chilometri tra hub e destinatario, traffico congestionato, zone a basse emissioni che penalizzano i furgoni diesel. Non sorprende che Amazon abbia scelto proprio Bruxelles, e poi Anversa, per testare il modello su scala significativa. L’esperimento ha funzionato. Ora la domanda è: quanto è grande questo laboratorio belga nel disegno europeo dell’azienda?
La rete dei cento hub: la corsa all’ultimo miglio
Da Bruxelles ad Anversa, e da lì a un arcipelago che conta già più di 70 hub in oltre cinquanta città europee. La prima cargo bike elettrica Amazon l’aveva messa in strada a Strasburgo nel 2017, in Francia — un test quasi artigianale. Oggi, secondo il report di sostenibilità dell’azienda, gli hub di micromobilità erano 75 alla fine del 2025.
Entro la fine di quest’anno diventeranno circa cento, con l’apertura di altre venticinque sedi.
Il salto è rilevante: +33% in dodici mesi. Non è l’unico operatore a spingere sulle due ruote. UPS consegna in bicicletta in più di trenta città nel mondo. FedEx Express ha schierato 34 e-cargo bike nel Regno Unito. DHL Group, con i suoi 32.400 veicoli elettrici per posta e pacchi (principalmente in Germania, dati 2025), resta il gigante della flotta elettrificata, ma per lo più su quattro ruote. La partita della micromobilità urbana — cargo bike, scooter, carrelli spinta — è ancora aperta, e Amazon sta provando a dettare il ritmo sugli hub di prossimità.
Ma la domanda vera è: questa infrastruttura leggera basta a cambiare le regole del gioco? I furgoni restano la spina dorsale delle consegne. Amazon stessa opera oltre 50.000 furgoni elettrici nel mondo, prodotti da Rivian e Mercedes-Benz. Gli hub di micromobilità non sostituiscono quella flotta: la integrano, coprendo l’ultimo chilometro nei centri urbani densi. Funzionano bene dove le distanze sono brevi e il parcheggio è un problema. Fuori dalle città, il furgone — elettrico o meno — non ha ancora alternative credibili.
Oltre il furgone elettrico: cosa cambia davvero
Perché cento hub non sono solo numeri: significano che la micromobilità da esperimento diventa componente strutturale della logistica urbana. Non più test pilota, ma capacità operativa permanente. Il Belgio ha fatto da apripista, ma il modello si replica — con varianti locali — in tutta Europa.
C’è un precedente che dà la misura del potenziale. In India oltre l’80% delle consegne dell’ultimo miglio di Amazon viaggia già su scooter elettrici a due ruote. Non cargo bike, certo: il contesto è diverso, le regole stradali pure. Ma il principio è lo stesso — veicoli leggeri, zero emissioni allo scarico, agilità nel traffico. L’Europa non arriverà a quelle percentuali in tempi brevi, ma la direzione è segnata. Ogni nuovo hub aperto in un centro urbano europeo sposta una quota marginale di consegne dai furgoni alle bici. Il prossimo numero da tenere d’occhio è la quota di consegne su due ruote nelle grandi capitali europee a fine 2026. Oggi Amazon non la comunica. Il milione belga è un assoluto, non una percentuale. Per valutare la penetrazione reale servirebbe sapere quante consegne totali vengono effettuate nello stesso periodo.
Senza quel denominatore, il numeratore racconta solo metà della storia.
E poi c’è il nodo della convenienza economica. Le cargo bike costano meno di un furgone, si ricaricano con poco, non pagano parcheggio nella maggior parte delle città, possono usare le piste ciclabili dove esistono. Ma richiedono una rete di hub ravvicinati — immobili in affitto o in condivisione, personale dedicato, logistica di rifornimento più frammentata. Il costo marginale per pacco è competitivo solo sopra una certa densità di consegne. Amazon non ha mai reso pubblici questi conti. Sappiamo che continua a investire: da 75 a 100 hub in un anno è un segnale. Se i conti non tornassero, non aprirebbero altri venticinque hub.
Il traguardo belga, insomma, è reale ma va letto per quello che è: un mattone in una costruzione più ampia. La micromobilità non è più una prova pilota. È una gamba della strategia di consegna urbana di Amazon in Europa. Quanto robusta lo sapremo dai prossimi numeri, non da questo milione.




