La scuderia ha tagliato le emissioni del 54% rispetto al 2022, puntando alla neutralità carbonica entro il 2040
Il numero va letto con attenzione. Quando un’azienda dichiara di aver fatto crescere il business riducendo le emissioni, la prima domanda da porsi è sempre la stessa: rispetto a cosa? La risposta, in questo caso, arriva dal 2022, l’anno scelto come baseline per tutti gli obiettivi climatici del team. È su quella base che sono stati calibrati i target intermedi e di lungo periodo. Il più ambizioso guarda al 2040, con un impegno alla neutralità carbonica che anticipa di dieci anni la scadenza fissata dall’Accordo di Parigi del 2015. Un impegno che il team ha formalizzato già nel 2024, quando è diventato la prima scuderia di motorsport ad aderire al Climate Pledge.
La rivoluzione silenziosa della W16
Come si ottiene un risultato del genere in uno sport dove si bruciano carburanti a oltre 300 chilometri orari? La risposta è in parte in pista, su un componente che ha percorso più di 7.000 chilometri senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Nel 2025, la Mercedes ha montato sulla W16 il primo pezzo in fibra di carbonio a base biologica utilizzato su una parte tecnicamente performante della vettura. Non un dettaglio estetico, non un pannello secondario: un componente che ha affrontato curve, vibrazioni e sollecitazioni estreme su circuiti diversi, in condizioni meteo variabili. Ha retto.
La fibra di carbonio tradizionale è un materiale straordinario per leggerezza e rigidità, ma la sua produzione è ad altissima intensità energetica e parte quasi sempre da precursori di origine fossile. Sostituirla con una versione bio-based su una parte sollecitata della monoposto significa aver superato un test che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato prematuro. Il fatto che il pezzo abbia accumulato oltre 7.000 km su più circuiti e condizioni dice che la tecnologia non è più in fase di laboratorio, ma è già entrata nell’uso competitivo.
L’altro tassello è meno visibile ma altrettanto concreto. Nel 2025, le emissioni della catena di fornitura sono scese del 12% rispetto al 2024. È la prima volta che anche questo indicatore inverte la rotta, e non è un dettaglio: per un team di Formula 1, la supply chain pesa moltissimo sul bilancio emissivo complessivo. Lo scorso anno il team ha introdotto un nuovo Codice di Condotta per i fornitori e ha formalizzato un obiettivo vincolante: tagliare del 26% le emissioni della catena di fornitura e quelle a valle entro il 2030. Non sono dichiarazioni di principio: sono target numerici, con una baseline certa e una scadenza precisa.
Se si guarda all’impronta diretta del team, il taglio è ancora più netto. Le emissioni cosiddette «Race Team Control» — quelle che il team può governare in prima persona, dalle operations in fabbrica alla logistica delle trasferte — sono state ridotte del 54% rispetto al 2022. Un’accelerazione che non si spiega con un solo intervento, ma con una combinazione di scelte operative, efficientamento dei processi e, verosimilmente, un ricorso crescente a energia rinnovabile.
Sul fronte dei carburanti, la stagione 2026 è già un punto di svolta per l’intero circus. Con l’introduzione di motori e combustibili più sostenibili, la Formula 1 ha scelto di alzare l’asticella tecnica, imponendo a tutti i team un ripensamento profondo di powertrain e vetture. Per Mercedes, che ha costruito parte della sua reputazione proprio sull’innovazione delle power unit ibride dal 2014 in poi, l’appuntamento con il nuovo regolamento rappresenta un’estensione logica del percorso avviato con la W16.
Il traguardo che manca
La fibra di carbonio bio-based e la riduzione del 12% nella supply chain sono risultati concreti, ma il vero banco di prova è scritto nei numeri che contano: entro il 2030 il team deve tagliare del 42% le emissioni totali rispetto al 2022. È un obiettivo che combina la riduzione delle emissioni dirette e di quelle indirette, e che richiederà un allineamento perfetto tra tecnologia, supply chain e strategia aziendale. Se il decoupling tra business ed emissioni osservato nel 2025 è un segnale incoraggiante, la tenuta di questa traiettoria su un orizzonte di quattro anni è tutto da verificare.
Il 2030 è anche l’anno in cui la Formula 1 nel suo complesso dovrà dimostrare di saper seguire la stessa curva. Per ora, la Mercedes ha tracciato una rotta e messo sul tavolo numeri che altrove, nel motorsport, ancora non si vedono. L’asticella è fissata. Resta da vedere chi proverà a saltarla.




