Nel 2026 vendite record di plug-in in 50 paesi, spinte dai prezzi alla pompa.
Il display della pompa scorre veloce e il portafoglio si alleggerisce a ogni decimo di litro. Per milioni di automobilisti il prezzo del carburante è diventato il primo pensiero prima di ogni viaggio. Questa estate quel pensiero ha cambiato le scelte d’acquisto più di qualsiasi campagna ambientalista: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, gli alti prezzi del carburante dovuti alla guerra in Iran hanno portato a vendite record di veicoli elettrici e ibridi plug-in in 50 paesi nel secondo trimestre di quest’anno.
Il pieno che pesa e i conti che non tornano
I conti del secondo trimestre raccontano una svolta che parte dal portafoglio, non dall’ideologia. Le case automobilistiche hanno venduto più di 9 milioni di auto elettriche e ibride plug-in a livello globale nella prima metà di quest’anno, di cui più di 5 milioni nel solo secondo trimestre. Nel frattempo, le vendite globali di veicoli sono diminuite del 5% su base annua nella prima metà del 2026: in pratica si vendono complessivamente meno auto, ma cresce la fetta di quelle ricaricabili.
La previsione dell’agenzia, aggiornata a fine luglio, riflette questa spinta: i veicoli plug-in dovrebbero arrivare al 29% delle vendite di auto nuove, in aumento rispetto al 28% stimato all’inizio dell’anno. Un punto percentuale può sembrare poco, ma su un mercato mondiale vale milioni di veicoli. Il salto è ancora più visibile in alcuni mercati: in Australia, India, Brasile, Corea del Sud e Vietnam le vendite di plug-in tra marzo e giugno sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo la IEA. Per chi compra, è il segnale che il costo del carburante non è più soltanto una voce di spesa quotidiana: è diventato una variabile che orienta il mercato del nuovo e dell’usato.
Ma cosa ha scatenato esattamente questa accelerazione? Le radici sono in uno shock energetico che chi guida conosce fin troppo bene.
Lo shock energetico: non è la prima volta
La causa profonda va cercata nello Stretto di Hormuz, che normalmente trasporta circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La guerra in Iran ha interrotto quelle esportazioni: Teheran ha di fatto chiuso lo stretto, tagliando le forniture di petrolio e gas naturale, e i prezzi sono schizzati verso l’alto.
Non è la prima volta che succede: questo è il secondo grande shock di approvvigionamento e prezzi energetici in quattro anni, il primo era arrivato con l’invasione russa dell’Ucraina. La sequenza è ormai nota agli automobilisti: conflitto, interruzione dei flussi, pieno più caro, e una riflessione in più sul prossimo acquisto.
E così, con l’offerta di petrolio a singhiozzo, l’attenzione si sposta su chi è pronto a soddisfare la domanda di auto elettriche.
Chi vende, chi compra e chi resta indietro
Il risultato è già visibile nei listini e nelle disponibilità. Più di 90 paesi hanno registrato una crescita anno su anno delle vendite di veicoli elettrici nella prima metà del 2026. Australia, Brasile, India, Corea e Vietnam sono stati tra i più rilevanti, con vendite da marzo a giugno circa doppie rispetto allo stesso periodo del 2025.
Ma il mercato non corre allo stesso ritmo ovunque. La guerra in Iran non ha ancora portato a un aumento significativo delle vendite di veicoli elettrici negli Stati Uniti, nonostante i segnali che i consumatori stiano cercando di evitare i prezzi elevati del carburante. Eppure il conflitto sta contribuendo a un’impennata delle vendite elettriche in gran parte del mondo e sta iniziando a danneggiare le vendite di auto alimentate da combustibili fossili.
Per chi oggi sta valutando un acquisto, la notizia più concreta è un’altra: oltre 1 milione di auto elettriche di produzione cinese sono ora disponibili per la vendita nel mondo. La IEA stima però che solo circa due terzi di quelle auto siano state vendute. In pratica, c’è un eccesso di offerta che si traduce in margine di trattativa per il compratore e in pressione sui listini per i costruttori tradizionali. Per chi vende o permuta un’auto a combustione, il segnale non è incoraggiante:
le vendite termiche iniziano a risentirne.
La domanda finale non è se l’elettrico arriverà, ma quanto costerà aspettare o affrettarsi. Per chi sta valutando un’auto nuova, il segnale è chiaro: l’offerta elettrica è già ampia — oltre un milione di auto di produzione cinese disponibili — e la pressione sui prezzi del carburante non si esaurirà a breve. Conviene cominciare a confrontare modelli e prezzi, perché il mercato sta correndo più in fretta delle abitudini.




