L’agenzia non ha pubblicato il database 2024 sulle emissioni elettriche, lasciando l’85% delle aziende senza riferimenti.

Guidare un’auto elettrica media in California produce emissioni equivalenti a quelle di un’auto a benzina da 164 miglia per gallone: meno di un sesto delle emissioni di un’auto a benzina nuova media del 2024. È il numero che, a inizio agosto, l’Union of Concerned Scientists metteva nero su bianco in un’analisi pubblicata sul proprio blog. Peccato che il database federale su cui si regge quel calcolo, eGRID, non venga più aggiornato dall’Agenzia per la protezione ambientale statunitense. Nessun annuncio, nessun comunicato: a metà ottobre 2026 il vuoto è rimasto.

Il paradosso: il beneficio c’è, il contatore no

Il paradosso è tutto qui: sappiamo che l’auto elettrica media californiana inquina molto meno della controparte a benzina, ma abbiamo smesso di aggiornare lo strumento che rende verificabile quel confronto. Il sito dell’EPA indicava il prossimo rilascio di eGRID2024 per gennaio 2026. Lo scorso luglio, però, quel rilascio non era stato pubblicato e eGRID2023 restava la versione federale più recente. A metà ottobre, la situazione non è cambiata.

Non è la prima volta che l’agenzia affronta turbolenze. Già durante la prima amministrazione Trump, l’EPA era riuscita ad aggiornare eGRID a gennaio 2020; lo fece di nuovo a febbraio 2021. A metà ottobre, l’assenza si è prolungata per mesi, e arriva mentre la domanda di dati sulle emissioni del settore elettrico continua a crescere. Se manca il database, le conseguenze non si fermano ai ricercatori.

Il numero scomodo: 85% delle aziende senza bussola

La risposta è più ampia di quanto sembri. L’EPA stessa, nelle sue FAQ su eGRID, ricorda che i governi statali e locali usano questi dati per l’etichettatura dell’elettricità, gli inventari delle emissioni e i registri ambientali, oltre che per analizzare le emissioni atmosferiche del settore elettrico. Non stiamo parlando di una curiosità da ricercatori: è la base operativa di programmi pubblici di trasparenza energetica.

Poi c’è il mondo delle imprese. Secondo l’analisi di Cornerstone diffusa a inizio agosto, l’85% delle aziende statunitensi che comunicano al CDP i fattori di emissione per lo Scope 2 utilizza eGRID. I fattori di emissione servono a calcolare l’impronta indiretta legata all’elettricità acquistata: senza un dato federale aggiornato, le aziende devono arrangiarsi con stime, valori più vecchi o fonti private. Il dato è ancora più significativo se si considera che lo Scope 2 è, per molte imprese, la quota più facilmente verificabile della propria impronta: se si offusca quella, si offusca tutto il resto.

L’aggiornamento di eGRID, peraltro, era un rituale annuale: ogni gennaio l’EPA pubblicava la nuova versione. L’aggiornamento 2024 non è mai stato rilasciato. Un’assenza di mesi, non di giorni, che ha trasformato un archivio pubblico di riferimento in una fotografia sempre più sgranata. Per un’azienda, dichiarare di aver ridotto le emissioni dello Scope 2 con un fattore vecchio o ricalcolato da terzi non è la stessa cosa che farlo con un dato federale aggiornato: la confrontabilità tra bilanci climatici si indebolisce.

Davanti a un buco così, qualcuno si è già mosso.

La toppa privata e la domanda aperta

Non serve un’agenzia federale per far girare il codice: la Cornerstone Sustainability Data Initiative ha eseguito il codice open source pubblico dell’EPA per riprodurre i dati eGRID 2024 mancanti. Nell’annuncio diffuso a inizio agosto, ha spiegato che mantenere la continuità di dati eGRID aggiornati annualmente e facilmente accessibili per i professionisti della sostenibilità rientra nella sua missione. È una sostituzione di fatto, utile, ma che sposta il baricentro della misurazione dal settore pubblico a un’iniziativa privata.

Se il pubblico rinuncia, chi garantisce l’affidabilità dei numeri? La domanda non è retorica: è il punto su cui si gioca la credibilità di ogni calcolo che le imprese, i governi locali e le utility presenteranno nei prossimi anni.

Se il database che orienta la transizione energetica esiste solo grazie a un’iniziativa privata, il futuro della misurazione delle emissioni è appeso a una domanda: chi controlla il controllore?