La campagna INSPYRE studierà come incendi estremi generino nubi temporalesche che iniettano fumo in quota
È un dato che rovescia la prospettiva. Più della metà dei 38 pirocumulonembi osservati ha iniettato particelle di fumo direttamente nella stratosfera. Gli stessi eventi hanno prodotto due dei tre più grandi pennacchi di fumo mai osservati a quelle altitudini. Il fuoco, ormai, buca il cielo. Già a fine luglio, la Nasa preparava una campagna per campionare estesamente queste nuvole di fuoco con un Gulfstream V basato a Broomfield, in Colorado. Si tratta di nuvole capaci di innalzarsi fino agli strati superiori dell’atmosfera. L’obiettivo non è documentare un’anomalia, ma cominciare a prevederla.
Più della metà: il fuoco che buca la stratosfera
Lo scorso luglio i pirocumulonembi sono stati osservati sopra gli incendi di grandi dimensioni e intensità che hanno interessato la Francia, la Spagna e il Pacifico nord-occidentale. Non sono più un fenomeno da inseguire: sono una variabile atmosferica già presente anche sul territorio europeo. Il dato sui 38 eventi osservati va letto per quello che è: una fotografia parziale, ma già sufficiente a mostrare che
l’iniezione di fumo in stratosfera non è un evento isolato.
Dentro la nuvola: la fisica del pyroCb
Che cosa trasforma un pennacchio di fumo in un temporale? Il meccanismo, spiega l’Organizzazione meteorologica mondiale, è simile a quello che genera un temporale. Il Consorzio Lamma distingue quattro stadi: il pennacchio convettivo iniziale, il pirocumulo, il pirocumulo più sviluppato e persistente e, infine, il pirocumulonembo, paragonabile per struttura e potenza a un temporale. Non è un semplice pennacchio di fumo: è una nuvola convettiva organizzata, capace di restituire al suolo fulmini e vento.
Per capire non solo come si forma, ma quando e dove, la Nasa ha avviato la campagna INjected Smoke and PYRocumulonimbus Experiment (INSPYRE), progettata per studiare come incendi estremi generino nubi temporalesche che iniettano fumo in quota. A fine luglio, in un hangar di Broomfield, in Colorado, un Gulfstream V completava gli ultimi controlli prima di entrare nelle formazioni nuvolose generate dagli incendi. La fisica è nota, ma la previsione no: serve una campagna mirata, e l’Europa è già in prima linea.
La prima volta della Francia e il radar dei prossimi mesi
Se la fisica è chiara, sul campo il pirocumulonembo non è teoria: è case distrutte, evacuazioni e la necessità di anticiparne l’arrivo. I pirocumulonembi generati dagli incendi nel sud-ovest della Francia rappresentano uno dei casi più recenti segnalati dalla Wmo. Secondo l’analisi della World Weather Attribution, l’incendio ha generato un pirocumulonembo, un temporale alimentato dal fuoco, creando fulmini abbondanti e venti forti che hanno accelerato la velocità di propagazione delle fiamme. È una retroazione che rende il pirocumulonembo un moltiplicatore di rischio, non una conseguenza passiva del fuoco. Almeno 240 case sono state distrutte, molte altre danneggiate, e circa 220.000 residenti e turisti sono stati evacuati mentre gli incendi continuavano a minacciare foreste, aree turistiche molto frequentate, attività economiche sensibili e le comunità circostanti.
Per la Francia è un passaggio simbolico oltre che operativo. Se confermato, sarebbe la prima volta che un pirocumulonembo viene osservato in Francia. «È la prima volta che la Francia deve considerare esplicitamente il concetto di pirocumulonembo», dice McRae. La domanda non è più se, ma quando il prossimo pirocumulonembo interesserà la Francia o la Spagna — e se saremo in grado di vederlo arrivare in anticipo. L’obiettivo dei ricercatori è prevedere le condizioni che potrebbero portare a pirocumulonembi diverse ore prima del loro inizio.
Nei prossimi mesi l’occhio è sulla campagna INSPYRE: quanti nuovi pirocumulonembi verranno campionati e se la capacità di prevederli ore prima diventerà uno strumento operativo, non un esperimento.




