Il costruttore cinese assume la responsabilità finanziaria degli incidenti con il sistema di guida attivo, senza tetto al risarcimento
Una potenza di ricarica di 1.500 kW e un riempimento dal 10 al 97 per cento in nove minuti. A -30 °C, per passare dal 20 al 97 per cento, il tempo sale a dodici minuti. Non è una scheda promozionale: è il dettaglio tecnico da cui parte il Qin Max, la nuova berlina elettrica della serie Dynasty. A fine luglio, il general manager della serie Dynasty Lu Tian aveva annunciato l’arrivo nelle concessionarie del nuovo modello in vista del lancio previsto per il mese successivo. Il punto non è la potenza in sé: è che BYD ha spostato la competizione dalle singole specifiche a un pacchetto integrato di ricarica rapida, batterie e responsabilità del software, con ricadute concrete su chi installa e gestisce i veicoli.
La soglia dei nove minuti: dove la promessa tecnica diventa numeri
Al centro del comunicato di fine luglio ci sono due numeri che definiscono una soglia operativa, non un semplice dato di targa. Il primo è la potenza: 1.500 kW di potenza di ricarica consentono, sui veicoli equipaggiati con le Blade Batteries 2.0 e il sistema Flash Charging, di passare dal 10 al 97 per cento in nove minuti. Il secondo è il comportamento a freddo: a -30 °C servono dodici minuti per passare dal 20 al 97 per cento. Qui la finestra di partenza cambia — non è il 10 per cento — e il dettaglio racconta la fisica della ricarica: la parte più delicata a bassa temperatura è l’accettazione iniziale della cella, prima che il pacco raggiunga una condizione termica in cui può assorbire corrente elevata.
Conviene distinguere potenza ed energia. I kW indicano quanto velocemente la colonnina spinge corrente; i kWh sono l’energia immagazzinata. Sul pacco più grande del Qin Max, il passaggio dal 10 al 97 per cento equivale a circa 56 kWh immessi in nove minuti: una media reale nell’ordine dei 370 kW. Il picco di 1.500 kW è il numero da comunicato, ma nessuna batteria al litio lo mantiene lungo l’intera curva di carica: man mano che lo stato di carica sale, la potenza accettata scende. È il motivo per cui i tempi reali raramente coincidono con la potenza nominale della colonnina.
Dal laboratorio alla strada: autonomie, tagli batteria e il posizionamento Tesla
Dalla potenza di picco si passa ai numeri che un fleet manager legge nei costi di esercizio. Il Qin Max misura 4.866 millimetri in lunghezza, 1.880 in larghezza e 1.495 in altezza, con un passo di 2.790 millimetri, secondo il deposito presso il MIIT, il ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology. La gamma è offerta con batterie Blade da 52,868 e 64,315 kWh, per autonomie CLTC rispettivamente di 530 e 630 chilometri, come riportato da CarNewsChina.
Il riferimento competitivo resta la Model 3 di Tesla. Al lancio del Qin Max, ad agosto, la Model 3 RWD a trazione posteriore partiva da 235.500 yuan, circa 35.000 dollari, con un’autonomia CLTC fino a 634 chilometri. Sono valori estremamente vicini a quelli del taglio superiore del Qin Max: a quel punto la differenza smette di essere soltanto tecnica. Del resto, già nell’aprile 2025 BYD aveva mostrato quanto in fretta possa accendersi la domanda in questa fascia: la Qin L EV aveva superato le 10.000 unità nella prima settimana di mercato. Tuttavia, né la scheda tecnica né il prezzo dicono chi risponde quando la guida autonoma è attiva e qualcosa va storto.
Responsabilità illimitata: la mossa che cambia il calcolo per chi gestisce
E qui arriva il dato che non sta in una scheda tecnica. Già a giugno BYD aveva annunciato di assumersi la piena responsabilità finanziaria per gli incidenti con colpa avvenuti mentre il sistema di guida urbana God’s Eye è attivo in Cina, senza alcun tetto al risarcimento. È un modello che nel settore non ha precedenti e che si contrappone all’impostazione di Tesla: con il sistema FSD, la responsabilità resta al conducente.
Per chi installa colonnine o gestisce flotte, la differenza non è un tecnicismo giuridico. Se il produttore accetta il rischio finanziario senza tetto, il calcolo assicurativo e contrattuale cambia: non si valuta più soltanto la potenza della colonnina o gli intervalli di manutenzione, ma anche chi paga quando un sistema di assistenza alla guida commette un errore. BYD ha scelto di spostare quel rischio fuori dal perimetro di chi opera il veicolo, almeno in Cina.
Resta da capire se questa assunzione di rischio diventerà la normalità dell’industria o resterà un unicum. Per ora è un precedente che modifica i termini del confronto: non si compete soltanto su tempi di ricarica e autonomia, ma sulla distribuzione della responsabilità del software.
Il Qin Max non è solo un’auto più veloce da ricaricare: è un precedente operativo. Chi installa o gestisce deve ricalcolare non solo potenza e tempi, ma anche chi si assume il rischio del software. E su questo BYD ha appena cambiato le regole.




