Il sistema di deposito cauzionale irlandese ha raggiunto il 76,4% di reso, ma i depositi non riscossi valgono 60,1 milioni
Un miliardo e 434 milioni di contenitori restituiti in un anno. Il 97% dei consumatori a conoscenza del meccanismo. E, secondo una consulenza indipendente, 114.000 tonnellate di CO₂e evitate rispetto al sistema di gestione dei rifiuti che esisteva prima. I numeri ambientali del rapporto annuale 2025 di Re-turn, pubblicato a fine luglio, raccontano un sistema che funziona. Ma c’è un’altra storia nello stesso documento: nel 2025 i consumatori irlandesi hanno lasciato sul tavolo 60,1 milioni di euro in depositi non riscossi, mentre il gestore ha chiuso con un surplus dopo le imposte di 34,4 milioni.
Il paradosso del 76,4%: successo ambientale, tesoretto non reclamato
Il tasso di reso complessivo si è fermato al 76,4%. È in crescita rispetto al 66% del 2024, il primo anno di attività del sistema, ma va letto per quello che significa in pratica: su quattro contenitori immessi nel circuito, quasi uno non è mai tornato indietro. Non è un problema di consapevolezza. Secondo una ricerca condotta nel 2025, il 97% del pubblico irlandese sa che il deposito cauzionale esiste. Il punto di rottura sta altrove, tra il sapere e il gesto: nel passaggio dal contenitore acquistato alla macchina che restituisce i soldi, si accumula una somma che qualcuno incassa.
Il numero più importante del bilancio non è il tasso di reso, ma quello dei depositi dimenticati. Secondo quanto riportato da Re-turn, i consumatori irlandesi hanno lasciato 60,1 milioni di euro lo scorso anno, non riscattando i depositi per i contenitori di bevande. È quasi il doppio del surplus dopo le imposte del gestore, 34,4 milioni — a sua volta in calo rispetto ai 44,9 milioni del 2024. Il confronto lascia una domanda aperta: chi incassa davvero quella montagna di depositi non reclamati?
Il modello EPR e i soldi dimenticati: chi paga, chi incassa
Per capire il flusso dei soldi bisogna entrare nel meccanismo. Il sistema è finanziato e gestito dall’industria secondo il modello EPR: lo gestisce Deposit Return Scheme Ireland (DRSI) CLG, nominata dal Ministro Ossian Smyth nel luglio 2022 e attiva con il marchio Re-turn. Le entrate arrivano da tre canali: commissioni dei produttori, vendita del materiale riciclato e, appunto, depositi non riscossi.
È qui che il paradosso diventa strutturale. I 60,1 milioni di euro che i consumatori non ritirano non sono un incidente di percorso: sono una componente del modello di finanziamento. Più contenitori restano fuori dal circuito di ritiro, più risorse restano nella disponibilità del gestore. Il sistema è disegnato per raggiungere obiettivi ambientali, ma il suo equilibrio economico dipende in parte proprio da quei soldi che i cittadini dimenticano agli angoli della quotidianità.
La salita al 90%: il confronto che conta
Il benchmark europeo rende evidente la distanza da colmare. Il riferimento storico è il sistema tedesco di deposito cauzionale, attivo dal 2003 su bottiglie in PET, bottiglie in vetro e lattine in alluminio, con un deposito medio di 0,25 euro e un tasso di reso del 98%. La Germania opera a questi livelli da più di vent’anni. L’Irlanda, al 76,4%, sta ancora costruendo la propria base.
E gli obiettivi si avvicinano rapidamente. L’Irlanda deve portare il tasso di reso nazionale al 77% l’anno prossimo e al 90% entro il 2029. Il salto dall’attuale 76,4% al 90% non è solo ambientale: ogni punto percentuale di reso in più sottrae ricavi da depositi non riscossi e impone investimenti in punti di ritiro, logistica e comunicazione. Il numero decisivo per i prossimi mesi non è il tasso di reso in sé, ma quanti depositi resteranno non reclamati mentre i target salgono.
Il trend è chiaro. Il sistema irlandese ha dimostrato di saper raccogliere contenitori e ridurre emissioni. Ma il suo bilancio economico poggia su una base fragile: una quota di depositi dimenticati che, con il progressivo avvicinamento al 90%, è destinata a ridursi. Da tenere d’occhio è il saldo tra il surplus del gestore e il costo per portare il sistema dal 76,4% al 90% entro il 2029.




