Hormuz e Qatar spingono il prezzo asiatico oltre 19 dollari, mentre la Cina riduce le importazioni

Secondo l’analisi dell’IEEFA pubblicata il 21 luglio, il prezzo asiatico del GNL con consegna a settembre ha superato i 19 dollari per milione di unità termiche britanniche (MMBtu), più del doppio di quanto il mercato si aspettasse all’inizio dell’anno. Un numero che non era nei budget di nessun compratore: a inizio 2026 le attese erano ferme a livelli molto più bassi, e il balzo estivo ha colto gli acquirenti con pochissime alternative già disponibili.

Un prezzo che nessuno aveva messo in conto

La causa immediata di questa impennata non è la domanda, ma l’offerta. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha imbottigliato i carichi di GNL provenienti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, che insieme muovono quasi un quinto del GNL mondiale. In parallelo, già a marzo 2026 i prezzi erano tornati a salire quando attacchi di droni iraniani avevano messo fuori servizio l’impianto di esportazione di Ras Laffan, in Qatar. Un dato aiuta a capire la portata: dall’inizio del 2026, secondo i dati di Kpler, la Cina ha tagliato le importazioni di GNL al livello più basso dal 2019.

Il paradosso è che la Cina, storicamente considerata un compratore dall’appetito quasi inesauribile, ha ridotto la domanda proprio mentre i prezzi esplodevano. Se il mercato avesse funzionato soltanto sulla domanda, il rialzo sarebbe stato contenuto. Non è stato così. Ma come si è arrivati a una fragilità così concentrata in pochi stretti e pochi impianti?

Radici lunghe: dal 2022 al marzo 2026

La risposta non sta nella domanda cinese in calo, ma nella geografia delle rotte e degli impianti. Nel 2022, i prezzi globali del GNL erano già saliti con l’invasione russa dell’Ucraina: prima per il taglio delle vendite di gas russo verso l’Europa, poi per gli atti di sabotaggio sui gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2. Stream e Nord Stream 2, avvenuti a settembre 2022, restano ancora non chiariti. Nell’ottobre 2022 soltanto tre rotte di gasdotto tra la Russia e l’Europa restavano funzionanti: il transito ucraino, il Blue Stream e il TurkStream, dopo che la Russia aveva interrotto il transito attraverso il gasdotto Yamal-Europe nel maggio 2022.

La fragilità si è poi spostata verso il Golfo. All’inizio di marzo 2026, i primi attacchi di droni iraniani su Ras Laffan e Mesaieed hanno spinto QatarEnergy a fermare la produzione di GNL e a dichiarare forza maggiore su alcuni contratti a lungo termine. Un attacco missilistico ha danneggiato due treni di liquefazione del complesso di Ras Laffan, mettendo fuori servizio circa il 17 per cento della capacità di esportazione del Qatar. Non è un numero da poco: in un mercato globale già teso, togliere quasi un quinto della capacità di un produttore chiave sposta il prezzo, non la domanda.

Compratori a 3 dollari, venditori a 20

La domanda trova risposta nei numeri dei flussi commerciali. Secondo un servizio NPR pubblicato ad aprile, i produttori statunitensi acquistano gas naturale a circa 3 dollari per MMBtu per produrre il GNL da esportare e, in quelle settimane, riuscivano a venderlo a circa 20 dollari per MMBtu in Asia e in Europa. Il margine è enorme, ma non nasce da un miglioramento tecnologico: è il premio che il mercato paga per la sicurezza delle rotte americane rispetto a quelle del Golfo.

Nel frattempo, i paesi in via di sviluppo vedono salire i costi di energia, trasporti e cibo. L’UNCTAD avverte che queste pressioni possono mettere sotto tensione le finanze pubbliche e i bilanci delle famiglie, complicando il progresso verso lo sviluppo sostenibile. Il contrasto è netto: chi produce negli Stati Uniti compra a 3 e vende a 20, chi importa nel Sud globale paga il prezzo pieno dell’insicurezza.

Il quadro è reso più rigido da contratti a lungo termine poco flessibili, limiti infrastrutturali e costi di stoccaggio e trasporto. Già nel maggio 2024, un rapporto di LNG Industry segnalava che il mercato globale del GNL sarebbe stato esposto a rischi geopolitici e di prezzo rilevanti. Da qui in avanti il mercato non sarà guidato dalla domanda ma dalla capacità di gestire il rischio geopolitico.

Il numero da tenere d’occhio non è la produzione di un singolo treno, ma se il prezzo asiatico resta sopra i 19 dollari. Finché Hormuz resta chiuso e la capacità qatariota è limitata, ogni carico di GNL incorpora un premio geopolitico che i bilanci dei paesi importatori non possono ignorare.