Quasi 6,8 GW di sistemi agrivoltaici esaminati nel primo semestre, grazie ai fondi Pnrr che premiano gli imprenditori agricoli
Il 58,1%. È la cifra da guardare per capire la corsa della Sicilia sulle fonti rinnovabili. Nel primo semestre 2026 la Commissione tecnica specialistica della Regione ha esaminato oltre 11,6 GW di impianti Fer, ma la notizia è la composizione: quasi 6,8 GW — appunto il 58,1% del totale — sono sistemi agrivoltaici. Lo documenta il bilancio delle procedure ambientali siciliane pubblicato da QualEnergia a metà luglio. L’agrivoltaico non è un segmento in crescita: è la forma impiantistica dominante, quella che da sola vale più della somma di tutte le altre tecnologie messe insieme.
Il 58,1% che spiega l’accelerazione
Nei primi sei mesi del 2026 la Cts ha rilasciato complessivamente 733 pareri, un volume di lavoro che si è tradotto in 389 procedure concluse positivamente per circa 6 GW di potenza, secondo i dati raccolti da Quotidiano Energia. A trainare è l’agrivoltaico, con circa 6,79 GW; seguono l’eolico onshore al 22,1% e un settore offshore al 10% in rapida ascesa, con 21 proposte al vaglio nelle acque siciliane, come riporta il quotidiano La Sicilia.
Il salto di scala rispetto al 2025 è netto. L’anno scorso la stessa commissione aveva concluso positivamente 376 procedure in ambito energia, per una potenza complessiva di 3,7 GW tra fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico. Nel solo primo semestre 2026 il numero di pratiche positive ha già superato quel totale annuale, con 389 procedure per 6 GW. L’accelerazione non è una questione di percezione: è una variazione misurabile in gigawatt.
Perché l’agricoltore, non la utility
Se il 58% del volume esaminato è agrivoltaico, non è un caso. Il motore finanziario è preciso: la Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1 del PNRR è stata convertita in un programma di sovvenzione da 1.099 milioni di euro gestito direttamente dal GSE. Il dettaglio che conta è nei beneficiari: imprenditori agricoli, loro aggregazioni o associazioni temporanee d’impresa che comprendano almeno un imprenditore agricolo.
È qui che il progetto apparentemente industriale incontra la sua natura reale. La misura non è pensata per il grande sviluppatore energetico: è pensata per l’azienda agricola che integra la produzione di energia con l’attività colturale. Alla chiusura della prima finestra di settembre 2024, 643 richieste di finanziamento erano state presentate per oltre 1,7 GW di potenza e più di 920 milioni di euro di contributi richiesti, a fronte dei 1,1 miliardi stanziati. La domanda c’è, e arriva dal mondo agricolo.
Il prezzo sul suolo: 15.788 ettari contro l’1,14%
Ogni gigawatt autorizzato ha un prezzo in ettari. Secondo la CTS, le aree interessate da impianti a fonti rinnovabili in Sicilia ammontano a circa 15.788 ettari. Letto in proporzione, il dato si ridimensiona: l’incidenza media regionale sulla superficie agricola utilizzata si attesta all’1,14%, stando ai bilanci della commissione. In media, cioè, l’impronta sul suolo agricolo è poco più di un ettaro ogni cento.
Ma la media regionale è esattamente questo: una media. L’1,14% non dice nulla sulla distribuzione tra le province, sui singoli territori agricoli dove l’agrivoltaico convive con la coltivazione, né sui conflitti d’uso che possono emergere quando un impianto si concentra in un’area ristretta invece di spalmarsi sul territorio. Il dato aggregato non distingue tra impianti distribuiti su più comuni e poli concentrati in un unico distretto produttivo, dove la presenza dei moduli accanto ai coltivi si percepisce in modo molto diverso.
La cifra regionale rassicura, ma non risolve il trade-off. Se da un lato 15.788 ettari sono una frazione piccola della superficie agricola siciliana, dall’altro il dato aggregato nasconde la geografia reale: ciò che conta, per chi coltiva accanto ai pannelli, è quanto quell’1,14% pesa davvero nel proprio comprensorio, non nella media aritmetica dell’isola.




