Un’auto su quattro in Italia ha almeno 19 anni. L’età mediana del parco circolante, riferita al 2024, è di 13 anni, due mesi in più rispetto al 2023. Eppure il noleggio sociale — 100 euro al mese, IVA inclusa, per 36 mesi — è riservato solo a chi ha già un veicolo da rottamare. Il paradosso è servito. A fine luglio, il programma sperimentale promosso dal MIMIT e gestito da ACI è stato presentato ufficialmente e resterà attivo fino al 30 giugno 2030.
Il numero che tutti ricordano è il canone: 100 euro al mese, IVA inclusa, per una durata minima di 36 mesi e un limite di percorrenza di 12.000 chilometri annui. Al termine dei tre anni, chi vuole può acquistare il veicolo beneficiando di uno sconto del 10% sul valore di mercato. La platea dichiarata è quella delle persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro. Fin qui, la promessa di accessibilità.
100 euro al mese, ma solo se hai già un’auto da buttare
Poi arriva il requisito che cambia tutto: per accedere al noleggio sociale è obbligatoria la rottamazione di un veicolo fino a Euro 4, posseduto da almeno 12 mesi. Non basta avere un reddito basso. Bisogna avere un’auto vecchia da consegnare, intestata da almeno un anno a chi presenta la domanda. Chi usa l’auto di un familiare, chi l’ha acquistata da pochi mesi o chi si muove con mezzi condivisi resta fuori, anche con un ISEE sotto i 30.000 euro.
Qui la contraddizione diventa evidente. Se il canone è pensato per chi ha poche disponibilità economiche, il vincolo della rottamazione esclude di fatto chi un’auto non ce l’ha, o non ce l’ha da abbastanza tempo. Non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra una misura di inclusione e una misura di sostituzione. Ma chi può davvero permettersi di rottamare un’auto che funziona ancora? I numeri del parco auto danno una risposta scomoda.
13 anni di età mediana: la sfida che il leasing sociale non può ignorare
La domanda è: chi resta fuori? I dati aiutano a capirlo. Nel 2024, l’età mediana delle autovetture in Italia era di 13 anni, due mesi in più rispetto al 2023. Le auto Euro 0-3, che hanno almeno 19 anni, rappresentavano circa il 24% del totale del parco circolante.
Detto altrimenti: quasi un veicolo su quattro ha quasi due decenni sulle spalle. È un parco che invecchia, e il requisito della rottamazione fino a Euro 4 si sovrappone in larga parte proprio a questa componente anziana del circolante. Ma la sovrapposizione non è totale: chi possiede un’auto Euro 5 o più recente non rientra, chi non possiede un’auto per nulla non rientra. Il confronto con la Francia è istruttivo. Dal 16 luglio 2026, lo Stato francese ha rinnovato un’offerta di location longue durée di auto elettriche a meno di 200 euro al mese per permettere alle famiglie più modeste di passare all’elettrico. E i numeri contro cui misurarsi sono lì: più di 100.000 francesi con redditi modesti hanno avuto accesso a un’auto elettrica nuova a un canone accessibile.
Se il canone è 100 euro al mese e la rottamazione è obbligatoria, la misura rischia di aiutare chi ha già un’auto e non chi ne ha più bisogno. Le risorse, peraltro, raccontano un’altra storia: il DPCM ‘Automotive’ ha indirizzato risorse pari a 1 miliardo e 343 milioni di euro al sostegno delle imprese della filiera per investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. Sono soldi per l’offerta, non per la domanda dei cittadini. E per il futuro?
Sperimentale fino al 2030: strutturale o ennesimo annuncio?
Il Governo ha annunciato l’intenzione di ampliare le risorse e rendere strutturale il noleggio sociale in base ai risultati. Ma intanto la durata della misura sperimentale arriva fino al 30 giugno 2030. Chi ha bisogno oggi di un’auto a basso canone può aspettare il 2030?
A quasi tre mesi dall’annuncio, l’unica certezza è la scadenza del 30 giugno 2030. Basterà per convincere i cittadini e le imprese che questa volta la transizione non è un miraggio?




