Il SUV elettrico di Monaco accetta 460 kW in corrente continua, il doppio della Tesla Model Y
Quattrocentosessanta kilowatt. Per chi mastica la lingua delle batterie, è un numero che fa rumore. È la potenza in corrente continua che la nuova BMW iX5 60 xDrive è in grado di accettare, e nelle scorse settimane Monaco l’ha messa nero su bianco: il doppio esatto di quanto incassa oggi una Tesla Model Y nella sua migliore configurazione. Il risultato pratico è un 10-80% di carica in 22 minuti. Non stiamo parlando di un pacco batterie da city car, ma di un SUV da oltre due tonnellate che dichiara 435 miglia di autonomia — circa 700 chilometri, stima preliminare citata da BMW AG sulla base dei test condotti seguendo le procedure EPA — e che schiaccia lo 0-60 mph in 4,4 secondi. La sesta generazione della tecnologia eDrive debutta così: con i numeri di chi vuole azzerare l’ansia da ricarica senza rinunciare a un grammo di prestazioni.
435 miglia e una presa da record
La sigla è iX5 60 xDrive, ed è la prima X5 a batteria nella storia del marchio. Il dato che conta, al di là delle suggestioni da scheda tecnica, è la velocità con cui quella batteria può essere riempita: 460 kW di picco in DC sono un valore che oggi nessun SUV elettrico di serie può vantare. Per dare una scala, le architetture a 800 volt più spinte oggi sul mercato — Porsche Taycan, Hyundai Ioniq 5, Kia EV6 — si fermano tra 220 e 350 kW. Qui siamo un gradino sopra, e il beneficio è lineare: più potenza accettata, meno tempo attaccati alla colonnina.
L’autonomia stimata di 435 miglia pone la iX5 in una zona che fino a ieri era presidiata quasi esclusivamente dalle berline più aerodinamiche. Che un SUV alto e imponente riesca a raggiungere queste cifre è il segno che l’integrazione tra celle, elettronica di potenza e software di gestione termica ha fatto un salto generazionale. Ma i numeri da soli, lo sappiamo, si schiantano contro il muro della realtà non appena si esce dal ciclo omologativo. Il banco di prova vero sarà l’autostrada americana a 75 mph con il clima acceso, e lì il confronto con chi già domina il mercato — la Model Y — sarà senza sconti.
Il gigante Tesla e i conti del lusso
Dall’entusiasmo tecnico alla dura realtà dei concessionari il passo è breve. La X5, nella sua versione termica e ibrida plug-in, resta un best-seller: nel 2025 ha mosso 76.246 unità negli Stati Uniti, stando ai dati diffusi da BMW Blog. Un’auto che si vende da sola, insomma, e che ora affronta la sua quinta generazione anche con motorizzazioni elettrificate. La X5 50e xDrive plug-in hybrid promette 44 miglia di autonomia a batteria (stima preliminare BMW AG su ciclo EPA), sufficienti per la maggior parte degli spostamenti quotidiani. Ma il segmento elettrico ha un padrone, e si chiama Model Y: è il SUV a batteria che domina le classifiche globali, come documentato dal Wall Street Journal, forte di un prezzo d’accesso aggressivo e di una rete di ricarica che nessun costruttore tradizionale è ancora riuscito a eguagliare.
Qui si apre il paradosso. La nuova X5 40 xDrive, con motore mild-hybrid a benzina, partirà da 72.100 dollari. La iX5 elettrica avrà quasi certamente un listino superiore, perché la tecnologia eDrive di sesta generazione e un pacco batterie capace di incassare 460 kW non si fanno in economia. Siamo nel territorio dei SUV premium che devono giustificare ogni dollaro del biglietto d’ingresso, e farlo in un mercato dove Tesla ha abituato i clienti a pensare che l’elettrico di qualità possa costare molto meno. BMW gioca la carta del prodotto: materiali, assemblaggio, dinamica di guida, quella sensazione di solidità che a Spartanburg sanno costruire da trent’anni. Ma il prezzo resta l’incognita che determinerà se la iX5 sarà un’auto per pochi o un’alternativa credibile per chi oggi guarda a Fremont.
E l’idrogeno? Il 2028 è alle porte
C’è un déjà vu, in tutto questo. Nel 1999 la X5 E53 inaugurò la categoria dei SUV di lusso targati BMW: fu la prima Sport Activity Vehicle del marchio, e aprì una strada che tutti gli altri avrebbero poi percorso. Oggi la storia si ripete, ma con un bivio tecnologico che rende la scelta meno scontata. La iX5 a batteria non è l’unica scommessa di Monaco sull’elettrificazione. Già nel 2028, è previsto l’avvio della produzione in serie del primo modello BMW a celle a combustibile, come confermato dal gruppo. L’idrogeno, insomma, non è un esperimento abbandonato in un cassetto: è un secondo vettore energetico che nel giro di due anni diventerà prodotto commerciale.
Due tecnologie, due infrastrutture, due modi diversi di risolvere l’equazione della mobilità senza emissioni. La domanda, neppure troppo retorica, è se la batteria rappresenti la soluzione definitiva o soltanto un ponte. Per ora, la iX5 60 xDrive dimostra che il ponte è solido, e che i 460 kW di ricarica sono un argomento concreto per chi ogni giorno deve fare i conti con il tempo passato alla colonnina. La vera sfida non è battere Tesla sul suo terreno — la partita dei volumi si gioca altrove — ma convincere chi spende oltre 70.000 dollari per un SUV che l’elettrico può essere desiderabile anche senza i compromessi a cui le prime generazioni ci avevano abituato. L’asticella si è alzata, e Monaco l’ha piazzata molto in alto.




