Il piano prevede 32 vertiporti da 5,6 milioni ciascuno, ma manca la certificazione FAA.

Il paradosso parte da una contraddizione statistica: con oltre 618.000 vendite cumulative di veicoli elettrici e una quota di mercato del 9,4 per cento nell’ultimo trimestre — quasi un’auto nuova su dieci, contro il 7,4 per cento nazionale — la Florida è il secondo Stato americano per adozione. Eppure, secondo la Southern Alliance for Clean Energy, è soltanto sedicesima per accesso alle infrastrutture di ricarica pro capite. A inizio agosto, secondo la ricostruzione pubblicata da InsideEVs, che cita documenti ottenuti dal Miami Herald, il Dipartimento dei trasporti della Florida potrebbe dirottare i 198 milioni di dollari federali del programma NEVI — nati per costruire stazioni di ricarica rapida pubbliche — verso infrastrutture di ricarica per aerotaxi elettrici in 32 vertiporti.

Lo stesso Dipartimento, nei documenti, osserva che il numero di porte di ricarica per veicoli elettrici in Florida è raddoppiato negli ultimi quattro anni e che lo Stato dispone di 452 stazioni di ricarica rapida. Il divario pro capite, però, resta. Il piano ipotizza che ogni vertiporto costi circa 5,6 milioni di dollari: in ballo ci sono tra 153 e 198 milioni di dollari pensati per milioni di automobilisti, che finirebbero su una tecnologia che non ha ancora trasportato un solo passeggero pagante su rotte programmate.

La scommessa dei 32 vertiporti

Il programma NEVI non nasce dal nulla. È stato istituito dal Congresso nel 2021 con l’Infrastructure Investment and Jobs Act, la legge bipartisan dell’amministrazione Biden. Nell’agosto 2025, un tribunale federale ha imposto alla Federal Highway Administration di riprendere i finanziamenti e di consentire agli Stati di procedere con la costruzione delle infrastrutture di ricarica finanziate dal programma. È dentro questo quadro che si colloca la scelta della Florida: non un semplice aggiornamento tecnico, ma un cambio di destinazione di risorse pensate per la ricarica pubblica su strada.

I vertiporti sono i punti in cui i velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale dovrebbero partire e atterrare. Il piano del Dipartimento dei trasporti della Florida ne prevede 32, ciascuno con infrastrutture di ricarica da circa 5,6 milioni di dollari. Ma a chi serve davvero questa infrastruttura?

L’ironia dei taxi volanti

La scommessa ha un costo che qualcuno paga. Stephen Smith della Southern Alliance for Clean Energy ha detto al Miami Herald che la proposta di reindirizzare i fondi distoglie denaro da infrastrutture che beneficerebbero milioni di automobilisti e lo sposta su una tecnologia ancora in fase di sviluppo. La cifra è concreta: tra 153 e 198 milioni di dollari destinati oggi ai conducenti di veicoli elettrici verrebbero usati per finanziare taxi aerei eVTOL in fase pre-commerciale.

Eppure i taxi volanti non sono un mercato maturo. Joby Aviation, il principale operatore eVTOL, è stata selezionata nell’ambito del programma pilota di integrazione eVTOL sostenuto dalla Casa Bianca per avviare operazioni anticipate in Florida e in altri nove Stati: Arizona, Idaho, New Jersey, New York, North Carolina, Oklahoma, Oregon, Texas e Utah. L’opportunità è prevista per quest’anno. Ma Joby ha superato solo quattro delle cinque fasi di certificazione della FAA, e l’approvazione completa della FAA per il trasporto di passeggeri paganti su rotte programmate non è ancora arrivata per nessuna azienda.

Il paradosso è evidente: una quota di mercato superiore alla media nazionale convive con una rete di ricarica al sedicesimo posto pro capite, mentre la risposta della Florida è finanziare una tecnologia che al momento non può vendere biglietti. Non è solo una questione distributiva: è una scommessa con denaro pubblico su un mercato che non esiste ancora.

Cosa resta aperto

L’ironia non spiega tutto. C’è un programma federale del 2021 e una sentenza dell’agosto 2025 che ha riaperto i rubinetti. Ma la decisione finale su come spendere i fondi resta nelle mani dello Stato, e il quadro regolatorio dei taxi volanti è incompleto: nessuna azienda ha la certificazione completa della FAA per il trasporto passeggeri programmato.

Se i vertiporti non voleranno, chi restituirà i 198 milioni ai milioni di automobilisti lasciati a secco? E soprattutto: il precedente della Florida aprirà la strada ad altri Stati?