Walmart: ricarica in 50 negozi con sconto del 10% per gli abbonati

Cinquanta negozi su oltre 5.200. Meno dell’uno per cento dell’intera rete commerciale americana del gruppo. Eppure a fine maggio Walmart ha aumentato di circa il 50% in un solo mese la dimensione della sua rete di ricarica EV, portandola a più di 300 porte attive. La transizione elettrica americana non sta passando dall’autostrada: si gioca nel parcheggio del supermercato. E lì il gigante di Bentonville ha cominciato a muoversi con una velocità che imbarazza reti specializzate e concorrenti della grande distribuzione.

Da Hope a 400 kW: il gigante che accelera in silenzio

Per capire come siamo arrivati qui bisogna tornare a una singola colonnina in Arkansas. La prima stazione di ricarica Electrify America di Walmart fu aperta al pubblico il 24 luglio 2018 a Hope, una cittadina di poco più di diecimila abitanti. Era un esperimento, un servizio accessorio nel parcheggio di un discount. Oggi quella stessa logica è diventata un’infrastruttura: più di 300 porte distribuite in 50 negozi, contro le 31 stazioni e i 224 connettori ad alta potenza di appena un mese prima.

Il salto non è solo quantitativo. Walmart sta installando esclusivamente caricatori da 400 kW, forniti da ABB o Alpitronic, dotati di connettore CCS1 e NACS. Significa che nel parcheggio di un supermercato si può trovare la stessa potenza di picco che fino a poco fa era riservata alle colonnine più avanzate lungo le arterie autostradali. Ma crescere in fretta non basta: il vero banco di prova è il confronto con chi vende elettroni nello stesso mercato.

Il parcheggio come mercato: chi vende elettroni, chi resta al palo

Poi c’è il prezzo. E qui il campo di battaglia si fa ancora più interessante. Secondo i dati di Paren, Ionna applica in media 0,37 dollari per kWh, il prezzo più basso tra le 17 reti analizzate. Walmart si colloca al quarto posto, con una media di 0,43 dollari per kWh; Tesla ed Electrify America, per confronto, arrivano a 0,56 dollari per kWh. Il parcheggio del supermercato, insomma, non è più un ripiego per chi non trova una colonnina altrove: sta diventando il posto dove conviene fare il pieno.

Resta però da capire se questo vantaggio è strutturale o poggia su una base fragile: uno sconto riservato a pochi. Ed è qui che la narrazione trionfale incontra il suo limite.

Uno sconto del 10% e una barriera invisibile

Dietro i numeri di crescita c’è un dettaglio che cambia le carte in tavola. Solo i membri Walmart+ che utilizzano l’app per avviare e pagare la ricarica possono usufruire di uno sconto del 10% sulle sessioni. Chi non è abbonato paga la tariffa piena, e la rete copre comunque appena 50 negozi su oltre 5.200 punti vendita negli Stati Uniti. È una convenienza condizionata a un abbonamento, veicolata da un’app e limitata a meno dell’uno per cento della geografia commerciale del gruppo.

È da qui che parte la domanda sul futuro della mobilità elettrica di massa. Cosa succederà a chi non è membro Walmart+ e a chi abita lontano dai 50 negozi dotati di colonnine? La vera partita della transizione si gioca su questa barriera, non sulla potenza delle colonnine. Perché se la convenienza resta un privilegio societario e la copertura un’anomalia statistica, il parcheggio del supermercato rischia di replicare, anziché superare, le disuguaglianze di accesso che già oggi frenano l’auto elettrica negli Stati Uniti.