Lo scenario Italia Solare prevede un calo del 90% del gas e punta su batterie e flessibilità in tempo reale

La soglia dei 190 GW: il cantiere nascosto nei numeri

Secondo le simulazioni pubblicate da Italia Solare, entro il 2050 servirebbero almeno 190 GW di fotovoltaico, oltre 120 GW di nuova capacità eolica e circa 190 GWh di sistemi di accumulo elettrochimico — le batterie BESS, battery energy storage systems, chiamate a coprire i periodi in cui sole e vento non producono. Dentro questo scenario il fabbisogno di gas si riduce di circa il 90% rispetto ai livelli attuali: un dato che da solo spiega perché il traguardo 100% rinnovabile non è una percentuale da manifestazione, ma un cantiere con misure fisiche precise.

Lo studio è stato presentato come uno strumento indipendente per chi deve decidere. “Con la presentazione di questo studio vogliamo mettere a disposizione delle istituzioni e degli operatori uno strumento indipendente che consenta di valutare le diverse opzioni sulla base della loro fattibilità tecnica, dei costi per il sistema e della coerenza del percorso di transizione”, ha spiegato Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. Ma avere le dimensioni del cantiere non basta: bisogna capire quanto costa davvero e, soprattutto, che fine fa il gas.

Convenienza contro Power-to-X: il gas non sparisce, ma quasi

Se quei numeri sembrano enormi, il confronto con il Piano nazionale integrato energia e clima li ridimensiona e apre una contraddizione. Il Pniec, infatti, prevede di destinare al 2050 una quota del 25-30% della generazione elettrica rinnovabile alle tecnologie Power-to-X, cioè alla trasformazione dell’elettricità pulita in idrogeno o combustibili sintetici. Lo scenario 100% rinnovabile, invece, affida la parte programmabile del sistema a meno di 35 TWh di gas di origine biologica e sintetica, e viene indicato dallo studio come l’opzione più conveniente per il sistema energetico.

La contraddizione è soprattutto fisica. Il Power-to-X introduce una conversione aggiuntiva — elettricità che diventa molecola, poi di nuovo elettricità o calore — con perdite di rendimento che il sistema paga in termini di sovradimensionamento degli impianti rinnovabili. Destinare un quarto o un terzo della generazione pulita a questo passaggio intermedio significa costruire più gigawatt di quelli necessari per alimentare direttamente i consumi e le batterie. Il gas, d’altra parte, non scompare del tutto: nello scenario 100% rinnovabile il fabbisogno si riduce di circa il 90% rispetto ai livelli attuali, e quella quota residua — sotto i 35 TWh — resta come generazione programmabile di sicurezza, alimentata da gas di origine biologica e sintetica.

La convenienza economica dichiarata dallo studio non è quindi un dettaglio da comunicato stampa: è un argomento che sposta il confronto dal terreno delle percentuali a quello dei costi di sistema. Implica che la strada più conveniente per l’Italia non passa da una grande infrastruttura di conversione in molecole, ma da una flotta enorme di moduli, pale e batterie, dimensionata per fare flessibilità in tempo reale.

Cosa cambia per chi installa e gestisce

E qui entra in gioco il lavoro quotidiano di chi progetta, installa o gestisce impianti fotovoltaici, eolici e accumuli. Le opzioni in campo non sono più teoriche ma dimensionate, con soglie precise da pianificare. Per un installatore, 190 GW di fotovoltaico significano decenni di cantieri continui, non una generica crescita di mercato; per chi gestisce batterie, 190 GWh di accumulo significano passare da progetti pilota a logistica di scala, con la manutenzione preventiva e i sistemi di controllo che diventano il vero collo di bottiglia. La convenienza del 100% rinnovabile, insomma, non è un lasciapassare: è un piano di lavoro.

Il 100% rinnovabile italiano non è fantascienza: è un’equazione da 190 GW di moduli, 120 GW di pale e 190 GWh di batterie. Chi sta sul campo deve cominciare a trattarla come un ordine di grandezza, non come una promessa.